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venerdì 12 dicembre 2014

Le maglie della Juve e le vite tra i pali di Jascin e Duckadam

Un viaggio affascinante nella maglia della squadra più titolata d'Italia e le vite di due grandi portieri: Jascin, il mitico ragno nero, e Duckadam, che in una finale di Coppa dei Campioni parò quattro rigori.

di Massimo Grilli

La maglia di calcio è uno stato d'animo. E' uno scrigno
di ricordi, un segno distintivo. E' un modo per dire: noi siamo. Noi,
prima persona plurale. Ogni maglia porta con se una storia scritta -
quella di chi l'ha indossata - e una da scrivere, quella di chi la
indosserà. Il libro di cui vi parliamo è «I colori della vittoria - Le
maglie che hanno fatto la storia della Juventus», edito da GoalBook, una
giovane casa editrice particolarmente attenta a proporre libri originali e
sempre molto curati. L'abilità dell'autore, l'ottimo Nicola Calzaretta, è
quella di prenderci per mano e guidarci lungo un sentiero - ovviamente
bianconero - costellato di odori, rumori, umori e amori (per quella
maglia). Premesso che si parte con una curiosità che spiazza (la maglia
della Juventus all'inizio era rosa, poi arrivò uno strano scatolone da
Nottingham...), il libro si legge con grande piacere, perché pagina dopo
pagina, i protagonisti non sono tanto i calciatori, ma proprio la maglia.
Ci sono le divise storiche (nostro voto personale: la più bella è quella
con il collo a v di fine anni '70) e quelle meno conosciute. Per esempio:
la maglia con la J stampata sul petto del portiere Peruchetti negli anni
'40, quella verde Adidas di Dino Zoff, la Juve in blu che vinse la Coppa
Uefa nel 1976-77, quella in giallo che trionfò a Basilea nella Coppa delle
Coppe del 1984, la seconda maglia nera dei tempi più recenti, e potremmo
andare avanti per molto. Due cose per finire. La prima: le maglie di una
volta erano pulite ed essenziali, ora sembrano un muro di periferia
intossicato di graffiti. La seconda: oltre al puntuale e storicamente
ineccepibile lavoro nei testi di Calzaretta, è doveroso qui sottolineare
che la compiutezza del libro si deve alle foto di Salvatore Giglio, mentre
le maglie riproposte appartengono alla collezione privata di Fabio
Gastaldi. (Furio Zara)
I COLORI DELLA VITTORIA, le maglie che hanno fatto la storia della
Juventus; di Nicola Calzaretta, edizioni Goalbook, 223 pagine, 18 euro.

Uno è considerato tra i più forti portieri - se non il più forte - della storia del calcio, tra l’altro l’unico ad aver vinto il Pallone d’oro; l’altro, ottimo professionista, ha vissuto una notte da Re prima di sparire nell’anonimato. Storie di numeri uno, storie che arrivano dall’Europa dell’Est.
Un delizioso libretto di Melangolo - che già ci aveva regalato negli anni scorsi qualche chicca sul calcio sovietico - ripercorre la carriera di Lev Jascin, il mitico ragno nero; straordinario tra i pali, plastico nelle uscite, era circondato da un autentico alone di leggenda, cosa che - insieme a una freddezza e a un senso del piazzamento unici - gli permise di parare, almeno così sostiene Wikipedia, ben 150 rigori. «Ho visto un’ombra nera che copriva tutta la porta - ricordò una volta Sandro Mazzola, in merito a un’Italia-Russia del 1963 - ed ho sbagliato». L’infanzia in fabbrica, le prime partite da centravanti poi l’esperienza nell’Hockey su ghiaccio - in porta, naturalmente - dove arrivò a giocare in Nazionale, e infine la scelta di dedicarsi completamente al calcio. Jascin fu sempre fedele alla Dinamo Mosca e fu protagonista della migliore Russia, anzi Urss, della storia, capace di vincere un titolo Europeo, una medaglia d’oro alle Olimpiadi e di piazzarsi al quarto posto nel Mondiale del 1966. Qui gli autori ripercorrono con attenzione e affetto - citando passi della sua autobiografia e testimonianze del tempo - la carriera e la vita privata del nostro Lev. Jascin era un tipo riservato, di poche parole - al contrario di quel bel tipetto della moglie, giornalista sportiva - che non si sentì mai un eroe, sempre dedito invece a difendere l’onore della propria squadra e della nazione, da perfetto cittadino sovietico del suo tempo. Alla sua morte, a soli 61 anni nel 1990, il poeta Evtusenko gli dedicò una commossa poesia: «Anche i palloni hanno le lacrime, sui pali fioriscono le rose, ma solo per un portiere come lei!».
    Diversissima, naturalmente, la vicenda di Helmut Duckadam, tra i protagonisti di questo volume che Marco Bagozzi - con la competenza già dimostrata nei libri sul calcio in Corea del Nord e sullo sport in Mongolia - ha dedicato agli eroi della Steaua Bucarest che nel 1986 riuscì a conquistare la Coppa dei Campioni, beffando in finale il Barcellona. Bagozzi ripercorre quella straordinaria stagione nella quale la Steaua eliminò - sulla strada per la finale di Siviglia - i danesi del Vejle Boldklub, l’Honved di Budapest, i finlandesi del Kuusysi e in semifinale i belgi dell’Anderlecht, dedicando naturalmente un ricco capitolo alla sfida decisiva e quindi ai calci di rigore che - dopo lo 0-0 del primi 120 minuti - assegnarono il trofeo. Ebbene, il nostro Duckadam parò ai campionissimi del Barcellona quattro su rigori su quattro, permettendo così alla squadra della capitale rumena di vincere il titolo europeo (con il risultato piuttosto curioso per una partita decisa ai rigori di 2-0) malgrado due errori dei suoi giocatori. Dopo queste prodezze, la carriera di Duckadam si interruppe rapidamente, qualcuno dice per la gelosia della famiglia Ceausescu verso il nuovo eroe calcistico della Romania, a cui sarebbero state spezzate dalla polizia segreta entrambe le braccia; l’autore sostiene invece la tesi ufficiale, più volte ripetuta dallo stesso portiere: un problema non curato al braccio destro sarebbe rapidamente peggiorato fino a far rischiare l’amputazione. A più riprese, anche in tempi recenti, il grande Helmut si è poi dovuto sottoporre ad interventi chirurgici. Attualmente è presidente della Steaua, in questi giorni impegnata nel difendere il nome e i colori sociali, minacciati da una sentenza della corte suprema di Romania.
JASCIN, vita di un portiere; di Mario Alessandro Curletto e Romano Lupi, edizioni Il Melangolo, 234 pagine, 12 euro.
DUE A ZERO, 1986: lo Steaua Bucarest è campione d’Europa; di Marco Bagozzi, con prefazione di Federico Buffa. Urbone Publishing, 70 pagine, 7,50 euro.

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