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5Hydra eSports: intervista a Francesco Albanese!

5Hydra eSports: intervista a Francesco Albanese!

Abbiamo intervistato Francesco "God Kira" Albanese, presidente ed head coach dei 5Hydra, in merito alla nascita e alla gestione del progetto competitivo targato Games Kingdom, l'unica squadra non di Lega Prima (compete nella serie cadetta Lega Seconda) riuscita a qualificarsi al PG Nationals Predator.

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mercoledì 14 febbraio 2018 12:49

Ciao Francesco, come e dove nasce il team 5Hydra?

Francesco Albanese - L’idea nasce dall’apertura della sala LAN Games Kingdom a Bergamo e dai giocatori della città e provincia. La squadra è nata poi in modo formale nel Gennaio 2017: prima di allora era solo un progetto amichevole che gradualmente è diventato più serio e competitivo. Siamo partiti dai “tornei dell’oratorio”, come gruppo di amici che voleva solo divertirsi e migliorare come squadra, per poi arrivare fino alla possibilità di competere con i migliori. Il punto di partenza è stata la struttura della sala LAN e la voglia di impegnarsi per tirare fuori il meglio dai giocatori locali.

Dunque secondo voi c’è ancora spazio in questa realtà per squadre e progetti che “partono dal basso”, a differenza di altre squadre che mettono a disposizione sin da subito grandi investimenti?

F. Albanese - Certamente sì, e il nostro percorso lo dimostra. Abbiamo sfruttato la sala LAN come gaming house in cui i ragazzi si trovavano e si allenavano quotidianamente. Sin dall’inizio la nostra idea è stata quella di portare nuove leve nel panorama italiano, dare la possibilità a nuovi giovani di migliorare e fare esperienza. Non conoscevamo nessun giocatore famoso se non di nome, e la nostra squadra è stata costruita proprio a partire dai ragazzi del luogo.

Solamente dopo abbiamo iniziato ad allargare lo staff e man mano ci siamo avvicinati a competere con le principali realtà nazionali. Il nostro sistema non dilapida risorse insomma, e varia in base al torneo o all’obiettivo che ci poniamo di volta in volta. In questo modo possiamo investire, certo, ma in modo mirato e limitato, altrimenti si rischia di scommettere troppo e perdere tutto. Passo dopo passo, arriveremo fin dove potremo arrivare; non so se le altre squadre hanno fatto meglio di noi in questo senso, ma il nostro progetto ha funzionato.

Pensi che al momento la vostra strategia di mercato stia funzionando?

F. Albanese - Al momento sì, e i risultati ottenuti lo dimostrano. Realisticamente è probabile che arriveremo ad un punto in cui tutte le organizzazioni avranno bisogno di sponsor che permettono di aumentare la professionalità e crescere sempre di più nell’esport.

Anche Alessandro Sesani, team manager del Team Forge, mi ha dato risposte molto simili riguardo alla volontà di dare esperienza ai ragazzi per quanto riguarda l’esport.

F. Albanese - Alessandro è di Bergamo come noi, inevitabilmente abbiamo legato molto con lui e lo staff dei Forge; lo scambio di opinioni è frequente e abbiamo un punto di vista molto simile in questo ambito. Speriamo che entrambi i progetti continuino a portare risultati.

Avete già partecipato ad eventi nazionali come l’ESL Italian Championship e attualmente siete in Lega Seconda. Quando avete deciso che vi sareste iscritti a questi tornei come è cambiato il vostro approccio nel prepararvi?

F. Albanese - Il nostro primo torneo veramente importante è stato il Videogames Party di Milano nel Gennaio 2017. I ragazzi della nostra squadra al tempo erano piazzati tra Oro e Platino, eppure siamo riusciti a piazzarci secondi su 64 squadre composte anche di giocatori tecnicamente migliori. Quello ci ha dato la spinta per continuare a migliorare sia come impegno che come risorse impiegate, per poi portarci ad aprire le porte anche a giocatori non solo di Bergamo. Dopodiché abbiamo partecipato alle qualificazioni del RedBull Factions nel giugno 2017: un fallimento fondamentale. Questo perché abbiamo perso tutti i qualifier, ma sempre giocandocela a testa alta. E non solo: abbiamo sempre perso contro la squadra che poi è andata a vincere lo stesso qualifier.

L'esperienza era un indice che il nostro lavoro ci stava portando sulla strada giusta, ma dovevamo fare di più. Naturalmente ora, ad un anno di distanza, il nostro metodo è stato di gran lunga affinato ed è lineare e costante. Sta diventando anche più arduo a causa delle varie competenze necessarie e delle richieste dei giocatori verso lo staff, ma bisogna aspettarselo quando si migliora sempre di più. Nello specifico, per il PG Nationals abbiamo già aumentato il carico di allenamento e sta già diventando un vero e proprio lavoro a tempo pieno.

Riguardo al PG Nationals, come vi siete posti verso questo torneo? Sapevate che sareste riusciti a qualificarvi oppure è stato un tentativo azzardato andato a buon fine?

F. Albanese - Dall’annuncio del torneo abbiamo lavorato ogni giorno per riuscire a competere e qualificarci. Da quel momento (dicembre 2017) è partita un’analisi accurata delle nostre difficoltà e dei nostri punti deboli per procedere a risolverli gradualmente; qualche volta abbiamo anche sostituito dei giocatori con questo obiettivo in mente.

Fin dal primo qualifier abbiamo notato che il percorso non sarebbe stato impossibile, l’unico vero ostacolo sarebbero state solo le squadre di Lega Prima. Abbiamo perso il primo qualifier ma questo non ci ha buttato giù: anzi, ha riacceso la fiamma della determinazione per il giorno dopo e non abbiamo mai pensato di essere inferiori a nessuno. Eravamo decisi a raggiungerlo e ci siamo riusciti.

Obiettivi sul lungo termine invece? Pensate di continuare a competere?

F. Albanese - Il progetto nasce per essere continuativo nel tempo, non siamo una di quelle squadre chesi qualifica per poi vendere lo slot al miglior offerente. Cercheremo soprattutto di continuare a formare giocatori per aiutarli ad inserirsi nella scena nazionale. A questo proposito il nostro obiettivo primario al momento è raggiungere la fase finale del PG Nationals, in modo da salire sul palco dell’arena ed ottenere visibilità.

Per quanto riguarda Lega Seconda, invece, puntiamo alla qualificazione a Lega Prima in modo da poter partecipare a tutte le massime competizioni italiane. Sul lungo termine invece puntiamo alla top 4 in Italia. Non sarà facile e non lo metto in dubbio, ma non è un obiettivo surreale.

Servizio a cura di redazione GEC - Giochi Elettronici Competitivi

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