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Gattuso compirà 40 anni martedì: «Istanbul, la più grande delusione»

Gattuso compirà 40 anni martedì: «Istanbul, la più grande delusione»
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Il tecnico calabrese ripercorre la sua lunga carriera: «Io non voglio mai perdere, neanche nelle partitelle con mio figlio»

 

domenica 7 gennaio 2018 16:23

ROMA - Trascorrere il quarantesimo compleanno in rossonero. Ci piace immaginare che fosse questo il sogno di quel giovane calciatore, tale Gennaro Ivan Gattuso, che dopo una breve esperienza scozzese ai Glasgow Rangers e alla Salernitana, nel 1999 approdò al Milan, quella che sarebbe stata la sua seconda famiglia. Dopo quasi 19 anni è ancora qui, questa volta come allenatore e non giocatore, con meno fiato e qualche chilo in più, ma sempre con la stessa grinta e voglia di lottare, che gli hanno procurato il soprannome di Ringhio, perché questa era ed è sempre stata la sua natura. Martedì Rino taglierà il traguardo dei suoi primi 40 anni, intensissimi, forse inimmaginabili a inizio carriera.

CAMPIONE DEL MONDO - Da giocatore ha vinto tutto quello che c'era da vincere: un Campionato del Mondo con la Nazionale (2006), oltre a un Europeo Under21 (2000), ma anche due Champions League, due Supercoppe Europee, due Scudetti, un Mondiale per Club, una Coppa Italia e due Supercoppe Italiane con la maglia del Milan (467 presenze, 11 reti). Se dovesse voltarsi indietro, oggi a 40 anni, Gattuso non potrebbe che ringraziare il destino ma soprattutto madre natura, che non gli ha donato due piedi finissimi, ma una voglia matta di competere con chi di talento ne aveva eccome. «Non voglio mai perdere, nemmeno quando gioco a pallone con mio figlio» ammette sorridendo Rino, facendo comprendere quanto sia il fuoco dentro ancora oggi, che è allenatore della sua squadra del cuore.

IL VALORE DELLA SCONFITTA - Forse è stato proprio questo il segreto, ovvero non essere mai appagato: «Ho tanti ricordi di questi 40 anni, ma voglio ricordare le sconfitte. Quando vincevo, non festeggiavo e pensavo già alla partita seguente. Soffrivo le sconfitte: Istanbul (finale di Champions League del 2005 contro il Liverpool, ndr) è stata una mazzata grandissima, l'ho vissuta proprio male. A Yokohama contro il Boca Juniors (finale Coppa Intercontinentale del 2003, ndr) un'altra serata bruttissima. Ricordo le sconfitte, anche perché le vittorie ti davano energia. Le sconfitte bruciavano, e servivano persone che ti dessero una mano per rialzarti. Devo dire che qui al Milan ce n'erano tante di queste persone in grado di aiutarti». La vittorie più belle in questi primi 40 anni per Gattuso hanno dei nomi e dei volti: la moglie Monica, conosciuta da giovanissimo in Scozia e portata con sè di nuovo in Italia, lei che era figlia di ristoratori italiani emigrati a Glasgow. La figlia Gabriela nata nel 2004 e Francesco, oggi undicenne. Rino grazie a loro è riuscito a vivere il passaggio da calciatore ad allenatore senza grossi traumi, anche se l'infortunio all'occhio (miastenia oculare) del 2011 è stata una prova durissima, che ha fatto venire a galla per l'ennesima volta la sua immensa resilienza.

REGALO - Martedì trascorrerà la giornata con la sua famiglia: «Spero che mia moglie mi regali una torta, e una bottiglia di Champagne o di vino rosso», facendo capire che ormai non pone più attenzione alla sua forma fisica. Gattuso non poteva chiedere regalo più bello, per vivere serenamente questo importante compleanno e pausa di campionato: «Farei cambio con la torta, se dovesse arrivare una vittoria con il Crotone» aveva ammesso venerdì in conferenza stampa. Beh, i suoi ragazzi lo hanno accontentato, ma siamo sicuri che una bella torta non mancherà di certo. Metà della propria vita trascorsa in rossonero. Gattuso non poteva immaginare un copione migliore per questa tappa . Solo una sosta di riflessione, prima di riprendere a correre e a ringhiare. Anche da allenatore. (in collaborazione con ITALPRESS)

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