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Mambrini, il nostro uomo all'Avana: Cuba scopre il calcio

Mambrini, il nostro uomo all'Avana: Cuba scopre il calcio

C'era una volta un Paese pazzo per il baseball, ma che ora ama il football grazie all'exploit di un italiano campione di Cuba con il Santiago

di Xavier Jacobelli

domenica 6 agosto 2017 14:37

Confessa che, quando ripensa a quell’incontro, gli ritorna la pelle d’oca. «Accadde pochi giorni prima della sua scomparsa. Fidel stava molto male. Eppure, ebbe la forza di chiedermi come stesse andando il campionato, come mi trovassi a Cuba. Mise una mano sulla mia spalla e disse: ragazzo, sei lontano dalla tua famiglia, ma devi sapere che una famiglia l’hai anche qui ed è la famiglia dei cubani. Ce la farai a vincere il campionato». Anche per questo, la prima cosa che Lorenzo Mambrini ha fatto dopo i suoi funerali, è stata andare a deporre un fiore sulla pietra del memoriale, nel cimitero di Santa Ifigenia, a Santiago de Cuba, dove sono state sepolte le ceneri di Castro. Trentanove anni, umbro di Città di Castello, ex centrocampista del Perugia negli Anni Novanta, approdato ai Caraibi tre anni fa, prima per guidare il Guanabacoa, squadra della cintura dell’Avana, poi per fare l’allenatore in seconda del Santiago, Mambrini è l’italiano che, per la prima volta nei 102 anni di storia dei Santaugueiros, è riuscito nell’impresa di vincere il titolo nazionale. Rimanendo imbattuto per 32 partite di fila. E la federcalcio centroamericana l’ha promosso ct della nazionale, sulle orme di un altro italiano, il reggiano Giovanni Campari (1927-2016), che ricoprì l’incarico dal ‘90 al ‘96.

SPORT, DIRITTO DEL POPOLO - In tasca, Mambrini ha la lettera d’assunzione. «Entrerò in carica il 20 settembre. Il Santiago era la squadra del cuore del Lider Maximo, uno straordinario uomo di sport. Aveva affermato il principio: «El deporte derecho del pueblo», lo sport è un diritto del popolo. L’ha messo in pratica. Prima della rivoluzione del ‘59, sull’isola c’erano appena 259 impianti. Dopo la rivoluzione sono diventati migliaia, messi a disposizione di tutti. Ai Giochi di Barcellona, Cuba si piazzò addirittura quinta per numero di medaglie (trentuno, il massimo storico), guadagnandosi stabilmente lo status di grande potenza sportiva mondiale . Chiunque viaggi sull’isola, dall’Avana a Santiago, nota subito centinaia di centri sportivi all’aperto, dove vengono praticati gli sport più diversi, messi gratuitamente a disposizione della popolazione e in particolare degli allievi delle scuole. Per non dire delle cure mediche gratuite per tutti, nonostante le innumerevoli difficoltà nella vita di undici milioni e mezzo di cittadini, causate dall’embargo economico durato per oltre cinquant’anni. Cuba è un Paese sempre pazzo per il baseball, ma si sta innamorando del calcio: il 7 ottobre dell’anno scorso, allo stadio Pedro Marrero della capitale, c’erano 35 mila spettatori ad assistere alla storica amichevole con gli Usa di Klinsmann, sull’onda dei nuovi rapporti instaurati con gli Stati Uniti di Obama. Oggi siamo in attesa di capire che cosa comporterà la nuova politica di Trump, ma questo è un altro discorso. Cuba è un mix di passione e di orgoglio che ti conquista e conquista chiunque abbia la fortuna di conoscerla».

SCAGIONATO - Su questo, non ci sono dubbi. Lo scopri parlando a lungo con il tecnico che conserva l’aspetto del mastino di centrocampo e coltiva l’umiltà di chi è abituato a lavorare sodo, guadagnandosi sul campo ciò che merita. Mambrini è approdato a Cuba dopo essersi lasciato alle spalle una vicenda che l’aveva molto segnato sul piano umano. Allenava il Valfabbrica, Promozione umbra: fu squalificato per 3 anni e 6 mesi dalla commissione disciplinare perché ritenuto coinvolto in un tentativo di combine della partita con il San Secondo (17 marzo 2013). La squalifica è stata ridotta in appello a 3 anni, quindi a 18 mesi «e poi - sottolinea Mambrini - il mio legale, l’avvocato Paco D’Onofrio, il 14 marzo 2014 mi ha dato la notizia più bella del mondo: il Tnas (Tribunale Nazionale dell’Arbitrato Sportivo) mi ha completamente scagionato dall’accusa di illecito sportivo. Non le nascondo che ho pianto lacrime di gioia e di rabbia per tutto ciò che avevo dovuto passare e sopportare, mentre stavo vincendo il campionato con 62 punti e 9 di vantaggio sulla seconda, sapendo che l’Arezzo in Lega Pro sarebbe stato il mio futuro. Ecco perché dedico lo scudetto cubano a chi mi ha voluto male e a chi mi ha fatto del male, mentre ringrazio la mia famiglia e chi mi ama per non avermi mai lasciato solo. Mio padre, Giuliano Mambrini, è stato una bandiera del Città di Castello, ha sofferto con me e ha sempre creduto in me. Mi ha insegnato a tenere la schiena dritta, a non mollare mai. In fondo, queste sono anche le prerogative dei miei amici cubani. Dovrebbe vedere con quale passione i ragazzi giochino a calcio dovunque. Ci sono talenti purissimi: già a 11-12 anni mostrano le loro attitudini per il pallone. Se gli scout europei venissero più spesso a Cuba, non se ne pentirebbero». Cuba occupa la posizione n.165 del ranking Fifa, tra Grenada e il Buthan; Tonga chiude al posto n.206. Cuba è tagliata fuori dalla corsa al mondiale russo 2018 e Mambrini sa che il suo lavoro sarà duro e accidentato. Ma non si spaventa più di tanto. «Nel 2018 ci sarà il Trofeo del Caribe, nel 2019 la Copa America: la Conmebol (Confederación Sudamericana de Fútbol) vuole portare da 12 a 16 le partecipanti, invitando Italia, Francia, Spagna e Portogallo. Sarebbe un sogno parteciparvi con la mia Cuba. Sono fiero di vedere accostato il mio nome a quelli molto più prestigiosi dei colleghi italiani che hanno vinto all’estero: da loro, ho imparato che l’organizzazione, la disciplina, la creazione di un gruppo che rispetti le regole sono fondamentali per il successo. Lavorare, studiare, migliorare: so che cosa devo fare».

INTER CAMPUS E PRO CALCIO - «All’Avana sono venuti Mandorlini; Malizia, mio vecchio compagno del Perugia; i tecnici di Inter Campus, una struttura che fa onore all’Inter e al calcio italiano; una delegazione del Borussia Dortmund. E poi c’è la Pro Calcio con la quale in questi giorni stiamo allacciando un discorso molto interessante». La Pro Calcio Soccer School è l’organizzazione su scala internazionale dell’ex romanista Marco Arcese, con la consulenza legale dell’avvocato Alessandra Di Legge. Conta 22 club affiliati, una rete da Alatri a Sydney e, a ondate, porterà settemila ragazzi cinesi a scuola di calcio in Ciociaria (Corriere dello Sport-Stadio del 23 giugno scorso). Punta a una collaborazione con la federcalcio cubana per esportare sull’isola il modello di sviluppo dei vivai che riscuote un successo lusinghiero. Mambrini pensa già allo slogan. Domando: può andar bene Hasta la victoria siempre? «Va benissimo».

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