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La Roma e il rientro di Totti

La Roma e il rientro di Totti
© ANSA

La Roma senza Totti sta giocando bene. Eppure al suo rientro il Capitano potrebbe essere prezioso scendendo in campo nel secondo tempo.

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mercoledì 11 novembre 2015 11:07

ROMA - La Roma sta giocando bene e, tranne alcuni brevi ma gravi episodi di disorientamento difensivo, vince, segna, crea molte azioni da gol, entusiasma e dà spettacolo. Per di più, nonostante le amnesie, ha tuttora la concreta possibilità di andare avanti in tutte le competizioni (salvo nuovi deprecabili disorientamenti).

Fra pochi giorni ritorna disponibile dopo un infortunio il suo Capitano Francesco Totti.

Fra i giocatori che hanno giocato in Italia nell’ ultimo mezzo secolo, al suo livello (ma con durata minore) ci sono stati Maradona (un gradino più in alto), Baggio, Platini, Van Basten, Buffon e pochissimi altri, talmente pochi da potersi contare sulle dita di una mano che abbia perso qualche dito. 
Pur non avendo giocato sempre da punta, ma anche da rifinitore, trequartista,  e regista, è, dopo Piola, il  calciatore di tutti i tempi che ha segnato più reti nel campionato italiano. Non è male, no?
C’è però il problema a tutti noto: il capitano in campo gioca con calciatori che hanno in media fra 10 e 15 anni meno di lui. E questa disetaneità si vede negli scatti improvvisi, nelle corse di 30-40 metri, nei recuperi, nella continuità, nei tempi di comparsa della stanchezza.    
Per il resto Totti va benissimo: il talento è immodificato, l’intelligenza di gioco anche, i lanci di prima gli riescono come sempre. Anzi rispetto a quando era più giovane ha un maggior “mestiere” e un miglior autocontrollo verso avversari,  arbitri e provocazioni.

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CHE FARE? Ed ecco il dilemma Shakespeariano: che fare? mettere in squadra il capitano togliendo uno degli attuali titolari che così bene stanno funzionando? Oppure lasciare fuori squadra il miglior calciatore mai avuto e tutt’ora con grandi doti?
Il Maestro Garcia avrebbe una soluzione, ma sinora la ha adottata poco: farlo entrare in campo fra il 60° e il 70° minuto, quando tutti gli altri, compagni e avversari, sono stanchi e per questo i 10,15 o 20 anni di differenza anagrafica muscolare divengono molto meno evidenti.


Vi sarebbero vantaggi in tutti i casi: 1) quando è necessario segnare per vincere o pareggiare, viste le sue doti di combattente, realizzatore e uomo-assist; 2) quando c’è bisogno di difendere il risultato acquisito, tenere palla e se necessario guadagnare tempo, calci d’angolo e falli laterali vicino alla bandierina della porta avversaria (quanti gol nel recupero ha evitato in questo modo e quanti ne sono stati presi in sua assenza!);  3) anche quando il risultato sembra acquisito (ma potrebbe non esserlo) per offrire agli spettatori lo spettacolo e a Lui la possibilità di aumentare ancora il numero di partite e di gol con la unica Squadra della sua Vita.

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