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Inter, Spalletti: «Il nostro avversario è la vittoria. Icardi dal 1'? Rischioso»

Inter, Spalletti: «Il nostro avversario è la vittoria. Icardi dal 1'? Rischioso»
© Inter via Getty Images

Il tecnico nerazzurro duro in vista della gara contro il Benevento. «Dobbiamo reagire con orgoglio» ha tuonato in conferenza stampa.

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di Andrea Ramazzotti

venerdì 23 febbraio 2018 15:58

INVIATO AD APPIANO - Luciano Spalletti ha parlato alla vigilia della gara contro il Benevento non lasciando margini alla sua squadra: domani sera servono i tre punti a ogni costo.

Spalletti, come ha preparato il match contro il Benevento di domani sera?
Lo abbiamo preparato con attenzione, ma l’avremmo preparata allo stesso modo anche se di fronte avessimo avuto il Real Madrid. Il nostro avversario è la vittoria e la dobbiamo ottenere a tutti i costi.

E’ attraverso le vittorie che possiamo riprendere il nostro cammino, che deve essere una marcia. Abbiamo fatto tutto quello che ci serviva anche in passato e dobbiamo metterci sempre qualcosa di nuovo per migliorare e crescere.

Sta iniziando a pensare al derby?
In questo momento non possiamo disperdere le nostre energie suddividendole sulle gare del campionato che mancano da qui alla fine. Il Benevento ha entusiasmo, ma noi dobbiamo vincere.

Icardi può giocare anche dal 1’ o serve prudenza con il freddo che ci sarà a San Siro?
Il clima non conta molto. Conta il clima suo… Ci sono ore a disposizione per decidere, ma caricarlo per 90’ o di un inizio di partita è un rischio che è meglio non correre. Domani faremo tutte le analisi corrette con i medici e poi valuteremo.

Le hanno fatto piacere le dichiarazioni di Antonello e Sabatini?
A me hanno fatto estremamente piacere non tanto per i giudizi nei miei confronti, ma per il modo di affrontare il discorso su una base di stabilità e conoscenza approfondita per creare un discorso importante. L’amministratore delegato ha detto cose interessanti che hanno fatto piacere a tutti e ora bisogna prendere una strada e mantenerla senza farci turbare dal risultato di una partita.

Rafinha può giocare per la prima volta dall’inizio contro il Benevento?
Abbiamo dovuto alternare il suo impiego e le tempistiche di allenamento. In settimana ha avuto anche un affaticamento muscolare e va valutata bene la questione. Oggi si è allenato anche se è stato un allenamento di una durata ridotta. La sua risposta non è totale per quel che riguarda il tragitto di questa settimana. Lo vogliamo comunque usare perché un giocatore importante.

Perisic e Borja Valero ha detto che pagano le difficoltà della squadra. Si aspettava qualcosa in più dal punto di vista fisico da una squadra come l’Inter che non gioca le coppe?
Chi gioca le coppe cambia i giocatori e non tutti giocano tutte le partite. Le difficoltà che stiamo passando adesso non hanno il nome di nessun singolo componente della squadra. Il problema è aver calato il pensiero di essere squadra forte e giocatori forti che possono vincere contro chiunque. Il momento bello e il momento brutto che abbiamo passato li abbiamo determinati noi. Le soluzioni le abbiamo noi, al nostro interno, e la difficoltà non è così insormontabile: dobbiamo credere nella nostra forza. Mi disturba la rinuncia a lottare fino in fondo, quella non mi piace. Anche in allenamento se uno sbaglia un tiro e poi sta a pensarci qualche secondo, quelli sono secondi persi per la causa. Alla fine però contano le idee e vedo che anche in queste settimana c’è la ricerca di soluzioni nuove. Adesso però il vento lo abbiamo davanti, ci soffia in faccia e ci rallenta, non ci spinge più come in passato alle spalle. Come serietà e professionalità, però, io la penso sempre come in passato: non ho cambiato idea perché l’ho scelto io e vedrete che renderà la vita difficile a tutti.

Si aspetta qualcosa in più dai leader del gruppo in futuro?
Non me lo aspetto, vedrete che dimostreranno di avere le qualità per essere dei leader di questo gruppo. Le squadre che lottano con noi hanno un valore assoluto importante, ma nel nostro caso non va bene il periodo di brutti risultati che stiamo attraversando. Vedrete che ci sarà una svolta: ho visto lavorare tutti in maniera corretta e ci sono segnali che stiamo cercando di scavare ancora più in profondità per cercare una reazione, un orgoglio da esibire.

