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Il tesoro del calcio è dietro la porta

Il calcio è fatto di grandi personaggi e di storie dimenticate ma che vanno salvate. E' quello che ha fatto Stefano Ravaglia nel libro "Dietro la porta": mini biografie, da Iacovone a Rensenbrink, per riscoprire il tesoro nascosto dello sport più bello del mondo

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sabato 17 marzo 2018 18:27

C'è una foto in mezzo al libro: è in bianco e nero. Maglia semplice. Nessuno sponsor. Il giocatore stringe tra le mani un pallone dai pentagoni neri. Erasmo Iacovone, attaccante del Taranto, un ragazzo che a venticinque anni morì in un incidente, travolto dall'auto di un uomo che scappava dalla polizia. Quel Taranto, avviato per la prima volta nella storia verso la promozione in A, si spense, avviando il declino che l'ha portato ai margini di oggi.

Il calcio spesso viene rappresentato come uno sport semplice, ma resta un enigma indecifrabile, perché è fatto di uomini, storie nascoste, caratteri forti, piccoli gesti tecnici, invenzioni. Il libro di Stefano Ravaglia, "Dietro la porta - calciatori e manager (quasi) dimenticati" (Urbone Publishing, pagg. 157, 12 euro) ne ripropone molti, in una forma a tratti poetica a tratti asciutta in cui le storie prendono vita per mostrare il cuore del calcio. Il cucchiaio di Panenka, inventato in allenamento, provato in campionato e diventato icona choc nella finale degli Europei del '76, solo perché nessuno aveva mai visto Panenka calciare i rigori in quel modo. Il furore di Udo Lattek, la follia gitana di Bora Milutinovic. E, ancora, Rob Rensenbrink, Jan Tomaszewski, Peter Ducke, Cesarini, Meazza, non Peppino (sarebbe troppo facile) ma Umberto, personaggio dimenticato troppo in fretta. Raccontarne altre, toglierebbe la sorpresa.

Il libro di Ravaglia, romagnolo di Ravenna, autore di racconti, milanista, stregato come tutti noi dall'incantesimo circolare del pallone, è preciso e documentato, si legge come un romanzo e come il grande Rayuela di Cortazar si può leggere dall'inizio alla fine, o viceversa, oppure saltando da una storia all'altra, ma sempre trovando un filo comune: la straordinaria umanità dei personaggi che popolano il calcio e che danno vita a una coralità narrativa. Molto più di una comunità. Molto più di un gioco.

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