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Camponogarese, la storia di Martire: dall'incidente alla presidenza

Camponogarese, la storia di Martire: dall'incidente alla presidenza

L'attaccante fu vittima di un incidente in campo nel 2004: ebbe una lesione del midollo, ora è al vertice della società

 

martedì 3 ottobre 2017 16:10

ROMA - È una domenica di aprile 2004: Pietro Martire ha 25 anni, è attaccante della Camponogarese, squadra di calcio dell’entroterra veneziano che milita in Prima Categoria. Durante una partita, un fallo, una brutta caduta, la tremenda diagnosi: lesione del midollo, il resto della vita da passare su una sedia a rotelle. Sono quegli eventi che fanno vedere di che pasta è fatta un uomo. Pietro reagisce, lotta ogni giorno per riacquistare il massimo di indipendenza. Riesce a prendere la patente, a trovare un nuovo lavoro, a praticare sport: sci, lancio con il paracadute, handbike, sei maratone. Sposa la sua storica fidanzata, diventa allenatore di una squadra di calcio a cinque e fonda un’associazione, “Oltre il muro”, con la quale affronta il tema delle barriere architettoniche e della disabilità nelle scuole. Attraverso le donazioni ricevute, l’associazione ha donato costosi e particolari presidi medici alla Medicina dello Sport dell’ospedale di Noale, rendendo accessibile anche ai disabili l’esecuzione delle visite mediche specialistiche, senza nessuna barriera.

Per anni organizza un torneo di calcetto, “Insieme per… con Pietro”, i cui proventi sono sempre rivolti al prossimo. Ad esempio l’acquisto di una carrozzina paralimpica per un giovane veneziano, per permettergli di partecipare alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro. Un vulcano di energie, di impegno, di forza e coraggio. Un esempio positivo e commovente.

E adesso, a tredici anni da quel maledetto incidente, Pietro torna alla Camponogarese: non più da attaccante, ma da presidente della società, che ora milita in Seconda Categoria. Una nuova e importante sfida nella quale Pietro si è gettato a capofitto, pur consapevole delle difficoltà. «Sarò un Presidente senza portafoglio ma con tanta voglia di fare – spiega Martire – sono stati gli ex dirigenti a chiedermi la disponibilità ad assumere questo ruolo. Ero titubante e forse un po’ impaurito ma grazie al sostegno e al supporto di mia moglie Paola ho detto sì a questa nuova avventura».

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