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La maratona Barkley, l'ultratrail più estrema del mondo
Atletica
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La maratona Barkley, l'ultratrail più estrema del mondo

In pochi la corrono, quasi nessuno la finisce: Fra i boschi del Tennessee c'è la sofferenza, il fallimento, le lacrime e il sudore di chi tenta un'impresa ai limiti dell'umana sopportazione. Ecco come si svolge

ROMA - «Ci dispiace, sei stato scelto per partecipare alla gara». Suona assurdo, eppure è proprio questo il messaggio che tanti atleti amatoriali in giro per il mondo attendono con ansia. Se il testo recita questo, è fatta: si possono fare i bagagli e partire per il Tennessee, location non solo di whiskey ma anche dell'ultratrail più estrema del mondo. In pochi la conoscono, pochissimi riescono a correrla, quasi nessuno riesce a finirla. 

La Barkley è come una setta: non c'è un annuncio di partecipazione, non si fa pubblicità. La si conosce solo tramite il passaparola e anno dopo anno il suo mito cresce. Alla fine in mezzo ai boschi della patria dei Titans ci arrivano una manciata di temerari: sono ex marines, ex atleti, gente che corre maratone da una vita. Eppure alla fine dei 40 che partecipano solo uno (o zero) riescono a toccare da trionfatori il cancelletto giallo che dà il via alla gara. Il fallimento è una consuetudine, le crisi di nervi sono all'ordine del giorno, i feriti o i ritiri la normalità.

Gary "Lazarus Lake" Cantrell è il fondatore di questa assurda, folle, sadica corsa. E' lui che ogni anno pianifica il percorso in mezzo ad una natura che conosce a menadito. Ti guarda con quella barba lunga da boscaiolo e si mette a ridere perché sa che più si dirà che la Barkley è una corsa per malati di mente e più ci sarà gente pronta a tutto per essere lì, al via. 

Per farvi capire quanto folle sia l'evento e quanto vicini alla umana sopravvivenza si possa arrivare, vi spieghiamo come si svolge la maratona: bisogna percorrere cinque giri, due in senso orario, due in senso antiorario, per non avere punti di riferimento lungo il tragitto. Il verso dell'ultimo (per chi ci arriva, ovvero un numero compreso fra una manciata di concorrenti e lo zero) è facoltativo. In totale si corrono circa 200 km in massimo 60 ore. Non una cosa impossibile, direte voi. Se uno è particolarmente allenato, si idrata e si nutre bene ce la può fare. Il problema è il dislivello. Si sale e si scende in mezzo a rovi appuntiti alti come esseri umani e in mezzo a situazioni metereologiche estreme. La primavera nel Tennessee può significare neve e temperature sotto lo zero o caldo torrido e umidità soffocante.

Si è calcolato che completare tutta la Barkley Marathon equivale a scalare e scendere il monte Everest. Due volte di fila. Il tutto, è bene ricordarlo, in 60 ore in mezzo a condizioni metereologiche imprevedibili e una natura ostile. Non solo: nel regolamento c'è scritto che non si posso usare dispositivi elettronici o Gps per orientarsi. E se si perde la strada o ci si arrende, è meglio farlo in prossimità di una strada visto che i soccorsi non sono previsti. Ci sono dei check point nei quali è possibile rinfrescarsi ma sono rari quanto un quadrifoglio, «del resto la quota di iscrizione è di solo un dollaro e 60 centesimi», ama dichiarare il fondatore Lazarus. Sì, avete sentito bene: la quota è così bassa per permettere a persone di ogni rango sociale di gareggiare. Oltre alla cifra irrisoria si devono portare anche una camicia o un pantalone da regalare al fondatore e una targa automobilistica della città dalla quale si proviene. 

Non esiste al mondo una gara dura, più atroce, più sadica e fuori di testa di questa, con un percorso che cambia ogni anno nel quale vengono lasciati dei libri dai quali strappare delle pagine corrispondenti al proprio pettorale per dimostrare di rispettare il giro e le regole. Le 60 ore sono continuative, quindi si corre di giorno e di notte, senza sosta. L'essere umano è lì, di fronte ai propri limiti e al proprio più che probabile fallimento. I pochi (pochissimi) che ce la fanno sono considerati degli eroi. Sudore, lacrime, sangue, ferite, disfatta, fratellanza: la Barkley Marathon è come la vita. L'importante è andare avanti. Il più possibile.

PS: Per chi ne vuole sapere di più, consigliamo il film su Netflix "The Barkley Marathon". Guardatelo e di sicuro non vi verrà mai voglia di mandare la richiesta di partecipazione (qualora riusciste a trovare il modo). 

 

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