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Addio al Sant'Elia, con un sorriso

Addio al Sant'Elia, con un sorriso
© LaPresse

Il vecchio stadio ha chiuso la sua vita ufficiale dopo 17425 giorni. Altri quattro per la festa dei saluti e poi sarà futuro

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di Vincenzo Sardu

domenica 28 maggio 2017 17:15

Da Cagliari-Massese 4-1, coppa Italia, 12 settembre 1970. A Cagliari-Milan 2-1, campionato di serie A, 28 maggio 2017. Sono passati quarantasei anni, otto mesi e sedici giorni. Per 17.425 giorni: tanto è durata la vita ufficiale dello stadio di Cagliari. Da Riva, due volte, Gori e un'autorete, a Joao Pedro e Pisacane. Come sono strane le differenze, a vederle così. Soprattutto, agli occhi di chi ha assistito alla prima e all'ultima gara del Cagliari nel suo stadio.

Nato per celebrare la magnificenza dello squadrone epico dello scudetto, forse concluso  sveltendo troppo i tempi proprio per consentirgli di aprire per la prima uscita del Cagliari con il simbolo dei campioni della serie A sulla maglia. Nel mezzo tante storie. Tante partite, tanti protagonisti, gol, segnati e subiti, vittorie e sconfitte. Tante emozioni forti, intense. La semifinale di coppa Uefa contro l'Inter, vinta in rimonta, la partita salvezza contro il Catania in B, davanti a cinquantamila persone, uscite fra le lacrime per la retrocessione non evitata in campo (ma concretizzatasi poi per vicende extracalstiche). Retrocessioni, un clamoroso biennio a fare derby, durissimi, contro la Torres - successivamente sparita, e a più riprese - e le promozioni, le rinascite, i ritorni in A.

Il tutto, mentre intorno al campo succedeva qualcosa: il vecchio gigante, col trascorrere degli anni, ha iniziato ad accusare i suoi mali. Vuoi quelli originati dai difetti della costruzione affrettata e con materiali e concezioni inadatte, vuoi quelli causati dall'insipienza degli uomini. Una ristrutturazione fatta vergognosamente male in occasione dei mondiali del 1990, e poco dopo le crepe sono diventate troppe. Chiusura dell'anello superiore all'alba degli anni Duemila, successivamente le due tribune laterali, l'onta delle gradinate dentro lo stadio: da vergognarsi. Sino agli anni più cupi: le emigrazioni (Trieste, Parma, Quartu), poi il ritorno su spazi più contenuti.

Il tempo, galantuomo, ha poi ridefinito meglio alcuni contorni. Era malato lo stadio: chi non ha voluto capirlo ha letteralmente truffato la buonafede popolare. Aveva ragione, magari usando modi verbali non consoni ma ineccepibilmente nella sostanza, Massimo Cellino a chiedere soluzioni e a portare via la squadra. Soltanto dopo una serie interminabile di polemiche, carte bollate, pure inchieste e arresti - non riferiti allo stadio vecchio ma a quello resosi necessario come alternativa urgente, a Quartu Sant'Elena - si è arrivati a capire che così malato, irrecuperabile, grande e ingombrante, non poteva resistere ancora a lungo.

E Tommaso Giulini ha rotto gli indugi. Trovando - finalmente, anche se si potevano svegliare prima le precedenti amministrazioni - la sponda giusta nel comune di Cagliari, proprietario della struttura. Accordo, si farà uno stadio nuovo dove l'attuale gigante vecchio e malato farà spazio con una demolizione che non lascerà troppi rimpianti. Per il frattempo, si fa dall'altra parte della strada, lato parcheggi, con la "Sardegna Arena" che sta prendendo rapidamente forma. Durerà due stagioni, forse tre. Nel frattempo il vecchio sarà demolito e il nuovo sarà costruito.

Il Cagliari così cambia vita. Entra nella dimensione finora occupata, con grande vantaggio anche economico, dalla Juventus: sarà la seconda società calcistica ad avere uno stadio moderno, che aprirà 365 giorni all'anno. Con attività economiche e di intrattenimento, sportive soprattutto ma non soltanto.

Al vecchio stadio il saluto definitivo sarà dato fra quattro giorni, con l'amichevole del "Last Match", cui interverranno tanti ex del passato, ma anche avversari che hanno calcato il prato del Sant'Elia. Con in panchina, oltre a Mario Beretta capo del settore giovanile, anche Claudio Ranieri, che ha vissuto momenti importanti nell'impianto giunto al capolinea.

Da Riva e gli altri impareggiabili eroi, a Crosta, Han, Biancu. E' il messaggio del futuro, il migliore che un gigante vecchio può consegnare ai racconti di chi lo ricorderà.

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