Corriere dello Sport

Scopri l’edizione digitale su Tablet e Smartphone

Calciomercato

Vedi Tutte
Calciomercato

Dalla Cavese al Real, da Ancelotti a Kakà: Bronzetti, il re del mercato

Dalla Cavese al Real, da Ancelotti a Kakà: Bronzetti, il re del mercato
© LaPresse

Ci lascia a 68 anni, partì dalla Campania per arrivare alla Casa Blanca: ambasciatore di mercato del Madrid e del Milan, ha fatto le fortune di Florentino Perez e di Galliani

Sullo stesso argomento

di Pasquale Campopiano

martedì 2 febbraio 2016 14:50

ROMA - Paleari, Gregorio, Pidone, Bitetto, Guida, Guerini, Cupini, Piangerelli, Di Michele, Pavone, Tivelli. Era il 7 novembre del 1982 e la Cavese, sbancando San Siro e battendo 2-1 il Milan di Evani, Tassotti, Baresi, Jordan e Serena, divenne "Real". Quella Cavese, quella squadra che arrivò fino alla gloria in Serie B 33 anni fa, era una creatura di Ernesto Bronzetti. A 37 anni era già l'uomo del mercato, il diesse di un club che, guidato da patron Guerino Amato e dal presidente Peppe Violante, sfiorò gli spareggi promozione in Serie A.

UNA VITA PER IL CALCIO - Ernesto Bronzetti si è spento a 68 anni questa notte nella sua casa di Terni, da tempo lottava con un male incurabile. Dalla Cavese al Real Madrid, una vita per il calcio. Chi lo ha conosciuto bene dice che «a dispetto di una parlantina che sapeva di furbetto, era il miglior alleato delle società». Fu per questo che Palermo e Foggia a metà anni '80 lo vollero alla guida delle proprie strategie di mercato. Passò al Perugia e poi alla Ternana a caccia di talenti, scoprì uomini e calciatori, poi, stanco di un paese che lui stesso definiva monocorde, scelse la Spagna. E nacque un'altra grande storia.

Da CESAR GOMEZ A KAKA' - Grandi spesso si diventa imparando dai propri errori. Bronzetti divenne Agente Fifa nel 1994 e fece flop al primo colpo: curò il passaggio del difensore Cesar Gomez  dal Tenerife alla Roma, era la stagione 1997-98, e Zeman esordiva sulla panchina giallorossa. Finì con i 5 miliardi benedetti dai cugini laziali per il suo passaggio in giallorosso, era l'anno dei quattro derby. Ma era solo l'inizio: Barcellona, Atletico Madrid e grandi campioni, prima del Real: Vieri, Rivaldo, Javi Moreno, Contra, Chamot, dove c'era un talento sulla via Spagna-Italia o viceversa, c'era "Nestor", così lo chiamavano gli spagnoli. Un giorno provò anche a portare uno sbarbatello di nome Samuel Eto'o alla Roma, a Villa Pacelli c'erano i Sensi, Bronzetti rientrò a mani vuote, le casse giallorosse non lo permettevano.

SETTE PALLONI D'ORO E IL MILAN - «Il mio grande vanto è stato quello di aver trasferito ben sette palloni d’oro», dichiarava qualche tempo fa. Detto, fatto: Hristo Stoickov dal Barcellona al Parma; Luis Figo dal Real Madrid all’Inter; e poi al Milan Kakà, Rivaldo, Ronaldinho e Beckham. Già, il Milan. «Sono figlio di operai e so cosa significa il rispetto per le persone». Una notte di una decina di anni fa Nestor si presentò così ad Adriano Galliani, amministratore delegato del Diavolo. Nacque un'amicizia e una collaborazione che ha portato i rossoneri sul tetto del mondo, con Carlo Ancelotti, suo grande amico.

LA CASA BLANCA - Poi, il Real Madrid. Il rapporto con Don Florentino Perez era altrettanto stretto, come quello con Galliani. Da qualche anno in Casa Blanca c'era un solo ambasciatore quando si parlava di mercato verso l'estero: Bronzetti. «La mia più grande fatica è stata portare Carlo Ancelotti ad essere l’allenatore del Real. E'stato difficilissimo strapparlo al Paris Saint-Germain: sono rimasto per un mese e dieci giorni a Parigi per concludere». Il Real con Carletto vince la Decima Champions League, all'orizzonte si staglia il ghigno dell'uomo di Terni.

CHE COLPI - Da Figo a Cambiasso (dal Real all'Inter) a Mendieta (dal Valencia alla Lazio per la cifra record, nel 2001, di 90 miliardi di lire), da Cassano (dalla Roma al Real) a Ronaldinho, c'era Bronzetti. Poi Kakà, forse il suo più grande colpo, portato al Milan nel 2003 e al Real qualche anno dopo. Chi lo ha conosciuto bene dice che non era un bello, ma ci sapeva fare. A tavola mangiava lentamente, «perchè il cibo va masticato bene». Era un solitario, amava starsene in disparte e riflettere sulle sue idee di calcio: «Primo, passare bene il pallone», diceva. Bronzetti se n'è andato a calciomercato chiuso, pochi minuti dopo. Un'uscita di scena diversa non se la sarebbe mai perdonata.

Articoli correlati

Commenti