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Il Tribunale svizzero riabilita i fondi di investimento vietati dalla Fifa

Il Tribunale svizzero riabilita i fondi di investimento vietati dalla Fifa
© EPA

La decisione offre speranze alla leghe spagnola e portoghese che hanno presentato ricorso di fronte alla Commissione europea: il verdetto a giugno

 

lunedì 6 febbraio 2017 15:32

ROMA - Una sentenza che può ccambiare le regole del calciomercato europeo quella del Tribunale federale svizzero, che come racconta il quotidiano spagnolo 'El Pais' ha 'riabilitato' i contratti tra i club calcistici e i fondi di investimento (conosciuti come 'Tpo', e proibiti invece dalla Fifa a partire dal primo maggio del 2015). Una decisione che offre speranze alle leghe spagnola e portoghese che hanno presentato ricorso di fronte alla Commissione europea il cui verdetto è atteso a giugno.

LA POSIZIONE DELLA LIGA - «Vogliamo che i Tpo vengano legalizzati - afferma Javier Tebas, presidente della Liga - perché permettevano alle società di finanziarsi in modo da ridurre il loro debito e di poter operare nel calciomercato. La loro poribizione ha infatti indebolito i club spagnoli che possono contare su minori entrate dai diritti televisivi rispetto a quelli inglesi».

LA BATTAGLIA DELLO SPORTING - La sentenza del tribunale svizzero, datata 13 dicembre 2016, ratifica in pratica il lodo del Tribunale arbitrale dello Sport (Tas) che un anno prima aveva dato ragione alla compagnia maltese Doyen nella sua battaglia contro lo Sporting Lisbona riguardo al caso del calciatore Marcos Rojo. Il suo ingaggio da parte dei lusitani nel 2012 portò nelle casse dello Spartak Mosca quattro milioni, tre dei quali anticipati dal fondo che in cambio ottenne il 75% dei diritti economici generati dal difensore. Quando due anni dopo lo Sporting ha venduto Rojo al Manchester United per 20 milioni Doyen ha reclamato dai portoghesi quel 75% che ammontava a 15 milioni di euro (una plusvalenza del 400% sul suo investimento). A quel punto però lo Sporting decise di rescindere il contratto con il fondo maltese accusandolo di aver obbligato il club a vendere il giocatore - interferendo così sulla sua politica sportiva - e di devolvergli solamente i tre milioni ricevuti in prestito. A quel punto Doyen ha presentato ricorso al Tas e lo Sporting, perso il primo round, si è appellato al Tribunale federale elvetico che gli ha però dato torto non considerando «immorali e usurarie» le condizioni del contratto di partecipazione nei diritti economici (Erpa) firmato dalle due parti (argomenti che avevano invece portato la Fifa e l'Uefa, con l'appoggio del sindacato dei calciatori FifaPro, a proibire questa pratica). 

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