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Spalletti: «Mercato ok, ora risaliamo»

Spalletti: «Mercato ok, ora risaliamo»
© Inter via Getty Images

Lunga conferenza stampa del tecnico prima del match con il Crotone: «Icardi non è convocato, vorrebbe giocare, ma non voglio rischiare. Rafinha domani in campo»

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 Andrea Ramazzotti

venerdì 2 febbraio 2018 16:26

INVIATO AD APPIANO - Un'ora di conferenza stampa per spiegare il mercato e il momento dell'Inter: alla vigilia del match contro il Crotone Luciano Spalletti ha parlato a lungo.

Spalletti, come si esce da questa situazione?
«Dobbiamo guardarci allo specchio, senza maschera. E’ necessario lavorare in questo contesto qui e risolvere anche la situazione».

In queste condizioni si possono lanciare dei giovani?
«I giovani se li metti in un contesto che funziona tutto va bene, se invece le cose non vanno, hanno difficoltà. Bisogna stare attenti a quello che si fa».

L’obiettivo rimane la Champions? I tifosi continuano a chiederla…
«Dobbiamo avere le ambizioni perché le ambizioni ti fanno vedere tutto in maniera diversa. Noi abbiamo tutto per nutrire quest’ambizione della Champions e vogliamo arrivare in fondo con questo obiettivo in pugno. Ci saranno momenti come questo da superare, da buttarci dentro e trovare le soluzioni. Dobbiamo realizzare le nostre aspettative e raggiungere i nostri traguardi attraverso la nostra forza e le nostre potenzialità lavorando ogni giorno».

Come sta Icardi? Verrà rischiato?
«Non è convocato e da casa non può giocare. Lui vorrebbe giocare. Si poteva anche cercare un recupero fatto di incertezza, ma abbiamo optato per il futuro per non perderlo per più tempo. Emmers sarà convocato».

Si sarebbe aspettato un rinforzo in più in mezzo al campo?
«Si possono riprendere le interviste dall’inizio dell’anno e anche le mie risposte. O si fa finta di non capire oppure c’è un’altra volontà… Per quanto mi riguarda il vero smacco del mercato è non essere riuscito a proteggere i tifosi dalle false aspettative che vengono poi trasformate in grandi delusioni e di questo ne risentono gli sportivi. Si crea tra di loro un malessere che va verso i nostri colori e la nostra squadra. Oltre ad aggiungere confusione nella testa dei calciatori che da tutti i discorsi e i nomi fatti ne percepiscono un’idea che molti di questi saranno sostituiti. Io l’ho detto prima di iniziare la stagione: mi avete fatto dire che volevo dei calciatori e ora che sono deluso. Con me non parlate e raccontate quello che vi pare. Non ho mai detto che mi mancano dei calciatori: a Firenze ho detto che, dopo aver fatto giocare Santon centrale, mi serviva un difensore. I nostri difensori sono stati bravi a inserirsi in questi equilibri di mercato. Io sono in disaccordo con me stesso perché devo fare di più, non sono in disaccordo con i direttori. Il momento non è a posto e non va bene. Su questo potete dire cosa vi pare. Il fascino del “gli si è creato casino, vi piace”. Per noi è importante cambiare questo momento, ma ora bisogna sporcarsi le mani».

Come pensa di ritrovare quello sprint che manca a metà campo e sulle fasce?
«Le differenze sono sottili. Sembra che l’Inter si diventata la squadra che ha preso la forma del peggior giocatore. Si può cercare di assomigliare a quelle qualità che ci hanno permesso di essere giocatori e allenatori dell’Inter. Ho parlato di Ramires, ma da quando il presidente mi ha detto che non si poteva fare, per me è finita. Questo momento lo dobbiamo attraversare, spazzare via. Dobbiamo tornare a far meglio con gli elementi che abbiamo e con quel qualcosa di nuovo che abbiamo messo dentro. Perché “Rafa” ha qualità e l’ho trovato meglio di quello che pensavo nonostante un paio di allenamenti molto duri. Ci può dare qualcosa in più».

