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Addio a Carlo Azeglio Ciampi, il presidente dell'orgoglio italiano 

Addio a Carlo Azeglio Ciampi, il presidente dell'orgoglio italiano 
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Aveva 95 anni, è stato il capo dello Stato dal 1999 al 2006 e governatore della Banca d'Italia per 14 anni. Il Coni: «Un minuto di silenzio su tutti i campi»

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venerdì 16 settembre 2016 12:28

ROMA - Addio a Carlo Azeglio Ciampi. Il presidente emerito si è spento in una clinica romana all’età di 95 anni. Nato a Livorno nel 1920, è stato il decimo presidente della Repubblica dal 1999 al 2006. In precedenza fu governatore della Banca d’Italia per per 14 anni (1979-93), oltre che primo presidente del Consiglio non parlamentare nella storia della Repubblica (1993-94) e più volte ministro. Era ricoverato da alcuni giorni nella Clinica Pio Xi di Roma, dopo un peggioramento delle sue condizioni di salute. Lo conferma il professore Andrea Platania, primario Medicina interna, che lo aveva in cura. «Sono con la famiglia - ha affermato Platania - che in questo momento chiede riservatezza».

LA PASSIONE PER LO SPORT DI CIAMPI - FOTO

IL TWEET DI RENZI - «L'abbraccio del Governo alla signora Franca. E un pensiero grato all'uomo delle Istituzioni che ha servito con passione l'Italia». Lo scrive su Twitter il presidente del Consiglio Matteo Renzi, dopo aver appreso la notizia.

LA STORIA - Carlo Azeglio Ciampi è stato un economista di grande prestigio, ha retto la Banca d'Italia per 14 anni e per le sue competenze e qualità morali è approdato alle più alte cariche politiche. Prima come presidente del Consiglio nel periodo più acuto di crisi della Prima Repubblica, dopo come ministro dell' Economia garante dell'entrata dell' Italia nell'euro per poi salire al Quirinale come uomo delle istituzioni senza aver alcuna tessera di partito in tasca. A parte una militanza giovanile nel Partito d'Azione, Ciampi negli anni turbolenti del dopoguerra non aderì ad alcuna formazione politica, non ha mai occupato, peraltro, un seggio in Parlamento, si è costruito il suo prestigio di studioso e di economista lontano dai Palazzi della politica negli austeri ambienti di palazzo Kock. La sua figura super partes di economista, studioso discreto e servitore dello Stato, capace di avere un consenso bipartisan, prestato alla politica per guidare la transizione apertasi con la crisi dei partiti investiti da tangentopoli, gli ha consentito, una volta eletto al Quirinale nel 1999 di diventare il "presidente di tutti". Col suo lavoro di raccordo fra le istituzioni, la riscoperta dell'Inno Nazionale e del Tricolore come momenti forti attorno ai quali "cementare l'identità nazionale", dei monumenti simbolo dell'Unità nazionale, Ciampi conferì al Quirinale l'immagine della ''casa degli italiani'', come amava ripetere in quegli anni. La scelta europeista, e la grande partita per far entrare l'Italia nel gruppo di testa tra i paesi che hanno adottato l'Euro, fu una costante, un punto fermo, un radicamento della sua vita politica prima e durante il settennato. Era il "padre della moneta unica" e lo ricordava costantemente insieme alla sua vocazione europea.

CIAMPI E LO SPORT - Un minuto di silenzio da osservare prima di ogni evento sportivo che si terrà nel fine settimana, in memoria dell'ex presidente della Repubblica. È l'invito rivolto dal numero 1 del Coni Giovanni Malagò alle Federazioni nazionali, alle Discipline associate e agli Enti di promozione sportiva. «È stato un presidente della Repubblica amato dagli italiani, ci ha fatto riscoprire il valore dell'inno nazionale e lo sport gli deve essere grato per la partecipazione e l'impegno che ha dimostrato nei nostri confronti: dalla sua presenza alle Olimpiadi di Atene a quelle di Torino. Le sue parole ai Giochi del 2006 restano scolpite nella memoria olimpica. Il mondo dello sport non lo dimenticherà mai». Sono le parole con cui Malagò ricorda la figura del presidente emerito. Il numero 1 del Coni, si legge in una nota, esprime con il segretario generale Roberto Fabbricini, la Giunta e il Consiglio nazionale, profondo cordoglio per la scomparsa di un uomo dall'alto profilo culturale, punto di riferimento della vita politica del Paese e appassionato sostenitore del movimento sportivo. A Ciampi, viene ricordato sempre nel comunicato, sono legati molti episodi importanti della storia dello sport italiano. Il 10 febbraio 2006 fu lui, allora presidente della Repubblica, a dichiarare aperta i Giochi di Torino 2006 allo stadio Olimpico. Ciampi era stato anche il primo presidente della Repubblica italiana ad assistere alla cerimonia d'apertura di un'Olimpiade all'estero in occasione di Atene 2004; il giorno dopo decise di assistere alle gare di nuoto (i 400 stile libero di Rosolino) e di scherma (le eliminatorie di sciabola individuale del suo concittadino Aldo Montano), prima di recarsi al Villaggio olimpico per pranzare con la squadra azzurra (fatto mai accaduto in precedenza per un capo dello Stato italiano). Quello stesso giorno, mentre rientrava in Italia, fu raggiunto dalle piacevoli notizie che due suoi concittadini livornesi, il ciclista Paolo Bettini e Montano, avevano vinto la medaglia d'oro: lui li chiamò personalmente per congratularsi. Anche a Torino 2006, Ciampi incontrò la squadra olimpica al Villaggio e si trattenne con gli azzurri a pranzo. A differenza di altre edizioni, in quell'occasione la cerimonia di consegna della bandiera all'alfiere italiano venne organizzata proprio al Villaggio olimpico e Ciampi la consegnò all'allora 19enne Carolina Kostner. Un mese dopo, il 10 marzo 2006, ritornò a Torino per la cerimonia d'apertura delle Paralimpiadi. Ciampi seguiva il calcio e la sua squadra del cuore era quella della sua città, il Livorno. 

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