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Rio 2016, il ritorno del golf olimpico

Rio 2016, il ritorno del golf olimpico
© EPA

Dopo oltre 100 anni, in Brasile ci sarà spazio per uno degli sport più antichi e praticati al mondo

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domenica 7 agosto 2016 09:11

Ci sono voluti 112 anni. L’ultima volta fu ai Giochi di St Louis del 1904, poi più niente. Incomprensibilmente, potremmo aggiungere considerato il numero di golfisti sparsi per il mondo e le tante discipline che, con più o meno successo, hanno avuto l’onore di diventare sport olimpico nell’arco di oltre un secolo. Rio 2016 entrerà nella storia anche per questo gradito ritorno, accompagnata da Tokyo 2020 e dalla speranza di vedere ancora il golf protagonista all’Olimpiade del 2024. Inutile nascondersi dietro un dito, questa assenza forzata ha fatto sì che oggi il grande sogno di un giovane golfista non sia una medaglia olimpica, quanto piuttosto la giacca verde del Masters o la Claret Jug del British Open e probabilmente c’è questo dietro le defezioni eccellenti che tanto stanno facendo discutere. C’entra il virus Zika, c’entra il fatto che il torneo olimpico si pone in un momento cruciale della stagione, c’entra che per una volta manca la fondamentale spinta di tanti marchi di abbigliamento che in molti casi vedrebbero i loro testimonial “spogliati” e rivestiti dalle divise nazionali. Tutto vero ma, rispettando le scelte di chi non ci sarà, crediamo che alla radice del no ci sia la mancanza di quel sentimento che porta molti altri sportivi a guardare all’Olimpiade come a qualcosa di magico, unico, non replicabile.

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I PIÙ ATTESI - Detto ciò e ben sapendo che mancherà a tutti il talento dei vari Jason Day, Rory McIlroy, Jordan Spieth e Dustin Johnson, fortunatamente tra i 60 giocatori e le 60 giocatrici che si contenderanno la prima medaglia olimpica della storia del golf moderno ci saranno campioni e campionesse in grado di appassionare anche il pubblico dei paesi un po’ più freddi e distaccati nei confronti dei funamboli del green. In campo maschile, al netto delle rinunce, il primo nell’ordine di merito per la qualificazione al torneo olimpico è stato il mancino americano Bubba Watson, due vittorie al Masters di Augusta in carriera e il talento per sorprendere su qualsiasi tipo di percorso. La compagine americana, nonostante le defezioni, resta una delle favorite con Ricky Fowler, che potrebbe togliersi di dosso l’etichetta di eterna promessa, Patrick Reed e Matt Kuchar. Tra gli europei, occhi puntati sullo svedese Henrik Stenson, vincitore dell’Open Championship, l’inglese Danny Willett, attuale detentore della tanto agognata Green Jacket di Augusta, il connazionale Justin Rose e lo spagnolo Sergio Garcia. Date le ultime prestazioni sul PGA Tour, attenzione poi all’argentino Emiliano Grillo e al venezuelano Jhonattan Vegas.

LE DONNE - Tra le donne ci sarà la stella indiscussa degli ultimi anni, la neozelandese numero uno del mondo Lydia Ko, la canadese Henderson, al secondo posto nell’ordine di merito olimpico, l’americana Lexi Thompson e, soprattutto le quattro coreane, a rappresentare il Paese che negli ultimi anni si sta affermando come nuovo punto di riferimento per il golf femminile. La formula di gioco, che nell’ultima apparizione del golf ai Giochi fu il match play (uno contro uno, vince chi si aggiudica più buche, ndr), tornerà ad essere lo stroke play su 72 buche. Semplificando, 4 giri da 18 buche ciascuno, alla fine dei quali vince chi ha impiegato meno colpi. In caso di pari merito per ciascuna delle prime tre posizioni, sarà un playoff di 3 buche a stabilire i piazzamenti per le medaglie d’oro, d’argento e di bronzo.

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IL PERCORSO - La tanto attesa battaglia sportiva andrà in scena sul percorso disegnato dall’americano Gil Hanse, un par 71 caratterizzato dalla presenza di molti bunker, due laghi artificiali a formare ostacoli d’acqua e, soprattutto, particolarmente esposto al vento, che potrebbe rappresentare l’elemento più ostico contro cui lottare. Se l’Olimpiade sarà una cartolina notevole per il golf al fine di riuscire ad attecchire anche dove è considerato ancora uno sport di nicchia, il concetto si amplifica parlando del Brasile a cui rimarrà un campo nuovo di zecca che, è stato assicurato dalla federazione nazionale, per i prossimi 20 anni sarà aperto al pubblico e teatro di moltissimi eventi volti a promuovere la pratica del golf in tutte le fasce della popolazione.

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