L’Inter è una delle squadre che corre di più in A. Cosa è successo allora? La squadra ha perso voglia di aiutare i compagni in difficoltà?
Bisogna vedere come si corre. Contano le corse sopra una certa velocità: se arrivi, ma sei sempre in ritardo non conta se hai corso. Bisogna arrivare in tempo, non dopo l’avversario sennò non tu ci trovi niente. Sotto l’aspetto della brillantezza e della qualità dobbiamo migliorare. Qui tutti dicono “succederà questo perché qui succede sempre”. Ormai questo “tanto qui è così” ce lo abbiamo addosso e sembra un qualcosa che dobbiamo accettare, ma non è assolutamente vero. Vi faremo vedere che l’ambiente, il sistema e l’aria che respiriamo è diverso.

Che risposta si aspetta da parte della gente domani?
Da qui in avanti, per quelli che sono stati gli ultimi risultati, la gente viene e ti fruga nelle tasche, vuole vedere come siamo fatti veramente. Dobbiamo reagire, far togliere agli altri le mani dalle nostre tasche. Per quello che ci stanno dicendo, ci vuole più orgoglio. Direzioniamo i pensieri che ci riguardano in “te lo faccio vedere io…” sennò hanno ragione loro. Dobbiamo far cambiare l’idea e il giudizio nei nostri confronti con i comportamenti.

Ieri Sabatini ha detto: “Mi sembra giunto il tempo della sintesi alla quale nessuno si può sottrarre. Una sintesi brutale da adottare nello spogliatoio, in campo e in sala stampa, ma anche negli uffici di Corso Vittorio Emanuele II”. A cosa si riferiva?
Dobbiamo essere determinati a cambiare gli ultimi giudizi. Non ci vogliono i discorsi, ma i fatti. Ormai si sono spese tante parole: bisogna metterci qualcosa di toccabile perché le favole vanno bene fino a un certo punto. Bisogna arrivare alle soluzioni, fare dei punti e contro gli avversari, indipendentemente dal nome, dobbiamo vincere. Da qui alla fine sarà diversa la partita e la tattica, ma noi ogni partita la dobbiamo vincere.

Per Miranda vale lo stesso discorso fatto per Icardi?
E’ difficile che possa giocare 90’ anche se sta bene. Diventa fondamentale che Icardi, Miranda, Borja, Rafa… erano tutti lì e quando il dottore diceva “vediamo se possono stare in gruppo”, loro hanno risposto “noi si sta con la squadra”. La voglia di stare con il gruppo, di fare tutto senza andare a ricercare le cose parziali è una cosa importante.

Le dichiarazioni di Wanda Nara sono piaciute nello spogliatoio?
Ciò che ha espresso il nostro amministratore delegato è il pensiero stesso della società tutta e anche il mio. Noi non siamo singoli che rispondono. Tutti siamo d’accordo con quello che ha detto l’amministratore delegato e nello spogliatoio quello che ha detto Antonello è legge per tutti.

Icardi convocato

Ha visto segnali diversi rispetto alle scorse settimane?
Intanto domani siamo nuovamente tutti e anche chi non era al top si è buttato di nuovo dentro, ha voluto esserci ad ogni costo. Tutti hanno voluto prendersi un pezzo delle difficoltà che la squadra sta attraversando per superare il momento difficile. Questa volta siamo tutti dentro.

Ha pensato di cambiare modulo o di tornare sulle certezze del passato ovvero il 4-2-3-1?
Dopo aver fatto dei ragionamenti siamo convinti che il nostro atteggiamento tattico iniziale prende il meglio da tutti i nostri giocatori. Bisogna però essere pronti all’alternativa, a fare qualcosa di differente se il Benevento imposterà a tre e non a quattro.

Come è andato Brozovic questa settimana?
Sia la scorsa settimana che questa ha fatto le cose con la codina più bassa perché gli dispiaceva quello che è successo. Si è allenato forte la scorsa settimana e questa. Era tutto già chiuso quando uno si rende conto di aver sbagliato.

Com’è stato il percorso di Steven Zhang in questa stagione? E’ un po’… distante come dicono i tifosi?
Lui ha le qualità del presidente perfetto perché ti fa sentire enorme fiducia. E’ corretto e fa esprimere tutti al massimo delle loro qualità. Io mi sento a mio agio in questo ruolo e in società abbiamo persone che hanno dei ruoli e delle competenze per ricoprirli. Noi siamo a porto così. Lui ha disposizioni da parte della sua famiglia di andare a giro per il mondo per confrontarsi. E’ un ragazzo e una persona competente nonostante l’età che ha. Lui si fida di noi e siamo noi che dobbiamo esibire la cultura che ci ha assegnato per i ruoli che abbiamo. Qui ci sono tutte le caratteristiche per poter fare un buon campionato, poi noi stiamo attraversando un periodo bruttino e devastante, ma non siamo con la depressione addosso, quella che ti uccide e non ti fa reagire, state tranquilli non abbiamo quella malattia li. Troppo brutto questo periodo, troppo bello quelle precedente, ma l’obiettivo da raggiungere resta lì vicino e se ce la faremo o no, dipenderà da noi. Non dal fatto che il presidente è a giro per il mondo come gli è imposto dalla famiglia e dall’azienda che rappresenta.

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