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Scherma - Elisa Di Francisca: «La mia vita in libertà»

Scherma - Elisa Di Francisca: «La mia vita in libertà»
© ROSI

«Stacco un po' perché ne sento il bisogno. Voglio godermi gli affetti e il privato. Ma ho abbastanza stimoli per tornare. Odio ogni tipo di ingiustizia, come il doping»

 

 

 

 

 

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 di Leandro De Sanctis

mercoledì 9 novembre 2016 16:57

Trascorrere un’ora abbondante in compagnia di Elisa Di Francisca consente di capire molte cose, dell’atleta e della donna, del suo modo di interpretare lo sport e la vita. Emerge l’essenza di una campionessa che ha saputo mettersi al collo due medaglie d’oro all’Olimpiade di Londra, nel fioretto individuale e nella prova a squadre putroppo cancellata dal programma di Rio 2016, e una d’argento lo scorso agosto in Brasile, battuta in finale, per una stoccata, dalla russa Inna Deriglazova.
    Elisa ha momentaneamente riposto il fioretto e tolto la maschera. Una pausa ci sta, ma non pensa di dare l’addio alla scherma, anzi.... Trentaquattro anni il prossimo 13 dicembre, jesina con radici siciliane e un’anima “sudista”, è una effervescente donna del suo tempo che ha trasformato il suo ottimismo e la sua brama di vita in un manifesto applicabile tanto allo sport quanto al quotidiano. Abile e scrupolosa nel sacrificio dell’allenamento ma disposta a fare e disfare, attimo per attimo, una volta dismesso il corpetto della scherma. Pronta a far programmi ma anche ad adattarsi al cambiamento, a condividere emozioni ed affetti soffocati dallo sport.
    Si definisce egocentrica ma anche altruista. Semplicemente una donna libera, che asseconda le sue curiosità con entusiasmo e una passione che la fanno apparire speciale. Ha il pregio di saper vivere il momento, sfoggiando spontaneità e sorrisi, parlando a ruota libera, riuscendo ad aprirsi senza curarsi di “parare” le domande ma capace di piazzare stoccate, sempre attenta e...in partita, con quel cuore e quel carattere che tante volte l’hanno fatta vincere in pedana, anche in redazione sotto lo sguardo partecipe di Annalisa Coltorti, molto più di una preparatrice atletica e psicologica per lei.
Elisa seduta a... capotavola, sola, come in pedana.
«Nello sport, nella scherma si è sempre soli contro tutti. Prendi tu la decisione finale, in tante occasioni hai la testa che va a duemila e devi combattere con i mostri interiori, con i limiti che ti dai. Sono quelli i veri rivali. Io sono in competizione perenne con me stessa, senza nulla togliere alle avversarie, sono io che spesso mi metto i bastoni tra le ruote. E’ la vita».
E quando va in pedana cosa vede?
«In pedana vedo l’avversaria ma dentro ho una miriade di sensazioni, di emozioni. Tra questi c’è però anche la voglia di combattere. Poi entri in trance agonistica e non senti né vedi più nulla».
Insomma, senza psicologo non si va in pedana?