Gli screzi social possono minare l’armonia dello spogliatoio?
«I social funzionano così e mi sono fatto un appunto perché pensavo fosse la prima domanda. Queste cose, per come le raccontate, ci uniscono e si ride insieme perché sappiamo il discorso che c’è dietro, ma bisogna tener presente l’effetto che c’è sui tifosi che saranno 50.000 anche domani. E non sono pochi visto il momento che stiamo attraversando. A loro assicuro che hanno a che fare con professionisti che vogliono dare il massimo e riportare i tifosi in Champions League. Poi c’è da fare una riflessione intelligente su quello che comporta trattare queste cavolate a finestre aperte: ci sono delle cose personali che non vanno assolutamente portate nello spogliatoio e bisogna assolutamente non provocare inutili preoccupazioni ai nostri tifosi perché loro ci sostengono ogni domenica e sono lì a soffrire. Anche io scrivo e devo stare attento a non creare questi dubbi nei nostri tifosi. E’ chiaro che il tifoso, dopo tutti questi nomi di mercato fatti, vede calare il suo entusiasmo, ma sono sempre tanti e credono in noi».

Cosa si devono aspettare i tifosi? L’Inter può lottare per i massimi traguardi come in passato con la gestione Suning?
«Abbiamo tutti gli ingredienti per competere questo traguardo importantissimo e difficilissimo come la qualificazione alla Champions. I traguardi si possono raggiungere in più modi: lavorando oppure spendendo più soldi di quelli che abbiamo. Dobbiamo lavorare in maniera seria e corretta, dire le cose in maniera corretta e non ingannare la gente. Per quel che mi riguarda a fine anno si tira le somme e si fa il confronto su quello che è stato il rapporto: se è stato vero, intero e parziale».

Come si può riportare in alto l'Inter?
«Io davanti allo specchio vado a volto scoperto perché serve vedere l’espressione vera delle persone. E’ quella che fa la differenza. A noi non ci spetta niente di diritto: la storia dell’Inter è quella ma bisogna ricostruire un’espressione tosta. Le strade per farlo sono tante, ma non bisogna creare false aspettative perché sennò uno rimane deluso. Ramires mi è stato spiegato perché non è arrivato, su Pastore dovete chiedere a chi ve lo ha detto. Io ho fatto una battuta, ma ci sono dei numeri e degli stipendi che tra noi e il Psg sono diversi. E poi avendo già preso Rafinha…».

A due mesi di distanza dall’ultima vittoria, come si batte il Crotone?
«Bisogna essere forti, convinti che ci sono altre cose che ci hanno accompagnato a questa classifica. Bisogna riprenderle in mano. Troveremo un Crotone che ha un ritrovato entusiasmo e troveremo uno Zenga che è un grande professionista e un buon tecnico. Dobbiamo tenere il pallino in mano, costruire con velocità e qualità da dietro, non subire le loro ripartenze. I segnali positivi in allenamento li vedo adesso come li vedevo nelle scorse settimane… Dovremo fare qualcosa di più».

Si aspettava che il momento difficile potesse durare così a lungo?
«La tendenza quando non siamo fortissimi caratterialmente è di assumere la forma del momento che stiamo. Me lo aspettavo, ma non così lungo. Pensavo che fosse una cosa superata e invece… Pensavo che la squadra avesse acquisito un livello di forza mentale che invece non c’è. E invece bisogna raschiare il fondo del barile delle nostre possibilità. E non c’entrerà niente la mancanza di un giocatore o dell’altro. C’è da spaccarsi le unghiette dei piedi per riportare in superficie la nostra qualità. Siamo quarti in classifica e quest’anno in Champions vanno in 4… E’ tutto sotto controllo ed è tutto tranquillo a parte gli ultimi risultati che non sono stati positivi, ma anche domenica di tiri in porta non ne abbiamo subiti a parte il gol. Ora è necessario mettere davanti il bene dell’Inter».

Cosa significa non avere Icardi e avere Eder?
«Vuol dire che manca un grande cannoniere, ma abbiamo uno che sa palleggiare di più e creare il buco per l’inserimento per i compagni. Lega di più il fraseggio dei centrocampisti e in area andranno anche altri che di solito non ci si aspetta».

Rafinha è pronto per giocare una porzione di gara più consistente?
«O prima o dopo un pezzo di partita lo gioca».

Adesso, senza Pastore, chi tiene unito il gregge?
«E chi la doveva tenere? Un calciatore? E’ il gruppo che trova la soluzione. Abbiamo una spina dorsale vera fatta da Handanovic, Miranda, Gagliardini che è un ragazzo serissimo ed eccezionale, Perisic, Icardi e Candreva quando ha entusiasmo… Viene uno di fuori e prende in mano la situazione? Bisogna che sia uno top».

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