Bibi Battistelli, il nuoto e il progetto per i giovani

Ecco il progetto della prima medaglia olimpica maschile del nuoto italiano: «Parto dal basso: voglio solo far crescere i nostri ragazzi». Con lui anche l'ex azzurro Terrin
Bibi Battistelli, il nuoto e il progetto per i giovani
di Paolo de Laurentiis
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ROMA - Investire sui giovani. Lo dicono in tanti, in tutti gli sport, qualcuno per fortuna lo fa. Sul serio, guardando lontano nel tempo senza stare troppo a calcolare se può essere conveniente o no. Il progetto nasce a Roma, in una piscina a due passi da viale Marconi, lo firma Stefano Battistelli, la prima medaglia olimpica maschile del nuoto italiano (bronzo a Seul nel 1988, poi arrivò un altro bronzo a Barcellona ’92). E’ l’Olimpiclub (il nome non poteva non essere legato ai cinque cerchi…) che dalla prossima stagione metterà in piedi una struttura professionale dedicata al settore giovanile. Assieme a Battistelli, Alessandro Terrin (un oro europeo e un argento mondiale in vasca corta) e Fabrizio De Cristofaro (altro ex nuotatore con una discreta collezione di medaglie ai campionati italiani). De Cristofaro sarà il tecnico, Terrin il preparatore atletico. Bibi Battistelli, 46 anni, ci mette la piscina, la competenza, l’organizzazione e - soprattutto - la passione: «Potevo vivacchiare, pensare al mio lavoro senza farmi troppi problemi. Ma non ci riesco: è una sfida che mi piace, lo devo a me stesso, alla mia famiglia che mi ha sempre appoggiato. E poi mi ricordo quando ho cominciato io…».
    Era l’inizio degli Anni Ottanta: «Eravamo una realtà di quartiere (i primi risultati Bibi li ottiene nuotando al Domar, a via Portuense, assieme a Ivo Ferretti, oggi biomeccanico della Federnuoto, ndr) ma ci mettevamo l’anima. Alle prime trasferte eravamo in quattro, me lo ricordo come fosse ieri: andavamo col pullmino ai campionati italiani giovanili e cominciavamo a mettere il naso fuori. Nel giro di pochi anni abbiamo creato un movimento straordinario: nell’88, l’anno di Seul, ai campionati italiani assoluti non bastava un pullman per la nostra squadra. Ci presentammo con due staffette 4x200: una finì sul podio (terza, c’era anche De Cristofaro, ndr), l’altra quinta… Poi la vittoria del campionato a squadre l’anno dopo».
    La voglia di replicare quel percorso c’è: «Tutti possono sognare, poi ognuno otterrà i risultati che merita e saprà accettarli. Quello che oggi voglio fare io, in realtà è molto semplice: dare ai ragazzi la possibilità di coltivare la propria passione affidandosi a uno staff competente anche a livello giovanile». E questa è una rarità: molti (troppi) progetti partono a lunga scadenza e si fermano al primo ostacolo. Oppure nascono al contrario: si trascura il settore giovanile per cercare con gli atleti più grandi un risultato immediato. Il presupposto in questo caso è completamente ribaltato: ex atleti che hanno vinto medaglie olimpiche e mondiali al servizio dei giovani: «Non so quanto tempo ci vorrà per avere un atleta ai campionati italiani, in nazionale o magari a un’Olimpiade. Di sicuro anni e anni, da mettere insieme uno dopo l’altro, con costanza e passione da parte dei ragazzi e delle loro famiglie. Io metto a disposizione le strutture e un gruppo di lavoro che ha un solo obiettivo: crescere».
    Convincere Terrin e De Cristofaro (rispettivamente a destra e a sinistra nella foto in alto) non è stato complicato: «Qui c’è tutto - dicono - come se fosse una squadra assoluta, invece è per i giovani. In troppi si dimenticano dei ragazzi. Lo spazio in vasca lunga, il collegiale di inizio stagione… Sono poche le realtà in cui si può lavorare così». In bocca al lupo.


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