«Ci vuole una persona che ti capisca e sostenga, oltre a un tecnico importante. Annalisa Coltorti per me è fondamentale: è la preparatrice atletica ma è anche mamma. Ha un anello sull’anulare destro in cui le ho scritto: seconda mammina»
Tra voi azzurre c’è rivalità ma poi anche unità quando diventate squadra. Sul podio di Rio con la bandiera dell’Europa, ha dato un bel segnale...
«Dovrebbe essere così in Italia, ognuno dovrebbe pensare a fare il meglio per sé, ma poi essere uniti per l’obiettivo comune, il benessere. Come dimostriamo nel Dream Team, come dimostra il Coni. E’ quello che ho voluto dire mostrando la bandiera europea. Dopo l’attentato c’è stata tanta gente che ha sofferto. Bisogna essere tutti uniti verso un obiettivo comune. Ci possono essere cose che non vanno ma poi si deve essere unite, sì anche delle donne possono essere unite. Ma se se ce l’abbiamo fatta noi ce la può fare anche l’Italia»
E pensare che c’è stato anche chi non ha capito e l’ha contestata.
«Sì, sui social qualcuno mi ha scritto cose irripetibili in merito all’uso che avrei dovuto fare di quella bansiera europea. Ma io parlavo di unione per rispetto di persone che avevano sofferto, non era uno schierarmi»
Ha avuto anche risposte positive?
«Si. Tante persone mi hanno fatto i complimenti. Mi hanno detto: “Finalmente una che dice cose belle, sensate dopo una vittoria”. Quello che segue una medaglia olimpica è un momento adrenalinico che va sfruttato al meglio, in quel momento possiamo trasmettere un messaggio importante. Così come Bebe Vio lo fa semplicemente...respirando. Poi può essere capito o meno, sta a come sono fatte dentro le persone».
La sua vita dopo l’Olimpiade di Rio?
«Bella, abbiamo festeggiato, in famiglia, con gli amici. Non sempre si hanno momenti di condivisione durante l’anno, mi sto dedicando a questo attualmente»
In Tv per SkyArt lei illustrò e spiegò le bellezze di Jesi, la sua città.
«Jesi è sempre nel mio cuore, non l’ho lasciata. Ho un fidanzato che vive a Roma, quindi per forza di cose sto molto anche qui. Roma è particolare, è la concentrazione delle cose che non vanno in Italia. Peccato perché è bellissima, stupenda, ma non si riesce a godersela».
Istinto e raziocinio, sport e privato, come si fa a conciliare?
«La vita schermistica è tutta programmata, la vita privata la vivo sul momento, cambiando in continuazione a volte. Sono un’istintiva ma con l’età ho imparato a ponderare. Ad esempio a Rio nell’assalto con la tunisina se avessi seguito l’istinto avrei dato fuoco all’arena e avrei perso l’assalto».
Lei non è abituata a cercare alibi dopo una sconfitta, non lo ha fatto nemmeno a Rio, quando un possibile oro è diventato argento.
«Non vado sulla polemica, per quanto la Russia sia una grande potenza e abbia la sua importanza economica. Lì dovevo far accendere una luce sola, ho perso 11-12. Mi è mancato il tempo. Ma non dimentico che a Londra presi la medaglia d’oro vincendo 12-11...»
Il suo fidanzato non l’ha cambiata nemmeno un po’?
«Fa il produttore televisivo, si chiama Ivan. Sono io indipendentemente da chi mi sta vicino, me la canto e me la suono, mi aiuto, lui fa il lavoro suo io il mio, qualunque sia».

