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Spaccanapoli in due: e Ancelotti sceglie

Ecco cosa ha già in mano l’allenatore: una squadra che unisce il “vecchio” al nuovo, e una che aspetta ancora il mercato per altre soluzioni e alternative

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NAPOLI - [...] Lo chiameremo Napoli 1 per comodità, per convenzione momentanea e non certo perché esistano gerarchie già scolpite (tranne rari casi): è la fusione tra quel che c’è, nel suo rigore maniacale e nell’esperienza sviluppata nel triennio, e quel che servirà inevitabilmente, ad esempio un portiere e questo dovrebbe essere Meret, sul quale si ricomincia in fretta a trattare. Lo chiameremo, anche, per verità indiscutibile, Progetto, perché evolutosi attraverso la continuità dei nove-undicesimi degli interpreti, di un’Idea avviata nel tempo da Rafa Benitez, integrata e personalizzata da Maurizio Sarri, ora invece da disegnare a immagine e somiglianza di Carlo Ancelotti, della sua cultura universale da introdurre con gradualità. Ma Napoli-1 anche e perché degli input sono arrivati in questo passato recentissimo (e anche un po’ remoto) e sono soprattutto concentrati in difesa, in quella linea che ormai ondeggia a memoria; ma sono radicate pure le conoscenze - anche quelle ambientali, che hanno un valore - tra centrocampo e attacco, in uomini che ormai rappresentano la Filosofia d’un club che ha scelto sistematicamente di credere nella «diversità» e di radicarla, come dimostrano i quindici anni alle spalle.

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