Le notti magiche di Totò Schillaci

L'attaccante che fece sognare l'Italia ai Mondiali del 1990
Furio Zara
2 min

Ci sono momenti nella vita di ognuno di noi che sono baciati dalle stelle. Abbiamo una luce addosso, talvolta ne siamo consapevoli, altre no, ma ai fini del risultato conta poco. Ci riesce tutto facile. Sono momenti che possono durare un attimo o un giorno, per Totò Schillaci la magia durò il tempo di un sogno: era l’estate del 1990, in Italia si giocavano i Mondiali, Gianna Nannini ed Edoardo Bennato cantavano a squarciagola un inno che – molti anni dopo – non abbiamo ancora dimenticato. Inseguendo un gol, e sull’onda delle 15 reti timbrate al primo anno in A con la maglia della Juventus; l’allora ventiseienne Totò Schillaci, palermitano del quartiere popolare San Giovanni Apostolo, venne convocato dal ct azzurro Azeglio Vicini come attaccante di scorta. Prima di lui c’erano Roberto Baggio, Luca Vialli, Andrea Carnevale e Aldo Serena. Ma, come abbiamo detto, ci sono momenti che non dipendono da noi: è una forza che ci trascina, così come avvenne a Schillaci, che in quel Mondiale, debuttò nella partita inaugurale dell’Italia all’Olimpico contro l’Austria. Entrò al posto di Carnevale, risultato di 0-0. Ci mise quattro minuti a segnare, di testa, il gol-partita. Da quel momento fu un crescendo di emozioni, Schillaci si caricò sulle spalle la nazionale e l’intera Italia, avanzando verso la gloria a suon di gol: segnò contro Cecoslovacchia, Uruguay, Irlanda, in semifinale con l’Argentina e anche nella finalina del terzo posto, contro l’Inghilterra. Si laureò capocannoniere del Mondiale con 6 reti, davanti al gigante ceco, e idolo del Grifone, Thomas Skuhravy. Poi tornò sulla terra, come dimostrò in seguito la sua onesta ma non più straordinaria carriera. Il suo momento magico era finito.


© RIPRODUZIONE RISERVATA