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Da Kloc a Bomber: ecco Dzeko, l'incompreso

Da Kloc a Bomber: ecco Dzeko, l'incompreso
© Getty Images

In Repubblica Ceca da trequartista è diventato un centravanti vero

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di Stefano Piccheri

lunedì 3 agosto 2015 14:23

ROMA - Il Kloc in gergo bosniaco è il lampione da marciapiede, il palo che sorregge i cartelli stradali, il tronco di legno, qualcosa di statico, alto e poco mobile. Dzeko era chiamato Kloc in Bosnia e ne ha fatta di strada, dallo Zeljeznicar di Sarajevo, passando per la Repubblica Ceca, la Germania e l'Inghilterra, ora è arrivato in Italia. La Roma attende Edin Dzeko, i romanisti ancora di più, con buona pace di tutti i suoi primi tifosi che lo chiamavano proprio Kloc, lampione. Beh, l'altezza può esser quella, i suoi 193 centimetri sicuramente in campo si fanno notare. E magari da ragazzino questo centrocampista offensivo (si, proprio trequartista ha cominciato!) non poteva rubar l'occhio per agilità, reattività e velocità sul breve. Un centrocampista d'attacco ben diverso dagli idoli dell'ex Jugoslavia di quel periodo, gli Stojkovic o Savicevic già a fine carriera, idoli poi diventati nemici della Bosnia per colpa della dannata guerra.

VIA DA CASA - La guerra Dzeko l'ha vissuta a casa, nel dramma più assoluto di uno dei tanti bambini di Sarajevo, che non è riuscito a fuggire da bombe e proiettili, quelli i cui rumori e sibili ti fischieranno a vita nelle orecchie: «Non volevo lasciarlo andare a giocare per strada. Avevo paura che non tornasse più», ha raccontato mamma Belma. Ma la tecnica sopraffina del 'lampione' Dzeko, la sua velocità di gambe, quelle caviglie reattive che gli permettono di dimenarsi anche nello stretto, non hanno lasciato certo indifferente l'allenatore dei ferrovieri dello Zeljeznicar, il ceco Jiri Plisek, che se ne torna in patria proprio insieme al ragazzino bosniaco e lo fa acquistare dal Teplice. La famiglia di Edin si fida e lo lascia partire e lui lascia allo Zeljeznicar nel 2005 a 19 anni la misera eredità di 5 gol. Mister Plisek va ad allenare nella seconda divisione ceca, all'Ústí nad Labem e si porta dietro il suo sconosciuto pupillo. Ma gli cambia ruolo: in Repubblica Ceca Edin diventa un centravanti, quell'altezza e quelle capacità tecniche vanno sfruttate vicino alla porta. Risultato: 5 gol in 15 presenze e dopo soli 6 mesi il Teplice se lo riprende, il lampione bosniaco ha cominciato a far luce vera in campo e nella massima serie ceca piazza in tutto 16 gol in un anno e mezzo. L'allenatore Vratislav Marecek stravede per lui, lo considera un potenziale fenomeno per il futuro; un futuro, quello di Edin Dzeko, che mister Marecek non potrà mai vedere, stroncato da una leucemia fulminante in pochi mesi a campionato finito.

LA FAMA - Il resto è storia nota. A Felix Magath, tecnico del Wolfsburg, fischiano le orecchie e lo porta in Germania, a far gol, il suo nuovo lavoro. In tre anni e mezzo di Wolfsburg realizza 85 reti in 142 partite, che lo portano diretto al City, dai petroldollari della Premier League. A Manchester i gol continua a farli, il posto da titolare non è sempre il suo, ma il vizio più importante in campo non lo perde ediventa pure il miglior realizzatore della storia della nazionale di Bosnia. Alla Roma si porterà dietro pure la fama di playboy che lo segue ovunque. La sua compagna è da urlo, la modella connazionale Amra Silajdzic, con la quale forma la coppia più nota e chiacchierata di Bosnia. Quella Bosnia che non può uscire mai dal cuore di chi vi è nato in periodi tosti. Dzeko è ambasciatore dell'Unicef e a Manchester si è distinto per aver preso a cuore, sostenendo moralmente ed economicamente, un ragazzino bosniaco afflitto da una malattia all'intestino rara e mortale, operato con successo e scampato miracolosamente al morbo. Ma 'Kloc il lampione' la sua luce ha imparato ormai a farla ovunque, non solo in campo.  

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