Fuori dal Campo

Vedi Tutte
Fuori dal Campo

Nessuna donna presidente fra le 45 federazioni del Coni, Renzi prepara le quote rosa

Nessuna donna presidente fra le 45 federazioni del Coni, Renzi prepara le quote rosa

«Oltre i limiti, lo sport che unisce»: al convegno romano promosso dall’Europarlamento, con Fiona May e Maurizia Cacciatori, la clamorosa anticipazione di Tufarelli, direttore dell’Ufficio Sport della Presidenza del Consiglio

di Filippo Passantino

venerdì 11 marzo 2016 18:22

ROMA - Nessun presidente delle 45 federazioni sportive italiane è donna, non ce n’è una neppure a capo delle 19 discipline sportive associate. Discriminazioni che pesano nel mondo dello sport. Ma c’è l’impegno del governo a invertire questa tendenza, anche attraverso l’adozione temporanea di quote di genere. È stato questo uno dei temi al centro della conferenza “Oltre i limiti, lo sport che unisce”, organizzata stamane a Roma dall’Ufficio d’informazione del Parlamento europeo in Italia, alla quale è intervenuta l'ex giocatrice di pallavolo, Maurizia Cacciatori, e il presidente della Commissione per la Cultura e Istruzione dell'Europarlamento, Silvia Costa, che ha ribadito l'impegno dell'Ue per «riconoscere allo sport un ruolo importante per facilitare l’integrazione e combattere qualsiasi tipo di discriminazione». Un’occasione per spiegare come attraverso lo sport sia possibile facilitare l’integrazione e superare le diversità. Lo dimostra l’esperienza de “LaRestodelMondo”, una squadra di calcio a 5 formata dalla Ciao Onlus in cui giocano uomini e donne, italiani e stranieri, persone con culture e di religioni diverse. La bomber della squadra è una ragazza italo-polacca. Si chiama Monika Rosiak, 22 anni. Racconta così la reazione dei compagni quando, due anni fa, è entrata in campo per la prima volta: «Qualcuno è andato via, qualcun altro non mi passava il pallone. Oggi siamo una squadra dentro e fuori dal campo. E chi prima mi emarginava, adesso, per la festa della donna, mi regala una mimosa».
 
OLTRE LA DISABILITA’- Uomini e donne giocano insieme anche sul diamante. Il campo da gioco consente di superare le differenze di genere, ma anche gli ostacoli causati dalla disabilità. Così togli il lanciatore, brevetti una particolare pallina e il baseball diventa possibile anche per i non vedenti. Gli “All Blinds” sono il risultato di quest’esperimento. La formazione romana nasce dall’impegno di Alfonso Somma, un giocatore di baseball che ha perso la vista, ma non la passione per questo sport. Adesso, grazie alla sua intuizione, otto squadre giocano in questo campionato e tanti ciechi praticano “uno sport che ci fa riscoprire la gioia di vivere”, come spiega una delle giocatrici, Ada Ammirata. Addirittura, il baseball per ciechi sbarcherà negli Usa, la patria di questo sport.

 
OLTRE I CONFINI - Una gioia che hanno riscoperto sul campo da calcio anche tanti ragazzi che hanno abbandonato la loro terra per scappare da guerre e conflitti. Adesso vivono a Roma e sono diventati i calciatori della “Liberi Nantes”, una squadra composta solo da stranieri che milita in terza categoria, anche se fuori classifica perché supera il numero di extracomunitari previsto dal regolamento. «Crediamo che la libertà di movimento e il dovere di accogliere sia fondamentale - spiega il presidente del team, Alberto Urbinati -. Secondo la tradizione, Romolo fonda Roma e accoglie chiunque al Campidoglio. Così vogliamo fare anche noi».

OLTRE IL GENERE - Testimonianze che raccontano come, grazie allo sport, molte barriere siano cadute. Ma tanto ancora resta da fare. Lo ha meticolosamente ribadito l’ex calciatrice Katia Serra, oggi apprezzata commentatrice di Raisport e responsabile del calcio femminile per l’Associazione Italiana Calciatori, durante la conferenza, moderata dal direttore di Corrieredellosport.it e Tuttosport.com, Xavier Jacobelli: «Nel calcio femminile – spiega - si devono affrontare tanti problemi che non vengono presi in considerazione, come la maternità, le retribuzioni delle calciatrici e i contributi previdenziali che non vengono versati. Troppo spesso non ci sono le garanzie economiche per consentire alle donne di giocare». C’è però l’impegno del Coordinatore dell’ufficio per lo sport della presidenza del Consiglio, Francesco Tufarelli, a superare il nodo della mancanza di dirigenti donne con la strategia delle quote di genere, già introdotte dal governo Renzi nei consigli di amministrazione delle società pubbliche. «Stiamo lavorando all’introduzione di quote di genere temporanee per garantire loro ruoli di vertice, dal momento che la Corte Costituzionale ci dice che non è possibile adottarle in maniera permanente». «Ma - chiosa Fiona May, responsabile della commissione per l’integrazione della Federcalcio - Serve anche un cambio di cultura nel mondo dello sport e un maggiore dialogo con le ragazze».

Articoli correlati

Commenti