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Mancini: «Italia mai come Brasile e Spagna. Sacchi? Noi scappavamo...»
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Mancini: «Italia mai come Brasile e Spagna. Sacchi? Noi scappavamo...»

Il nuovo ct azzurro delinea la sua idea di Nazionale: «Arrigo ha cambiato il nostro calcio ma noi giocatori a Coverciano ci sedevamo in fondo all'aula per non stare vicino a lui. Impariamo dal Mondiale del 1982»

ROMA - «Da una grande delusione possono nascere grandi trionfi. I giocatori devono ricominciare a sognare. Deve essere l'Italia della rinascita». Questo il messaggio lanciato dal movimento calcistico azzurro il nuovo ct Roberto Mancini, intervenuto al talk "La Storia siamo noi" a margine dell'evento 'KickOff' di Coverciano. L'ex tecnico di Lazio, Inter, City e Zenit ha poi parlato della sua idea di Nazionale: «Arrigo Sacchi ha cambiato il calcio in Italia, ha dato qualcosa di molto importante al nostro movimento. Ma ricordo che noi giocatori arrivavamo a Coverciano di corsa per sederci in fondo all'aula e non essere vicini a lui. Diciamo che nel calcio ogni nazione ha il suo metro e il suo sistema, non possiamo e non potremo mai essere né giocare mai come una Spagna o un Brasile. L'Italia ha sempre avuto un suo sistema originale. In certi periodi, siamo stati anche più forti del Brasile per le finali mondiali conquistate. Speriamo di riprenderci nei prossimi anni tutte le soddisfazioni, con gli interessi. Forse in occasione dei Mondiali del 1970, del 1982 e del 2006 di talenti italiani ne avevano troppi, e tutti insieme. Oggi che ce ne sono meno si pensa che sia tutto più difficile. Bisogna solo aspettare un attimo, e avere fiducia».

 Mancini si è poi lasciato andare ad alcuni ricordi a tinte azzurre e sprona tutti a sognare grandi imprese: «Il Mondiale 1982 è stato un momento straordinario per la storia del calcio italiano. Avevo 18 anni, ricordo che in quel girone a tre c'era anche l'Argentina di Maradona. L'Italia non era favorita ma riuscì a trovare la sua strada. Non è detto che anche questa Nazionale non possa trovare la strada giusta».

 

LE ALTRE VOCI - Sempre sul tema del futuro della Nazionale maggiore sono intervenuti gli altri relatori della tavola rotonda. «Vincere aiuta a vincere, ma a volte le sconfitte fanno meglio di una vittoria. Mi auguro che dalla mancata qualificazione, arrivi la spinta per riportare la Nazionale dove merita», ha detto Gabriele Oriali, team manager dell'Italia. «Siamo capaci di rinascere, come italiani siamo per natura orgogliosi, e prossimamente le prospettive possono diventare incoraggianti», ha aggiunto Nicola Rizzoli, designatore degli arbitri di serie A. «L'Italia deve ritrovare la sua posizione nel Mondo giocando a calcio e giocando bene», è stato invece il commento di Fino Fini, medico della Nazionale di calcio dal 1962 al 1982.

 

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