Il primatista Tamberi: «A Pechino per divertirmi»

Ad Eberstadt ha migliorato due volte il record italiano del salto in alto portandolo a 2,37. Il marchigiano è terzo nella lista mondiale stagionale. «Ai Mondiali senza pressioni, voglio essere me stesso e far divertire il pubblico»
Il primatista Tamberi: «A Pechino per divertirmi»
Leandro De Sanctis
4 min

ROMA - Non bisognava essere veggenti per immaginare che la new wave del salto in alto azzurro, avrebbe presto elevato il record italiano. Meeting dopo meeting, Gianmarco Tamberi e Marco Fassinotti (ieri 2,30) acquisivano sicurezza, regalavano speranze, alimentavano sogni di gloria. E così, dopo gli squilli di tromba nella Diamond League, è stato Gianmarco Tamberi a varcare la soglia del primato. E lo ha fatto addirittura due volte, sulla nobile pedana di Eberstadt, in Germania, che da anni è diventata la culla della specialità, avendo visto saltare su quella pedana tutti i più grandi, dal leggendario Sotomayor all’ultimo golden boy, Barshim. Nel giro di nove minuti, prima ha saltato 2,35, poi ha aggiunto altri due centimetri ed è volato oltre quota 2,37. Ha provato anche 2,39, ma ormai era stremato. Una doppietta indimenticabile, dedicata alle due mezze facce, quella rasata e quella che conserva la barba, del suo originalissimo look (#halfshave,l’hashtag di riferimento per i suoi tifosi). Ora è il 24° al mondo e il 15° in Europa.
    Sorride al telefono Gianmarco. E’ contento, naturalmente, ma anche consapevole e realista: «Non ho fatto il record in una Olimpiade o in un Mondiale, domani se la dimenticano tutti questa gara. Se dovessi ripetermi o migliorarmi magari anche a Pechino, allora si che ci sarebbe da festeggiare». Anche se ha scalato un altro gradino verso il suo paradiso dell’atletica, la colonna sonora del doppio record non è stata “Stairway to Heaven” dei Led Zeppelin (è uno dei suoi brani musicali prediletti, lui ama il classic rock, anche Deep Purple e Pink Floyd) ma “Tremor”, il brano del duo greco-belga di DJ, Dimitri Vegas e Like Mike.
    La gara l’ha vinta il canadese Derek Drouin, ma poco importa. Ai Mondiali Tamberi si presenterà con la stessa misura dell’iridato Bondarenko, dietro solo a Barshim e al cinese Zhang. «Non credo che mi farò condizionare dalla pressione - racconta il saltatore di Civitanova Marche - A Pechino voglio divertirmi, come sempre quando vado in pedana. E voglio cercare di far divertire anche il pubblico, coinvolgendolo. A me piace scherzare»
    Divertimento è la parola d’ordine per un ragazzo che si era avvicinato allo sport per via della passione per il basket, giocava nel ruolo di guardia. Però, quando hai un nonno che nel 1939 saltava 1,86; un papà, Marco, che è stato primatista di salto in alto e azzurro all’Olimpiade di Mosca 1980, o cambi strada o finisce che ti ritrovi a seguirne le orme, magari facendoti anche allenare da lui. Suo fratello Gianluca ha scelo invece il giavellotto.
«Non posso dire che mi aspettavo il record, però le gare sotto la pioggia di Londra e Stoccolma mi avevano fatto capire che stavo bene e che potevo valere il primato. Il vero salto straordinario l’ho fatto a Buhl il 28 luglio, un 2,28 che mostra quanto alto sono passato. Anche più rispetto al 2,34 di Colonia»   
Cosa è cambiato rispetto al passato? Nel 2015 ha trovato continuità e misure.
    «Semplice, mi sono messo alle spalle i problemi fisici. Sto bene e dunque miglioro. Raccolgo i frutti del lavoro, che anche grazie al supporto delle Fiamme Gialle, ho potuto fare. Ma non mi accontento, a Pechino vivrò il mio primo mondiale e voglio far bene. Ora ho la consapevolezza che può succedere di tutto»
   Una porta di calcio è alta metri 2,44, il record del mondo di Sotomayor è a quota 2,45, Tamberi ha ancora 7 centimetri per incocciare la traversa e 8 per raggiungere il primatista cubano...«Beh, è sempre più vicina la porta del calcio che il canestro del basket, alto 3 metri e 5 centimetri!»


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