A Roma si discute molto dei no alle grandi opere: bloccata la candidatura olimpica, stop alla metropolitana C dai costi e gli sprechi lievitati.
«Penso sia sbagliato non provarci, non fare nulla per paura che si rubi? Si possono fare le cose in altra maniera, facciamo scegliere al popolo, sentiamo cosa ne pensano i cittadini. C’è caos, è una continua lamentela: se dovessi decidere io una cosa da fare prima delle altre? Forse cercherei di mettere ordine, penserei ai mezzi pubblici».
Come si sta senza scherma, in questa fase di stacco?
«Per 27 anni ho fatto sempre e solo quello, adesso mi sento più libera di potermi fermare a guardare un tramonto. O per soffermarmi su tante altre cose, spaziare. Vivo ...»
Pensa che le tornerà la voglia di gareggiare? E come sarà quando smetterà?
«Sarò sempre campionessa, è un complimento che mi faccio da sola. Ci sono degli atleti che quando perdono si attaccano a varie cose. Io mi prendo la responsabilità sia della vittoria che della sconfitta. Spero di poterlo insegnare ai miei figli. Prima o poi ricomincerò, ho ancora voglia, quella non mancherà mai. Per Tokyo 2020 proverei... la katana o il sushi a Casa Italia… No, scherzo ovviamente. Il fioretto è già uno stimolo sufficiente per me»  
La vittoria a Rio che l’ha emozionata di più?
«Quella di Bebe Vio alle Paralimpiadi, mi emoziono ogni volta specie quando ride. E’ una grande. Strepitosa, un vulcano. La sua vittoria ha aiutato tante persone che stanno come e peggio di lei, ha dato una speranza. Ben venga la sua popolarità»
C’è un campione dello sport che l’ha ispirata, che reputa un idolo?
«Il grande Muhammad Ali, lo adoravo. Ho visto anche il film, era un grande sportivo, una grande persona, che ha combattuto oltre lo sport».
Il suo sguardo va ben oltre la pedana della scherma. Cosa le ha lasciato l’esperienza in Africa?
«Dopo Londra andai in Kenya, nella parte povera, a contatto con i bambini. Mi hanno lasciato tantissima voglia di vivere. Mi sono rimasti dentro quei sorrisi, la voglia e il piacere di vivere, di costruirsi le cose. Ai nostri bambini che spesso hanno molto o tutto, manca forse la fantasia di costruirsi i giochi, di giocare. Quei bambini africani insegnano e danno».
Che ne pensa di certi eccessi dei social?
«La tecnologia serve ma non bisogna abusarne. Chi commenta in modo cattivo non si rende conto che fa del male. E’ successo anche a me dopo Rio di essere bersaglio: ci si resta male se si viene insultati pesantemente. E’ brutto. Ci vuole equilibrio, la tecnologia serve ma toglie anche il contatto, il rapporto diretto, la fantasia, come il navigatore che usiamo in macchina»
Se potesse tornare indietro cancellerebbe i social?
«No, eliminarli no. Basta trovare equilibrio. Di bello c’è che dà modo di parlare con persone che non vedi da tanto tempo, per molti è un modo di mettersi in mostra. Non li userei mai per fare la cronaca della mia giornata.Ma purtroppo a volte funziona di più il marcio, la polemica. E le storie belle invece? Le cose che arricchiscono? Vorrei un telegiornale con le belle notizie»
Per quale motivo scelse il liceo psicopedagogico?
«Per l’amore che ho per i bambini. E per la curiosità dell’insegnamento»
Con la scherma ha iniziato da ragazza ed è diventata donna, se si volta indietro cosa pensa?
«Beh, tutte le esperienze che ho fatto mi hanno permesso di diventare la donna che sono, completa. Quindi rifarei tutto. Quella che ero prima non è quella che sono adesso. Ho conquistato tanto, ho fatto un gran bel percorso. Smisi a 19 anni e dopo un anno e mezzo tornai. E vinsi»
Perchè aveva smesso?
«Avevo smesso perché non capivo per quale motivo dovevo stare tutto il tempo ad allenarmi perdendomi la vita di un’adolescente. Non mi rendevo conto che comunque facevo una cosa importante»
C’è stata anche qualche brutta esperienza?
«No, rifarei tutto. A volte sono stata male, ho pianto, mi sono disperata, ho vissuto momenti difficilissimi ma sempre mi sono rialzata»
Chi sarà la sua erede?
«La mia erede l’ho già nominata: è Alice Volpi, ha le caratteristiche giuste per far bene, per certi versi è simile a me»
Lei come si troverebbe ad essere la meno famosa della coppia?
«Anche nella vita capita spesso che il grande attore stia con una persona sconosciuta. Questione di impegni, di tempi, di potersi vedere. Io mi troverei anche nel ruolo della parte meno nota della coppia. Sono egocentrica ma so stare anche vicino e motivare, mi auguro di farlo anche con i figli» 
Il terremoto ha sconvolto il Centro Italia, le sue Marche, Norcia.
