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Ricominciamo da Zaniolo
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Roma
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Ricominciamo da Zaniolo

Il tempo di sospirare. Due secondi. Batistuta e Totti insieme in tribuna al Franchi sono il ponte con un passato non così lontano e mai così lontano. La tentazione di deprimersi. Quella classifica, un pugno nell’occhio. Un secondo. Tre in tutto, non di più. Subito dopo, giusto precipitarsi a pensare positivo, e non solo perché Mosca è così vicina. La buona notizia non è lo strameritato punto (tre non sarebbero stati uno scandalo), ma una Roma mai così viva, mai così cattiva, che ci crede sempre, che non si sconforta mai, anche quando tutto le gira contro. Nel giorno in cui, tra giocatori infortunati, latenti e disadattati, orfana del suo guru De Rossi, si annuncia mai così fragile e dubbiosa di sé, la squadra di Eusebio apprende di avere un futuro.

Giusto che a trovare il pareggio sia stato il sinistro di Florenzi, di gran lunga il migliore e capitano vero, in assenza di quello verissimo. Il vantaggio viola era la conseguenza di un rigore molto casuale (l’errore di Ünder) e molto impalpabile, sanzionato da Banti e firmato da Orsato in veste Var (tra lui e la Roma mai stata simpatia, eufemismo). Rigore che capovolge la logica di una partita fin lì dominata dai giallorossi, nell’occasione fasciati di un elegantissimo grigio. Quel palo sulla punizione di Pellegrini era il parto di una strega. Con tutta quella densità di corpi e spigoli, quella palla entra ventotto volte su trenta.

Dentro un insieme che ha giocato da squadra, il nome che s’impone è quello di Zaniolo. Al suo esordio da titolare, sessanta minuti che sono molto di più di una promessa. Personalità, corsa, inserimenti, tecnica. E un quasi gol negato dal suo coetaneo Lafont. Ma tutti, a cominciare dal sottovalutato Juan, concentrati e decisi a essere gruppo. La conferma che quanto ha detto Di Francesco alla vigilia è oro colato. Baloccarsi con i numeri e gli schemi è roba da dilettanti onanisti. Decisivo è l’atteggiamento, quello che hai nella testa. Fin qui Eusebio si è dannato da turafalle di un mercato che fa acqua da tutte le parti. Da Firenze in poi può immaginare di fare finalmente il mestiere che gli piace. Costruire una realtà. Basta piangersi addosso, basta immaginarsi di essere quello che non sei più. La Roma può guardare virilmente il buono che c’è in lei e lasciarsi il resto alle spalle.

L’altra buona notizia arriva dalle maglie viola. Questo Gerson, solo di passaggio a Firenze, comincia a somigliare a quel giocatore immaginato un giorno da Walter Sabatini.

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