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La via di accesso anteriore per l'artroprotesi di anca

La via di accesso anteriore per l'artroprotesi di anca

Con Rome American Hospital ecco la nuova frontiera della chirurgia nel nome della mini invasività

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giovedì 30 giugno 2016 13:15

La via di accesso anteriore per l’intervento di artroprotesi di anca è la più recente frontiera su cui questo tipo di chirurgia si sta muovendo nel nome della mini invasività. Ma cosa si intende con mini invasività e perché la via anteriore la applica più di altre? Il concetto nasce a fine anni ‘90 con l’obiettivo di ridurre l’impatto chirurgico negli interventi di protesi di anca, inizialmente con una semplice riduzione metrica delle ferite che passavano dai 20-25 cm agli 8-12 cm. Tale atteggiamento solo in parte raggiungeva gli effetti desiderati perché sotto una ferita più piccola in realtà il danno muscolare rimaneva invariato. Per questo motivo la ricerca si è sviluppata sulla possibilità di essere realmente più rispettosi delle strutture muscolo tendine attuando una vera e propria chirurgia a “risparmio dei tessuti“ o “tissues sparing surgery”, introducendo tecniche che fossero lesive il meno possibile sulle strutture deputate al controllo del movimento e alla deambulazione, per permettere ai pazienti un ritorno alle abituali attività in temi brevi.

Si è così affermata con sempre maggiore preponderanza la via di accesso “anteriore” all’anca che risulta essere estremamente rispettosa delle strutture muscolari perché permette di arrivare a questa semplicemente aprendo i muscoli, così come si aprono le tende per arrivare ad aprire una finestra: nessun distacco dei tendini, nessun trauma muscolare. I vantaggi sono in realtà indiscutibili e i pazienti sono in grado di camminare in maniera assolutamente indifferente già in pochi giorni e lasciare qualsiasi presidio come stampelle dopo poche settimane. La cicatrice di lunghezza compresa tra i 10 e i 14 cm è posta sulla parte anteriore dell’anca e quindi facilmente copribile specie se effettuata, laddove possibile, lungo la piega inguinale (così detta bikini).Per quanto il dibattito scientifico sia ancora molto acceso e la sua effettiva superiorità non trovi ancora vere e proprie validazioni scientificamente valutabili, sempre più chirurghi si stano avvicinando a questa tecnica, di non breve apprendimento, ma di sicura soddisfazione per i pazienti che vedono un ritorno alla vita normale in tempi più brevi. La sua applicabilità va valutata in relazione al paziente, alle sue caratteristiche morfologiche e in base al tipo di alterazione che colpisce l’anca. Non tutte le patologie sono correggibili attraverso questa via chirurgica: la sicurezza e l’appropriatezza dell’intervento non devono mai essere sacrificate da una via chirurgica che non permette al chirurgo di muoversi con precisione. 

Come tutte le procedure, anche questa ha le sue possibili complicanze che devono essere attentamente valutate unitamente con il chirurgo prima di intraprendere l'intervento, nella consapevolezza che si tratta comunque di un intervento chirurgico classificato tra i "grandi interventi". Quindi da non sottostimare anche nel suo impatto sull'organismo nel suo insieme indipendentemente dalla via di accesso che si utilizza.

ROME AMERICAN HOSPITAL

www.hcir.it - 06 2255555 - info@hcr.it

Prof. Francesco Falez

Direttore U.O.C. Ortopedia e Traumatologia dell'Ospedale Santo Spirito in Sassia. Responsabile Ortopedia e Trauma Center presso il Rome American Hospital

 

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