«Per la prima volta in vita mia ho vissuto il terremoto. Sognavo... gli armadi che si muovevano, ho aperto gli occhi ed era il terremoto. Un senso d’impotenza, non sai cosa fare con chi prendertela. I danni più grandi sono stati a Norcia (frequentata dagli schermidori azzurri che lì si allenano spesso, ndr) che è la nostra famiglia. A loro servono sostegni, case, anche divertimento, per non pensare solo al terremoto, alle prossime scosse o a quelle passate»  
Lei è una donna che ha interessi a 360 gradi, tra le sue molteplici esperienze extrasportive quale ricorda con maggior coinvolgimento?
«La partecipazione e la vittoria alla trasmissione “Ballando con le stelle”. E’ stata un’esperienza sportiva, mi allenavo 11 ore al giorno con il ballerino, è stata bello. Io prendo tutto così, andavo a dormire col conteggio, me lo ripetevo anche facendo la spesa al supermercato. Il ballo mi è sempre piaciuto, non dimenticate che iniziai con la danza classica» 
Con suo fratello e sua sorella va d’accordo?
«Io sono la più grande. Abbiamo un bellissimo rapporto tra noi. Siamo una famiglia di nomadi ma uniti nel momento in cui si deve essere. Il valore più grande che mi hanno insegnato è la libertà: nella coppia, nelle amicizie. Mio fratello sta diventando maestro di scherma, mia sorella ha una figlia che fa scherma»
Sua madre è di Jesi, suo padre siciliano. Lei ha un’anima che volge al Sud...?
«Il marchigiano ha un carattere particolare, all’inizio è schivo poi ti dà tutto. Il siciliano è ospitale, ama il contatto istintivo. Dalla Sicilia ho tanto, l’amore per il mare. Quando andavamo in vacanza papà mi preparava il letto sul sedile posteriore della macchina. Ricordo le granite... Il mio ragazzo è napoletano, con la sua mamma ho un rapporto bellissimo, non vedo l’ora di passare il Natale tutti insieme»
Muore lentamente chi evita la passione, chi non rischia la propria sicurezza per l’insicurezza di un sogno. E’ la citazione che campeggia sul suo sito.
«L’ho anche tatuata. Osare, rischiare nel nome del vivere, non stare a lamentarsi. La paura bisogna trasformarla in arma per combatterla la crisi, bisogna reagire»
Questo atteggiamento di positività ce l’aveva e l’ha portato nello sport o è stato lo sport che glielo ha dato?
«Un po’ tutte e due, lo sport mi ha insegnato tantissimo e mi ha dato modo di trasformare le situazioni brutte in positive. Come accadde agli Europei di Strasburgo nel 2014. Con la Russia eravamo sotto 44-38, presi quattro stoccate di fila ma poi ne misi sette»
E’ molto diverso gareggiare in un’Olimpiade rispetto alle altre competizioni?
«L’Olimpiade ce l’hai ogni quattro anni, è una gara a sè e quella la senti in modo particolare. Non è come i Mondiali che ci sono ogni anno e hai modo di rifarti. Ma la gara a cui sono più legata è la prima che vinsi: campionati italiani categoria ragazze, con il maestro Triccoli. Ricordo mamma che piangeva, la foto»
Lei è una donna che non è rimasta prigioniera del suo sport.
«Mi piace parlare di tutto, con gli amici lo faccio, mi piace fare le cose che fanno tutti: andare al cinema, a cena fuori, chiacchierare con tutti. Che film preferisco? Mi piacciono i thriller psicologici e i cartoni animati. “Inside out” è un capolavoro».
Tra letteratura e poesia cosa sceglie?
«Letteratura, la mitologia mi affascina. Ma la poetessa Alda Merini è stata grandissima» 
Segue lo sport in Tv?
«Preferisco vederlo dal vivo, in Tv voglio vedere altro»
La notte le capita di sognare?
«Sogno tante cose e mi ricordo quasi tutti i sogni che faccio. L’oro di Londra l’avevo sognato: la mia famiglia che gioiva. Si, sogno spesso, i sogni sono importanti, ti permettono di lavorare su te stesso»
C’è musica nella sua vita?
«Ma certo. Mi piace tanto Mina, mi piacciono i cantanti neomelodici, anche Gigi D’Alessio che ha cantato a Casa Italia a Rio de Janeiro. E’ il carattere del Sud che emerge...»
Ci sono state avversarie che le ha dato maggior soddisfazione battere?
«Preferisco perdere da degne avversarie e non da chi si attacca a tutto per vincere, da chi simula dolori alla caviglia o altro. Odio le ingiustizie, come il doping. Non ha lo stesso sapore quando vinci. Non posso pensare che ci siano persone che comprano una medaglia, che ricorrono al doping. Motivo per il quale noi stiamo meglio di tutti»
Quali obiettivi intende porsi ora?
«Ho bisogno di vivere la vita mia senza un obiettivo immediato, penso che non starò mai senza scherma. Chi mi sta vicino mi dirà: sarai migliore. Io sono altruista ma la scherma ti costringe ad un sano egoismo»
Ha fatto qualche pazzia nella sua vita?
«La pazzia che devo ancora fare: una famiglia»
Quando Cerioni se ne andò dalla Nazionale come visse quel distacco?
«All’inizio ci rimasi male, pensavo fosse una persona con altri valori. E’ stato un momento che ho dovuto superare ma ce l’ho fatta».

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