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Golf: Italian Pro Tour, tutta l'Europa già gioca da noi

Golf: Italian Pro Tour, tutta l'Europa già gioca da noi
© Bartoletti

Chimenti, presidente della Federgolf e membro di Giunta Coni: «Il circuito segna la svolta verso la Ryder»

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 Furio Zara

giovedì 24 marzo 2016 13:09

BOLOGNA - Il movimento golfistico italiano sta vivendo quei giorni gravidi di fermento che ogni nuova avventura porta con sé. L’assegnazione della Ryder Cup 2022 all’Italia - facciamo che è come se Hollywood traslocasse la Notte degli Oscar in Piazza di Spagna - ha dato lustro e forza ad uno sport che oggi si trova ad uno snodo definitivo del suo percorso di crescita. Il futuro è una promessa di felicità, ogni swing è quello buono.

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ITALIAN PRO TOUR - Ieri a Castel San Pietro Terme, nel bolognese, è stato presentato l’Italian Pro Tour (che anche quest’anno si legherà ad un progetto benefico: Action Aid con «Italia nel futuro »), e la Federazione Italiana Golf ha alzato il sipario su una stagione che - viste le premesse - ha tutto per diventare la prima di una nuova era. Se accettiamo che il golf sia spettacolo, lo è, allora il cartellone che andrà in scena da ora in avanti non è mai stato così ricco, così prestigioso, così elitario (per i grandi campioni attesi) e popolare allo stesso tempo (perché il movimento, la base, sta crescendo), in una contaminazione che si pone come piedistallo per il definitivo salto di qualità di questa disciplina.

PROGETTI E PERCORSI - L’ambizione (realizzata) è: i grandi tornei li facciamo noi. I più forti giocatori del mondo verranno a casa nostra, sui nostri green, saranno inevitabilmente show, indicheranno la strada ai tanti adepti, agiranno da calamita per chi vorrà avvicinarsi al golf. Franco Chimenti, presidente della Federazione, fotografa così il momento che il golf sta vivendo: «L’Italian Pro Tour 2016, con un calendario di eventi di alto prestigio, segna la svolta per la nostra attività agonistica. Poter ospitare tra sei anni la Ryder Cup 2022 ci apre scenari inimmaginabili fino a pochi mesi fa». Per dire: il montepremi dell’Open Italia del 2017 salirà a sette milioni (quest’anno è già passato da 1,2 milioni a 3). Ne trarrà beneficio tutto il movimento. «Sì, anche i nostri giocatori potranno avere giovamento nel loro percorso», spiega Chimenti. Alessandro Rogato, presidente del Comitato organizzatore Open professionistici della Fig, è entrato nello specifico spiegando che: «Il calendario (sono undici tornei; ndr) abbraccia tutti i maggiori circuiti europei. Si comincia con il Campionato Nazionale Open, un torneo di prestigio impreziosito da un field di primissimo livello». Il clou ci sarà a Milano, a settembre (dal 15 al 18). L’anno scorso, nei quattro giorni di gara, furono 50.000 gli spettatori. E il numero è destinato a crescere.

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GLI OBIETTIVI - Un ruolo centrale nel processo di crescita ce l’ha Gian Paolo Montali, direttore generale del Progetto Ryder Cup 2022. Sarà lui, il dirigente che ha diversificato il suo percorso professionale tra il volley (da c.t. della Nazionale ha vinto due ori europei consecutivi, un bronzo e un argento alla World League e un argento all’Olimpiade di Atene 2004) e il calcio (esperienze con Juventus e Roma), a dare le linee direttive del nuovo corso. «Sto cominciando, in queste prime settimane, a valutare ogni aspetto per capire dove posso intervenire - ha raccontato ieri - Mi piace definirmi un “ladro di idee”. Voglio trasmettere il messaggio di pensare in grande per raggiungere obiettivi ambiziosi. Avendo sempre giocato per vincere, sono abituato a curare ogni dettaglio». Crescere, dunque. Dare solidità al movimento golfistico. Aggiungere qualità. Accelerare nel percorso di crescita iniziato qualche tempo fa, per arrivare più forti alla Ryder Cup 2022, che porterà in Italia - così è stato stimato - almeno 60- 70.000 spettatori (al Marco Simone Golf & Country Club di Guidonia è già stata pensata una tribuna da 25.000 spettatori solo per l’ultima buca), tutti con lo sguardo fisso verso quello che fin già da ora si presenta come l’evento 2.0 del golf di casa nostra.

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