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Immortale come Pelè, Maradona, Di Stefano e probabilmente Messi

Immortale come Pelè, Maradona, Di Stefano e probabilmente Messi
© EPA

Johan Cruyff se ne va a 68 anni a seguito di una lunga battaglia contro un male incurabile e dopo aver rivoluzionato il mondo del calcio

di Furio Zara

giovedì 24 marzo 2016 14:17

BARCELLONA - Se n’è andato così, con una delle sue memorabili finte, quelle che toglievano il fiato e scardinavano l’equilibrio del difensore. Così siamo noi ora, spiazzati. Johann Cruyff. Il figlio della lavandaia. l’olandese volante. L’anatroccolo più bello del mondo. La risposta europea a Pelè quando Pelè si era consegnato al tramonto e un nuovo calcio si stagliava all’orizzonte. Ha fatto la storia dell’Ajax, finendo 3 coppe dei campioni. La sua Olanda, quella del ’74, è stat il più straordinario esempio cosa significhi perdere in bellezza. Non ha mai lavorato tanto per la cronaca, quanto per la storia. Quell’Olanda quando attaccava non era una squadra, ma la migrazione di un popolo. L’Arancia Meccanica la chiamavano. L’Olanda degli Anni Settanta ha cambiato il calcio, l’ha reso totale.

Tutti sapevano fare tutto. Era la vittoria del collettivo. E di quel collettivo Cruyff era il principe, la perla più preziosa, il, sole attorno cui ruotava tutto. Aveva carattere. Qualità che i mediocri non accettano. Despota? Forse. Sicuramente leader. Prima di se stesso. Poi degli altri. E’ stato un rarissimo esempio di campione che è diventato grande allenatore. Il Barcellona che conosciamo oggi, la meravigliosa squadra che gioca rasentando la perfezione, quella di Luis Enrique e, prima, di Guardiola, è un diretta emanazione della sua filosofia di calcio. Johann Cruyff quando giocava non aveva un ruolo, se lo cercava per il campo, seguendo l’indole, l’istinto, quella peculiarità che chiama talento. Giocava come fosse un direttore d’orchestra, che non si cura però degli orchestrali. Quelli, da Neeskens a Rep, gli andavano dietro, come i lupi seguono il capobranco. La sua diversità era rappresentata anche dal numero. Aveva il 14. Il 14 era Johann Cruyff. E’ stato il più luminoso esempio di cosa significhi amare il calcio. da calciatore ne ha esaltatola bellezza, in ogni sua sfaccettatura. Da allenatore ne ha sondato i segreti, consegnando alla storia una nuova filosofia di gioco. Con Cruyff salutiamo uno dei quattro-cinque campionissimi di tutti i tempi: lui, Pelè, Maradona, Di Stefano e probabilmente Messi. Di Cruyff oggi si può dire questo: non è mai stato un uomo squadra, ma una squadra che si è fatta uomo. Questo è stato il suo genio, questa è stata la sua grandissima diversità.

UN LUTTO MONDIALE: ADDIO JOHAN CRUYFF, MITO DEL CALCIO

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