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Buffon: «Tocca ai vecchi portare l'Italia al Mondiale»

Buffon: «Tocca ai vecchi portare l'Italia al Mondiale»
© ANSA

Il numero uno azzurro: «Ai giovani chiedo maggiore sfrontatezza ma spetta a noi che siamo più esperti portare l’Italia fuori da questa situazione. Attaccare Ventura è lo sport di moda»

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 Ramazzotti e Santoni

domenica 8 ottobre 2017 07:00

Buffon, a Torino ha indossato la sua prima maglia di color azzurro dopo 20 anni in Nazionale, ma l’ha “festeggiata” con un risultato negativo. A mente fredda si è spiegato cosa è successo?
«Se avessimo vinto sarebbe stato meglio, ma sarebbe cambiato poco nella lettura della partita. Se si ha l’ambizione di migliorare e di essere protagonisti, noi all’interno dobbiamo analizzare una prestazione a prescindere dal risultato. E quella di ieri (venerdì, ndr) non è stata l’espressione migliore della nostra squadra».

Cosa vi è mancato?
«E’ stata una gara strana perché nel primo tempo non abbiamo fatto male e anzi abbiamo creato 3-4 occasioni e concesso loro solo un tiro. Nella ripresa ci siamo impauriti e non capisco perché visto che loro giocavano sempre allo stesso modo. Se ci hanno creato dei problemi, la colpa è nostra. E’ stata tutta una questione psicologica e in situazioni come questa dovrebbero essere i “vecchi” a guidare gli altri».

Qual è la ricetta per uscire da un momento così critico?
«C’è un bisogno immediato di risposte da parte nostra, soprattutto da parte di quelli con più esperienza. Mi ci metto io per primo: dobbiamo trovare il modo di dare risposte importanti fin da lunedì. Fa parte delle responsabilità del nostro ruolo e non bisogna scaricare il barile addosso ad altri: se sei considerato un veterano, un giocatore importante di una squadra, devi cominciare a fare il tuo, ad aiutare chi ha bisogno e poi vedrai che le cose andranno meglio».

In questo momento i giovani sono frenati, anzi zavorrati? Sarebbe utile un po’ più di incoscienza da parte loro?
«L’incoscienza aiuterebbe tanto, ma il mio punto di vista non cambia e lo ripeto: sta a noi più anziani dare una mano a chi non ha questa esperienza con un consiglio in campo o rischiando di fare una giocata in più anche a costo di prendersi dei fischi. Chi ha meno personalità e sfrontatezza va sostenuto».

D’accordo, però è innegabile che ultimamente i giovani in azzurro abbiano faticato. Si aspettava qualcosa in più da parte loro?
«Nella vita c’è un tempo per tutto e il ct ha intrapreso questa strada (quella del rinnovamento, ndr) che è l’unica possibile. Per un anno ci sono stati buoni risultati e si è vista una formazione che si stava evolvendo sulle ali dell’entusiasmo, ma è chiaro che i percorsi sono sempre graduali e quando un ragazzo sta vivendo un momento di difficoltà nel proprio club, ci sta che arrivi in Nazionale senza più quelle certezze grazie alle quali si era conquistato un posto al sole. La maglia azzurra pesa e giocare una partita da 90’ con l’Italia non è mai facile».

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