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Roma, Di Francesco: «I giocatori hanno capito che conta più il gruppo»

Roma, Di Francesco: «I giocatori hanno capito che conta più il gruppo»
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L'allenatore giallorosso: «Volevo portare le mie idee senza stravolgere, ora certe idee sono entrati nella testa dei calciatori, ma anche dell’ambiente»

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giovedì 7 dicembre 2017 09:53

ROMA - «C’è una bella atmosfera. Vengo volentieri la mattina nel mio ufficio, passo e saluto tutti. Quando vai a lavoro e sei così l’ambiente è sereno». Eusebio Di Francesco è soddisfatto del percorso ottenuto alla Roma fino a questo momento. «Volevo portare le mie idee senza stravolgere - dice l'allenatore giallorosso ai microfoni di Roma Radio -, ora certe idee sono entrati nella testa dei calciatori, ma anche dell’ambiente. Vivo la stessa sensazione a Trigoria, mi auguro che rimanga per tanto tempo anche nelle sconfitte, dopo la vittoria o la sconfitta bisogna comportarsi uguali. In certi ambienti le sconfitte possono far svoltare, come a noi col Napoli. Dal punto di vista mentale nel cambio di rotta ci ha dato tanto».

CAMPIONI E TURNOVER - Dal comportamento con i campioni alla cura del turnover: «Il campione vuole chiarezza, coerente. Le competenze però sono importanti, devi far vedere che lo sei. Sono più aggiornati, cercano quel qualcosa in più, non è come una volta. La gente si deve informare di ciò che fa negli allenamenti l’allenatore, è un percorso. Il lavoro dell’allenatore è settimanale, più che solamente nella parte finale». Sono tutti partecipi... «L’allenatore sa qual è la formazione tipo, ma in tutti c’è un percorso, che a volte qualcuno supera le aspettative. Hanno capito il turn over, ma non è tutto. Hanno capito che conta più il gruppo, il risultato di squadra rispetto al singolo. Viene fuori l’aspetto individuale ogni tanto, perché li capisco, anche io sono stato dall’altra parte, ma mi fa piacere aver alleviato questo aspetto».

LE SCELTE - «Noi abbiamo fatto una scelta di prendere due titolari, anche se non sono giocatori identici. L’idea era quella di prendere più giocatori possibili, non metto mai tutti giocatori nuovi insieme, cerco sempre di mischiare, ci sono caratteri diversi, anche di personalità e di leadership. La sconfitta di Vigo era troppo presto, era un momento particolare, sono stato massacrato. Vi assicuro che quella partita l’ho vissuta con serenità». Non si accontentano... «Roma è questa, con i pregi e con i difetti. Si va oltre a quello che è il momento. Dobbiamo esaltarci, ma il troppo, come tutte le cose, non va. Rosicone o non rosicone, cerco sempre di dimostrare di essere valido, vale nel lavoro di tutti».

GIOVEDI' GNOCCHI - «Se il giovedì ho una formazione in testa? No, il giovedì gnocchi (ride, ndr). Sì, tendenzialmente sì. Ho instaurato un buon rapporto dove mi dicono anche loro se non sono in condizione, magari non ha 90 minuti nelle gambe o pulito totalmente. E’ la miscela giusta, mi danno un feedback. A volte invece scelgo ugualmente, perché magari lo ritengo indispensabile. Prima del Chelsea stavano tutti bene (ride, ndr), non te lo diranno mai che stavano bene. Anche Karsdorp con mezzo allenamento ha detto che era pronto».

DA PAPA FRANCESCO - «Se ho visto le partite? No, ieri sono andato dal Papa. Ci tenevo, poi la sera sono stato a cena in famiglia. Io stacco tantissimo dal mio mondo, bisogna vivere con qualità e non quantità. Devi essere concentrato al momento giusto, ma vivere solo di quello».

GLI AVVERSARI - «Quanto pesano le caratteristiche dell’avversario nelle scelte? Viene in un secondo momento ma sono importanti. Loro devono sapere chi hanno davanti. Il Qarabag ha cambiato formazione, mettendo Izmailov e non avevamo fatto vedere immagini su di lui. Prima della partita abbiamo fatto vedere a Florenzi e Kolarov qualche minuto su di lui. Le nostre regole di calcio non cambiano rispetto all’avversario, ma solo piccolezze che ti possono aiutare. Se Kolarov ha mangiato il dvd dopo il video che gli avete fatto vedere? Anche questa è una condivisione. Gli è stato chiesto se voleva. Avevamo deciso per mostrargli un minuto e ne ha voluti vedere quattro, anche questo è un esempio».

MIGLIORAMENTI - «Possiamo migliorare? Alla ricerca della verticalità. A volte le giocate vanno forzate, chi non fa non sbaglia. In due partita abbiamo tirato tante volte, ma qualche gol in più si può fare».

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