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Esclusivo: il nuovo Parma spiegato dai tifosi

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© LaPresse

Viaggio tra i sostenitori del club passato in un decennio dallo sfarzo dell'Europa alla polvere del fallimento e al declassamento coatto

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 Francesco Colla

martedì 30 giugno 2015 10:12

PARMA - "Canteremo fino alla morte, inneggiando ai nostri color!" Una lunga scritta blu vergata sul giallo d'obbligo affissa allo stadio Tardini "chiuso per lutto" ammonisce che nonostante tutto qualcuno non molla. Uno sparuto turista la fotografa, folkloristica avrà pensato.  Poche centinaia di metri e si arriva all'antica fortezza cittadina: sotto un bastione se ne sta rintanato il Bar Gianni Parma Club Cittadella Crociata, storico ritrovo di tanti sostenitori del club passato in un decennio dallo sfarzo dell'Europa alla polvere del fallimento e al declassamento coatto.

Difficile, per una tifoseria dal palato raffinato sia a tavola che allo stadio, adeguarsi agli standard che imporrà il nuovo corso e gli eroi cittadini che giganteggiano sulle pareti del Gianni (Alessandro Melli in primis) son un monito perenne di un volo d'Icaro pallonaro difficile da digerire quasi come un carrello dei bolliti. Ma è inutile piangere sul latte (o lambrusco) versato, avanti a testa alta. Sul futuro le opinioni sono discordi, ma sulle colpe c'è un plebisicito: Ghirardi e Leonardi. Loro i responsabili, punto e stop. Inutile indagare oltre, che le fattezze generose dell'ex Presidente inducono gli astanti a poco edificanti paragoni zoologici.

Per il resto siamo in Italia e uno squisito campanilismo riesce a dividere gli animi del piccolo mondo antico anche quando servirebbe unità e concordia. Ad esempio: la cordata Parma Calcio 1913 guidata da esponenti dell'Unione Industriali (tra cui Barilla, Dallara e uno dei più importanti costruttori della città, Pizzarotti, che è solo omonimo del sindaco M5S) perché non è intervenuta "illo tempore" salvando squadra e città dall'incubo del papocchio Manenti e collaterale pista albanese? Stefano, dietro il bancone, assolve in pieno "Nessuno si poteva muovere prima accollandosi i debiti della società". Vero, raccogliere 3 o 4 milioni per affrontare la D è un conto, tirarne fuori decine per poi spenderne altri per la B è un altro. Ma il sospetto della mossa mediatica smuove la malizia di alcuni, come Emanuela, che in virtù di vent'anni d'abbonamento alla nord ha imperituro diritto di parola: "Il dubbio è che la cordata degli industriali, che prima d'ora non hanno mai avuto nessun interesse nei confronti della società, sia stata preparata in tempi non sospetti, facendo poi bella figura con poco. Per carità, da un lato avere nomi così solidi e importanti alle spalle è un sogno che si realizza, dall'altro c'è la sensazione che facciano beneficenza e non abbiano ambizioni di riportare il Parma in alto". La questione è calda, perché i personaggi in ballo sono importanti e danno lavoro a tanti: "I Barilla hanno fatto tanto per la città - sostiene Matteo, un colosso di professione parrucchiere - la beneficenza l'han sempre fatta e non per farsi pubblicità".

La cordata incuriosisce, anche per la questione dell'azionariato diffuso: con 500 euro potresti diventare socio del club e dire la tua. La stampa locale ha pubblicizzato molto la novità, sostenendo che le richieste di sottoscrizione popolare siano già un centinaio, parecchie provenienti dai club. Ma al Cittadella Crociata non ne sanno nulla: "Nessuno ci ha contattato o detto a chi bisogna inoltrare la richiesta" chiude Stefano prima di rimettersi a spinare una birra, che il calcio è passione, ma business is business.

Gli Industriali da una parte, gli imprenditori della famiglia Corrado dall'altra, che pare godano del sostegno del capitano Lucarelli. Chi per quelli, chi per quest'altri, Montecchi e Capuleti proliferano anche fuori dai confini scaligeri. In mezzo i fedelissimi, i Boys, che non si schierano, basta che si giochi. Incertezza, delusione, speranza ma anche sano entusiamo: "Io torno! - tuona Davide, altoatesino naturalizzato emiliano - Faccio l'abbonamento e vado. Sarà più divertente, andremo in trasferta qui vicino e almeno ne vinceremo qualcuna (ride Ndr)". Che alla fine è gente gioviale e godereccia e i lati positivi si trovano sempre: invece di giocare all'Olimpico o allo Stadium si andrà nelle province limitrofe in maltrattati campi tra argini e zanzare. Ma certe trattorie di campagna...

E tra una fetta di culatello e una malvasia qualcuno rimette la questione dove dovrebbe stare. A livello di gioco: prestigioso, milionario, mediatico, a volte corrotto, ma pur sempre un gioco, (forse) il più bello del mondo. "Ripartire dalle basi può essere positivo - afferma Tommaso - E' giusto resettare il sistema, nel calcio si è esagerato troppo.  Quelli veramente interessati e attaccati alla maglia rimarranno e scremeremo i tifosi che non servono. E noi andremo a Correggio a testa alta come fosse San Siro". Luci a Correggio, dunque.

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