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Serie A Napoli, il caso Gabbiadini divide il San Paolo

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Pochi spunti, cambio tra fischi e applausi, una chance sprecata

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di Antonio Giordano

domenica 16 ottobre 2016 08:57

NAPOLI - La prova del nove eccola qua: racchiusa nella freddezza, nell’aridità di numeri che rappresentano il tormento di Manolo Gabbiadini, cinquantasette minuti e statistiche da lasciar sfilar via in fretta, aspettando un’altra chanche. Fuori un’altra volta, ed è la quarta volta, ma senza che stavolta ci sia Milik a rappresentare il controcanto d’un centravanti che aiuti (però diversamente): la cronaca, avvinghiata all’opinione, sussurra d’una conclusione, di sette passaggi, dunque d’una presenza marginale all’interno del Napoli, mica dell’area di rigore. E però c’è dell’altro, c’è una fetta del San Paolo - la curva B - che al cambio, afferrando il disagio d’un uomo improvvisamente solo e sopraffatto dai fischi, applaude, sostiene, contesta i contestatori.

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DOUBLE FACE - Si discuterà, eccome sulla sua natura, sulla vocazione da centravanti (che gli viene riconosciuta da Sarri) o sulla tendenza a sapersi gestire meglio, nel tridente, partendo largo, come faceva con Benitez. E’ l’uomo che infiammerà le discussioni del bar sport, perché il “caso” - piaccia o no - è (ri)aperto da una prestazione che rimane asserragliata in quel cono d’ombra dal quale Gabbiadini è uscito solo a sostituzione avvenuta. E’ il suo momento, egualmente, ed avrebbe voluto che stavolta gli appartenesse la gloria o la gratificazione, non certo questo sabato (e questa) domenica da attraversare interrogandosi ancora sul modulo, sui movimenti, sulla capacità di entrare nel Napoli, di prenderlo o almeno di condividerlo.

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