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Radja, il cigno nero
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Roma
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Radja, il cigno nero

Chiedetevi perché i tifosi lo amano. Perché i compagni lo amano. Tutti. Dai caciaroni come Manolas a quelli come Pjanic. Lo amano l’ironico Totti e il passionale De Rossi. Lo amano intanto perché uno come lui non ci sarà più. Non andrà al Mondiale, peggio per il Mondiale

Si può amare il cuore selvaggio di Radja Nainggolan, senza sentirsene minacciati? Senza essere la sua donna, la sorella prediletta o uno dei tanti amici? Si può, se non ti chiami Roberto Martinez, fai l’allenatore di calcio e hai preferito convocare le tue fobie piuttosto dell’uomo che avrebbe sputato anche il sangue che non ha per aiutarti a vincere il Mondiale. «Escluso per motivi tattici». Il pianeta si tiene la pancia dal ridere. Lui, Radja, non ride. E non riderà per un pezzo. Ora sa cosa vuol dire sentirsi squartato. Ma sa anche che passerà. Forse è già passato. Tutti i Martinez del mondo non saranno mai un’ossessione per uno come lui, tutt’al più l’occasione di un tweet. Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno e ogni Cristo scenderà dalla croce, a cominciare da lui. Radja lo sa bene. Da quando vedeva sua madre ammazzarsi di fatica e se stesso rubare cose per mangiare, con la stessa destrezza stradaiola con cui oggi ruba palloni. Non sto qui a sprecare ciance. Non ho mai scambiato nemmeno un bacio a messa con Radja. Non mi serve per sapere che sto dalla sua parte. Uno come lui non c’era e, per fortuna, lo hanno inventato anche se mai convocato. Uno come lui, Radja, io lo convoco in tutte le nazionali e le osterie del mondo. Che si tratti di vincere o di perdere. Lucidi o “mbriachi fracichi” alla meta. Ignorati o filmati.

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