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Serie C, il caso Vibonese: la società fa ricorso al Tar per la riammissione

Serie C, il caso Vibonese: la società fa ricorso al Tar per la riammissione
© Mosca

Il patron Caffo: «Non ce l'ho con nessuno, ma andremo fino in fondo». Il presidente di Lega, Gravina: «Ben vengano le società virtuose»

di Davide Palliggiano

giovedì 21 settembre 2017 14:36

ROMA - Vibonese sì, Vibonese no. I campionati sono ampiamente cominciati, ma c’è una squadra, quella calabrese, che non sa ancora dove giocherà: Serie C, dove era stata riammessa dalla giustizia sportiva, o in Serie D, categoria in cui è retrocessa sul campo al termine della scorsa stagione.

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COSA È SUCCESSO - Il Collegio di Garanzia del Coni ha rinviato al Tribunale Federale (che aveva dichiarato inammissibile il ricorso) la trattazione del caso sollevato dalla società del presidente Caffo che aveva chiesto la retrocessione del Messina all’ultimo posto in classifica dello scorso campionato di Lega Pro (per inadempienze amministrative) accogliendo il ricorso di Figc e Lega Pro contro la sentenza della Corte Federale d’Appello che dava ragione ai calabresi.

Se il Collegio avesse confermato la tesi dei giudici di secondo grado, la squadra sarebbe dovuta essere iscritta al campionato di Serie C. In altre parole si deve ricominciare daccapo o meglio si dovrebbe: perché il club del patron Caffo ha presentato ieri un ricorso al Tar del Lazio.

QUI VIBO VALENTIA - “Non ce l’ho con nessuno – spiega Caffo -. Ma se il ricorso sarà respinto sia dal Tar sia dal Tribunale Federale Nazionale allora penserò ad altre strade, che sia un procedimento civile o penale. Voglio solo quello che sono convinto sia un mio diritto. Se sono io quello che ha sbagliato, allora mi querelino pure. Il 5 giugno ho chiesto alla Lega una richiesta di accesso agli atti, ma mi è stata negata. Il Messina non ha mai presentato una seconda fidejussione (la prima era stata respinta, ndr) per l’iscrizione al campionato e i giocatori non hanno ricevuto neanche uno stipendio durante tutta la stagione”.

QUI LEGA - Il presidente di Lega, Gabriele Gravina, ci tiene però a precisare: “I giocatori del Messina non hanno ricevuto gli stipendi di novembre e dicembre e da marzo a giugno. Saranno però rimborsati dal fondo di solidarietà. Al di là di tutto, però, il presidente Caffo sa che io ero per l’allargamento a 60 squadre della Serie C. Sarei disponibile anche oggi ad accogliere la Vibonese, così come altre società virtuose. C’è però grande confusione attorno alla vicenda, ho negato l’accesso agli atti per un semplice motivo: la Vibonese ha chiesto di visualizzare non solo quelli del Messina, ma di tutte le altre società. Da presidente di Lega, cosa che è in mio diritto, mi sono sentito di respingere la loro richiesta. Al presidente Caffo, però, ho detto che quando vuole può venire qui in Lega e guardare da vicino le copie della fidejussione presentata dal Messina, società della quale la Lega è stata la prima a segnalare le sue inadempienze il 21 febbraio scorso”.

La fidejussione presentata dai siciliani, infatti, era decaduta per il fallimento di una delle società che aveva stipulato le polizze.  La Corte Federale d’Appello, accogliendo il ricorso della Procura federale, aveva già comminato due punti di penalizzazione in classifica – continua Gravina -, ma nell’ultimo giudizio non era nelle sue facoltà quella di decidere o meno la retrocessione del Messina”.

ANCHE A NATALE – Caffo, tuttavia, si dimostra ampiamente disponibile a far cominciare alla propria squadra il campionato “anche a Natale. La stagione è iniziata, ma siamo pronti a nostre spese a recuperare tutte le partite, a costo di dover retrocedere sul campo”. 

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