Kramer, il jolly di Löw scoperto da Völler

E’ un centrocampista, ha 23 anni e ha giocato nell’ultima stagione con il Borussia Moenchengladbach, ma il suo cartellino è di proprietà del Bayer Leverkusen, che ha come direttore sportivo l’ex centravanti della Roma. Kramer è una delle novità della Germania, semifinalista per la quarta volta consecutiva in un Mondiale.
Stefano Chioffi
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ROMA - Il risultato è da almanacco del calcio: la Germania ha raggiunto per la quarta volta consecutiva la semifinale di un Mondiale. Dal 1930 non era mai successo, un capolavoro che non era riuscito neppure al Brasile di Pelè. La partita che ha cambiato la storia è stata quella con la Francia: dentro o fuori. Il gol di Hummels ha spinto la Germania ancora una volta ad accomodarsi tra le quattro regine. Ma è dal 1990 che i tedeschi non vincono la Coppa. Nel 2002, in Giappone e Corea, si arresero in finale al Brasile di Ronaldo. Nel 2006 persero la semifinale con l’Italia di Lippi. Nel 2010 tornarono a casa con la medaglia di bronzo, dopo aver battuto l’Uruguay di Tabarez. E adesso? Joachim Löw, il ct primatista, proverà a rovinare la festa alla Seleçao, ancora scossa per le lacrime e l’infortunio di Neymar. Löw resterà in ogni caso sulla panchina della Germania: la sua conferma ha gà il timbro della federazione. Si sarebbe dimesso, invece, se la partita con la Francia avesse preso un’altra piega.

 

L’ATTESA - A Belo Horizonte, domani sera, per mettere il freno al Brasile: ecco la missione del mago Müller, di Kroos (prenotato dal Real Madrid) e di Klose, l’altro uomo da record (quindici gol ai Mondiali, eguagliato Ronaldo). C’è da vendicare il ko di dodici anni fa in Giappone. Una sfida da kolossal. E’ la nazionale dei grandi equilibri, quella di Löw, che ha ammesso di aver tratto qualche ispirazione dal tiki-taka introdotto da Guardiola nel Bayern Monaco. Il ct ha resistito in silenzio alle polemiche legate al ruolo di Lahm, regista (come nel disegno tattico di Pep) oppure terzino. Dibattiti e discussioni che non hanno distratto una Germania di cemento armato. Ma il merito di Löw, in questo mondiale, è stato anche quello di aprire la strada a un paio di giovani di valore. 

 

I GIOVANI - La forza supplementare tedesca va ricercata nella qualità dei ricambi e nella maturità dei suoi nuovi innesti: dal difensore Shkodran Mustafi, già protagonista nella Sampdoria (prima con Delio Rossi in panchina e poi con Sinisa Mihajlovic), al mediano Christoph Kramer, inserito nella lista dei 23 e pronto a farsi largo nei momenti bollenti, come durante la gara con l’Algeria, negli ottavi di finale. Un centrocampista completo, che ha una buona visione di gioco e che garantisce solidità in fase di filtro. Ha ventitré anni, nell’ultima stagione ha indossato la maglia del Borussia Moenchengladbach, guidato da Lucien Favre, ma il suo cartellino è di proprietà del Bayer Leverkusen, pilotato dietro la scrivania da Rudi Völler, ex centravanti ed ex allenatore (per poche settimane) della Roma. Kramer ha disputato trentatré partite in campionato con il Borussia Moenchengladbach e ha segnato tre gol contro l’Hannover, il Mainz e il Wolfsburg. Ha convinto il ct Löw con un finale di stagione molto positivo: Kramer cattura tanti palloni, è alto un metro e 89, in alcuni momenti della gara si trasforma in un difensore centrale: sui calci piazzati sfrutta il suo fisico e di testa prende in consegna gli avversari più pericolosi. Era stato già girato in prestito per due stagioni (dal 2011 al 2013) al Bochum. Löw lo considera un jolly, ne apprezza la continuità di rendimento, l’applicazione, la generosità. Nella Germania delle quattro semifinali di fila c’è stato spazio anche per Kramer, nato a Solingen il 19 febbraio del 1991 e seguito da diversi club stranieri, pronti a bussare alla porta del Bayer Leverkusen, che ha un contratto con il centrocampista fino al 2017. Völler deciderà dopo il mondiale il futuro del centrocampista, cresciuto nella scuola-calcio del BV Gräfrath e tesserato dalla società di Leverkusen quando aveva otto anni. 


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