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Beatrice "Bebe" Vio: "Mi hanno regalato un sogno"

Beatrice

“Lo sport mi ha dato la voglia di uscire dall'ospedale”, Bebe Vio, campionessa mondiale nel fioretto.

 

lunedì 14 dicembre 2015 12:28

“Mi hanno regalato un sogno” è la storia di Bebe Vio, campionessa paralimpica di scherma. Un’autobiografia in cui si intrecciano sacrifici, emozioni, traguardi e speranze di una ragazza di 18 anni che coraggiosamente non si è arresa e continua a sorridere. Andando oltre la sua disabilità (una meningite acuta a undici anni le causò la necrosi dei quattro arti e la conseguente amputazione) con grinta ha raggiunto importanti traguardi come la laurea e – tra i tanti titoli – è campionessa mondiale nel fioretto.

“Per me lo sport è tutto. E’ stato importante quando ero bambina e lo è stato con la malattia. Lo sport mi ha dato la voglia di uscire dall’ospedale, grazie al mio amore per lo sport mi sono data da fare. Quando mi alleno sto bene e sono felice. Fatico a capire chi decide di non fare sport. Da quando faccio sport mi godo la vita, perché capisco quanto è importante avere una famiglia ma anche tante famiglie. Viaggio, ho imparato l’inglese, insomma, è tutta un’altra cosa”.

Lo sport, dunque, come strumento per rialzarsi e ritrovare fiducia in se stessi. Lo sport per non arrendersi alla disabilità.

“La scherma ti concentra su un obiettivo preciso: ci si allena per vincere una gara, si fissa un traguardo e questa mentalità mi è stata d’aiuto, mi ha dato una spinta assurda – dice a Radio Cusano Campus – da quando ho cominciato a praticarla regolarmente, l’ambiente è diventato una seconda famiglia. Ripeto, per me la scherma è tutto, sa darmi mille emozioni. Sono stata molto fortunata, sono entrata nel momento giusto perché sono passata subito sotto la guida della Federscherma. Il nostro è uno dei primi sport per integrazione, che è quasi totale: condivido ogni momento con tanti atleti, comprese trasferte, tornei e ritiri”. 

Il 2016 sarà un anno importante per Bebe Vio. C’è Rio ad attendere la campionessa mondiale di fioretto.

“Ho già impostato il conto alla rovescia sul mio telefonino, ogni tanto vado a guadarlo e mi sorprendo nel constatare come il tempo passi velocemente. Quando ho visto le foto del villaggio e del palazzetto dove gareggeremo – racconta ai microfoni della radio dell’Università Niccolò Cusano - mi sono venuti i brividi. Stiamo facendo un grande lavoro, sia con gli allenatori della mia società di Mogliano Veneto sia, ovviamente, con il tecnico azzurro Simone Vanni. Una persona, da sola, non può nulla, si riesce a raggiungere un risultato soltanto grazie al percorso che si compie insieme a chi ci sostiene”.

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