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Ancelotti regala sempre un tempo
Serie A
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Ancelotti regala sempre un tempo

Senza un solo gol di Cristiano Ronaldo, la Juve se n’è gia andata in fuga salutando la compagnia da scudetto. Dietro di lei solo il Sassuolo e De Zerbi, un allenatore da tenere d’occhio anche dalle big. Il sorprendente e inatteso crollo del Napoli a Genova ha regalato un’altra gioia ad Allegri, che starà già pensando a dove potrà arrivare quando si accenderà anche il fuoriclasse portoghese. Ai primi di settembre, l’Inter e la Roma hanno già cinque punti di ritardo e tre li ha anche Ancelotti, a cui la terza rimonta consecutiva non è riuscita. Sarebbe stato davvero un primato storico se fosse riuscito a capolgere anche il verdetto di Marassi dopo quello dell’Olimpico contro la Lazio e del San Paolo contro il Milan: ma il Napoli stavolta non è proprio sceso in campo e non diamo subito le colpe al turnover imposto dal tecnico emiliano. Di Sarri, che sta dominando la Premier, si diceva che non cambiava mai e che spompava i giocatori, poi stremati nelle coppe. Lo ricordate tutti il Matador De Laurentiis? Tuonava contro le scelte di Maurizio e dovrà tacere adesso che Ancelotti fa l’opposto: a Marassi fuori Hamsik e Callejon, dentro Diawara e Verdi. Poi, sotto di due gol, via l’icona Insigne per Mertens, accompagnato anche dal vivace Ounas al posto dell’ex bolognese. Insomma, la legge di Ancelotti è chiara: nessuno è più intoccabile nel Napoli, anzi giocheranno tutti e anche spesso. Tremeranno le colonne erette davanti al povero Ospina: Koulibaly e Albiol, a lungo inguardabili e irriconoscibili, stanno diventando un caso?

Si sono riaccese le stelle della Lazio, ma solo a intermittenza. Un gol di Luis Alberto ha messo in ginocchio il Frosinone, che nel finale ha messo in crisi i biancocelesti creando i presupposti di un possibile pareggio. Dal Var è stata invece annullata la rete di Milinkovic che ha illuminato l’Olimpico soltanto in avvio, quando gli attaccanti di Inzaghi hanno sbagliato di tutto e di più. Compreso Immobile, nero come il riso di seppia quando è stato richiamato in panchina: è ancora presto per dirlo, ma ci sembra che la spensieratezza, la gioia e l’allegria che avevano spinto la Lazio fino alle porte della Champions nel maggio scorso siano qualità sparite. La Lazio divertiva e si divertiva, ora si trascina recitando un copione che forse avrebbe bisogno di qualche cambiamento dopo un mercato interpretato come il consueto compitino senza ambizioni: monotematica e ripetitiva, prima o dopo si consegna sempre agli avversari dal punto di vista fisico e tattico. Inzaghi dovrà inventarsi qualcosa. L’allegria e il divertimento, oggi, sono di casa a Firenze: Pioli con i suoi giovani talenti potrebbe ottenere risultati sorprendenti.

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