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Italia, Malagò: «Nazionale, rialzati. Ora basta passi falsi»

Italia, Malagò: «Nazionale, rialzati. Ora basta passi falsi»
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Il presidente del Coni: «Abbiamo perso una battaglia, non la guerra. Dobbiamo prepararci bene anche per l'eventuale spareggio»

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lunedì 4 settembre 2017 11:49

ROMA - Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, è stato ospite questa mattina della prima puntata stagionale di "Pezzi da 90", sull’emittente umbra Radio Onda Libera. Il numero uno dello sport italiano ha commentato, prima di tutto, la sconfitta della Nazionale di Ventura contro la Spagna: "Si deve saper perdere e programmare subito il riscatto, ripartendo dagli errori per non ripeterli. Non entro nel merito delle questioni tecniche, ma la verità è che purtroppo sugli episodi e sull'atteggiamento le cose non sono andate come dovevano andare. È stata persa una battaglia, però la guerra sportiva continua e conta soprattutto quella. Ora basta con i passi falsi da qui a novembre. Dobbiamo prepararci bene anche per l'eventuale spareggio".

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IL MERCATO E GLI STADI - In Europa sono stati spesi oltre 4 miliardi in questa sessione estiva del calciomercato e l'Italia con 820 milioni è dietro alla sola Premier League inglese. "Le cifre sono considerevoli - ha commentato Malagò - L'aspetto fondamentale è il rispetto delle regole, cioè se tutto è stato fatto tenendo conto del fair play finanziario. Abbiamo visto che Roma e Inter sono state sottoposte a vincoli rigidi e si sono comportate di conseguenza. Il Milan è stato più libero di agire e ha ricostruito. Il fatto è che in generale ci sono dei club con dei proprietari ben definiti e ce ne sono altri in mano a uno Stato o a un fondo. Questa cosa non mi piace". Chiusura sul problema stadi, vera piaga tutta italiana: "Si deve partire da lì - ha auspicato il presidente del Coni - Sono stati bravi a Torino, così come Pozzo e Squinzi. Agli inizi degli anni '90 sono state fatte delle scelte sbagliate. Non solo noi nel tempo abbiamo commesso errori, penso alla Germania che prima del 2006 era depressa e non riusciva ad avere una Bundesliga appetibile. Poi i tedeschi hanno saputo valorizzare bene il proprio prodotto e gli impianti sono stati determinanti. Da noi gli stadi sono dei Comuni e le società non sono disposte a investire soldi su qualcosa che non è loro"

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