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A 15 anni dall'Albania su uno scafo, per rinascere a Roma

A 15 anni dall'Albania su uno scafo, per rinascere a Roma

In un libro la storia di Ndue, che a 15 anni arrivò in Italia su un barcone, per finire in una famosa società sportiva romana. E ricominciare

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mercoledì 7 marzo 2018 20:15

In questa storia c'è un ragazzo che corre in mezzo a un campo di calcio, alle porte di Roma. Ha i jeans, una maglietta. Corre a perdifiato e calcia il pallone verso una porta vuota, con tutta la forza che ha dentro.
Siamo nei primi anni Duemila. Poco più in là, seduti al tavolino del bar dell'oratorio, due uomini osservano in silenzio. Peppe e Gianni. Il primo è il dirigente del settore calcio del San Paolo Ostiense. Il secondo, della sezione pallacanestro. Peppe guarda il ragazzo, si volta verso l'amico e fa: «Di quelli che stanno in campo, Ndue è sicuramente quello che ha fatto più progressi dal punto di vista tecnico». Forse è sincero, forse è solo una sottile frecciata agli allenatori.

IL VIAGGIO. Questa storia, però, è molto più grande: Ndue è un ragazzo che, nel 2001, a quindici anni, è arrivato in Italia dall'Albania, dopo una traversata notturna su un barcone. Da quella notte, il ragazzo ha vissuto molte vite e costruito una nuova, fatta di lavoro, umiltà, testardaggine, rispetto delle regole. Ndue è il protagonista di «Quarantotto all'alba» (Edizioni del Faro, pagg. 188, 14 euro), una sorta di docufilm narrativo scritto da Gianni Caligo, sì, proprio quel Gianni che se ne stava seduto al tavolino del bar. Con uno stile umile e avvolgente, a volte lirico, a volte duro, Caligo racconta il viaggio vero di un adolescente, la sua faticosa rinascita e, alla fine, la conquista del futuro. La storia di Ndue è così forte da non lasciare che gli altri possano definirlo con un luogo comune. Un poveraccio? Un rifugiato? Un pericolo per gli italiani brava gente? Niente di tutto questo. Ndue è un ragazzo. Un viaggio. Una vittoria. In cui emerge la sua vera ricchezza, quella capacità di stupirsi anche delle piccole conquiste quotidiane, sentimento che tra i nostri ragazzi è scomparso. Un letto caldo in cui sprofondare. I soldi da inviare a casa. Ma anche una partita immaginaria da giocare, di notte, da solo, sognando un gol del suo idolo, Del Piero.

STEREOTIPI. Il viaggio lo porterà in questo Oratorio alle porte di Roma, il San Paolo Ostiense, dove finirà per diventare tuttofare e riferimento umano. Ed è qui che la sua storia verrà ripercorsa domani (8 marzo, ore 18, via San Paolo 12) con Caligo che, da friulano trapiantato a Roma, si tiene alla larga dalle banalizzazioni, dagli stereotipi, dai compromessi al ribasso. Anzi, questo libro ne demolisce uno: quello del migrante visto come pericolo, messaggio buono per mettere contro gli ultimi e i penultimi. L'autore lo fa raccontando una storia vera ed emblematica, da mostrare ai ragazzi e ai loro allenatori, agli studenti e ai professori, perché riscoprano il gusto della sfida, della sorpresa, della novità. In una parola: dell'altro. E si aprano allo stupore, invece di chiudersi nella propria magra esistenza privata, idealmente compiendo quella stessa traversata notturna che un adolescente ebbe il coraggio di fare molti anni fa.

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