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Alla Juventus mancano ancora tre scudetti
© Juventus FC via Getty Images
Serie A
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Alla Juventus mancano ancora tre scudetti

La Juventus è più avanti anni luce, vincerà dieci scudetti di fila” (Sergio Berti, storico agente di calciatori, estate 2012). Quello che molti, troppi, continuano a non voler capire o accettare, ma che - primo fra tutti - De Laurentiis sa benissimo: sul piano tecnico, dell’esperienza e delle risorse, tra la Juve e il resto della compagnia non c’era e non c’è ancora partita, perciò il Napoli e Sarri hanno fatto un miracolo; meglio, trequarti di miracolo. Non hanno completato un’impresa simile a quella realizzata dal Leicester di Ranieri in Premier, sono però riusciti a tenere in vita fino a due giornate dal termine un campionato nato morto, o quasi.

Un passo indietro per risultare ancora più chiaro: la Juve veniva da sei scudetti di fila, due finali Champions in tre stagioni e tre coppe Italia consecutive (aggiungo che ha di nuovo conquistato la finale della coppa nazionale ed è stata estromessa da quella europea all’ultimo minuto da un rigore discusso), al gruppo vincente aveva aggiunto Matuidi, Douglas Costa, Bernardeschi e Szczesny, mentre il Napoli aveva soltanto conservato e la Roma sacrificato al bilancio lo stesso Szczesny, miglior portiere del campionato precedente, Rudiger e Salah, il fenomeno della Premier capace di trascinare il Liverpool dentro la finale più prestigiosa. E ancora: l’Inter aveva fatto di necessità FPF virtù, mentre il Milan si era impegnato in una costosa e complessa ristrutturazione.

Il gioco, l’idea, il lavoro, la disponibilità del gruppo e l’entusiasmo di una città hanno consentito a Sarri di procurare molta ansia alla Juve, che ha peraltro contato parecchi infortuni, ma alla fine tutti gli elementi elencati non sono bastati: a complicare il sogno grande ci si sono messe anche alcune decisioni arbitrali contrarie, ma tutto sommato ha vinto chi ne aveva di più, "di benzina" e non solo.

Quando lo stesso Sarri ripeteva, e l’ha fatto a più riprese, che “la Juve era superiore” c’era chi l’accusava di inventarsi degli alibi: sarebbe bastato analizzare individualmente il suo Napoli per dargli ragione. Prendo come parametro la caratura internazionale dei giocatori per sottolineare una volta di più che Reina, Albiol, Allan, Callejòn, Zielinski e Mario Rui, titolarissimi (il portoghese dopo il doppio infortunio di Ghoulam) non trovano posto nelle rispettive nazionali; lo stesso Mertens non è titolare nel Belgio, così come Insigne e Jorginho non sono impiegati con continuità nell’Italia; i soli punti fermi delle rispettive selezioni sono Hamsik, Hysaj, Chiriches e Milik, ma stiamo parlando di Slovacchia, Albania, Romania e Polonia. C’è anche Diawara, guineano.

Opportuno a questo punto ricordare il ruolo, l’esperienza e l’incidenza di Buffon, Chiellini, Khedira, Pjanic, Benatia, Mandzukic, Higuaìn, Dybala, Cuadrado, Marchisio, Barzagli, Alex Sandro, Lichtsteiner e Asamoah.

Con la Champions alla Juve, la Roma a Kiev e lo scudetto al Napoli avremmo certamente vissuto un’estate più bella e capace di farci digerire un Mondiale senza Italia. Ma il calcio non è fatto per accontentare tutti.

Grazie di cuore, Napoli. E Juve a meno tre dalla teoria bertiana.

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