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Padovani, il Galactico è tornato

Padovani, il Galactico è tornato
© Getty Images

A un mese dal Sei Nazioni, l'azzurro racconta la sua parentesi a Tolone, che scatenò un putiferio: «Rifarei la scelta. Rivoglio la Nazionale e sogno un grande torneo»

 di Francesco Volpe

giovedì 4 gennaio 2018 18:24

Sedotto e abbandonato. Anzi, no. «Ho scelto io di tornare». Parma-Tolone-Parma in sei mesi. Lasciò le Zebre sull’orlo del fallimento per integrare i Galacticos del rugby, le ritrova sotto l’ala federale, con un coach, uno staff e orizzonti nuovi. Nel frattempo ha perso tutto. O quasi. La maglia della Nazionale, scavalcato nelle gerarchie dall’equiparato Jayden Hayward e dall’arrembante Matteo Minozzi, e quella del club. A Tolone quattro partite in quattro mesi, l’ultimo scampolo a fine novembre a Castres. Ha perso tutto, ma non le proprie certezze.
    Edoardo Padovani non rinnega la propria decisione, che in estate scatenò un putiferio. La FIR fece di tutto per bloccare il suo trasferimento all’estero e oggi ne saluta con soddisfazione il ritorno. «Padovani continua ad essere una risorsa importante per il rugby italiano. Siamo felici che abbia scelto di legarsi nuovamente alle Zebre» ha detto il presidente Gavazzi in una nota.
    «E’ stato un periodo davvero duro - racconta l’estremo veneziano, 24 anni - però, mi ha fatto tirar fuori i denti e le unghie. Ne ho parlato anche con coach Galthié, gli sarebbe piaciuto che restassi. Ho scelto di tornare quando ha messo Ashton (ala inglese; ndr), estremo. Ma sono contento, è una scelta che rifarei: ho imparato tanto».
    Andare ad allenarsi con il Tolone non dev’essere molto diverso dal comprare un album di figurine. Ci trovi All Blacks e Pumas, Springboks e inglesi. «Sono tutti “internazionali”. Ti ritrovi accanto a gente come Ma’a Nonu e quasi non ti sembra vero. Il livello in allenamento e in partita è veramente alto. E’ servito a conoscermi meglio, ho spostato più in là i miei limiti, alzato l’asticella. In estate ho lavorato tantissimo sul piano fisico e ora mi sento un po’ più veloce, più tonico nelle gambe. E ho curato e migliorato la presa al volo. A un giovane che volesse fare un’esperienza del genere direi: se ti danno un’opportunità, l’età non conta; vai, non aver paura di sbagliare e dai sempre tutto ad ogni allenamento».
Gluck e Zebre. “Torna e non trova gli amici che aveva, solo case su case, catrame e cemento”, cantava cinquant’anni fa Adriano Celentano. Il mondo che ritrova Padovani come quello del ragazzo della Via Gluck: sottosopra. Ma nel suo caso in meglio. Le vecchie Zebre sono solo un triste ricordo: «Oggi i miei compagni sono felici, si vede. C’è la voglia di giocare, di stare insieme, un bel clima nello spogliatoio. Lo stile Bradley ha il suo peso. Il gioco che ci chiede è rischioso ma anche divertente. Spero di debuttare sabato contro Glasgow, la prima della classe, e di fare una grande partita. Per vincere con le Zebre e per lanciare di nuovo la mia candidatura alla maglia azzurra».
    Il Sei Nazioni è dietro l’angolo e il c.t. O’Shea ha salutato con soddisfazione il ritorno all’ovile di Edoardo, lasciato in tribuna durante i test novembrini, quando a Tolone non vedeva quasi mai il campo. «Lui mi ha detto solo due parole: “Sono contento”. Adesso sta a me meritare la sua fiducia. A Babbo Natale, per il 2018, ho chiesto un grande Sei Nazioni per la Nazionale. Certo, per sorprendere l’Inghilterra all’esordio (tra un mese esatto; ndr), dovremo fare la partita della vita, al momento loro sono all’altezza degli All Blacks. Anche se per il torneo dico Scozia: gli inglesi dovranno andare a Murrayfield. Per me ho chiesto di giocare il più possibile. Ho una voglia...». Bentornato Galactico.
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