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Doping, Schwazer: «Non ho speranze di tornare tra otto anni»

Doping, Schwazer: «Non ho speranze di tornare tra otto anni»
© ANSA

L'atleta azzurro dopo la squalifica di Rio: «Quando si capirà chi mi ha fatto questo mi aspetto delle scuse»

 

venerdì 23 settembre 2016 16:29

ROMA - «Non penso ci siano speranze che io torni a gareggiare tra otto anni». Parola di Alex Schwazer intervistato per la prima volta dopo la squalifica dalle Olimpiadi di Rio per doping e, soprattutto, dopo che la Procura di Bolzano, qualche giorno fa, ha fatto sequestrare (in virtù di una rogatoria internazionale) il campione di urine incriminato per sottoporlo all'esame del DNA. «Quando si capirà chi mi ha fatto questo - afferma Schwazer - mi aspetto, anche se raro in questo paese, delle scuse. Sono stato sicuramente incastrato - afferma il marciatore in esclusiva a 'Verissimo’ - e quello che adesso resta da capire è come e da chi. Questa cosa del DNA è buona per noi perché riusciremo a capire altre cose. Penso che, se si trovasse una qualsiasi cosa che non appartiene al mio fisico in queste urine, sarà la prova che c'è stato un complotto contro di me».

LA SUA TESI: «CONTRO DI ME UN COMPLOTTO»

OTTO ANNI DI SQUALIFICA

«SONO INNOCENTE» - Quando arriveranno i risultati di questo test? «Non lo sappiamo perché deve ancora essere fatto e lo farà la Procura di Bolzano. Si tratterà di una questione di qualche settimana. A quanto mi risulta le mie urine sono ancora in Germania, conservate nel laboratorio antidoping. Sono innocente - ribadisce Schwazer - perché negli ultimi tre anni e mezzo ho pagato come nessun altro a causa del doping. Non solo a livello atletico, ma anche a livello personale e di immagine. Pochi atleti, se non nessuno, sono stati usati così come esempio negativo per il doping come me, dimenticandosi che io avevo già vinto prima senza doping. Sono innocente perché poi, quando ho ripreso, ho fatto tutto quello che adesso un atleta può fare per dimostrare la sua pulizia». Quali sono le ragioni di questo complotto? «Penso che sia molto facile capirlo - prosegue Schwazer - tutti gli atleti che hanno parlato a queste Olimpiadi non ci sono andati. Non solo io, penso alla mezzofondista russa che ha parlato contro il loro sistema (ed ora è in pericolo di vita). Lei non è stata accettata perché eticamente non corretta per il fatto che in passato si è dopata. Il messaggio quindi è molto chiaro: se uno che ha fatto uso di doping è stato scoperto e non parla allora chi dovrebbe parlare? La conclusione è meglio non parlare, così resta tutto com'è».

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