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Roberta Caronia: «Il naufragio di Portopalo? Storia drammatica ma coraggiosa»

Roberta Caronia: «Il naufragio di Portopalo? Storia drammatica ma coraggiosa»
© Barbara Ledda

L'attrice siciliana, protagonista della miniserie di Rai1 insieme a Beppe Fiorello, racconta le emozioni del set, i grandi maestri del teatro e la passione per il rugby

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martedì 14 febbraio 2017 17:34

Il suo posto è sul palco, quello di un teatro, dove ha dimostrato di esprimere appieno le sue qualità. Roberta Caronia ha lavorato con alcuni dei monumenti della recitazione come Albertazzi e Fo dai quali ha rubato, e bene, tutto il possibile. Oggi è un’attrice matura e lo dimostrerà lunedì prossimo quando in “I fantasmi di Portopalo”, «una storia drammatica ma di grande coraggio e impegno civile» come ammette lei stessa, interpreterà la moglie di Salvo Lupo, nella miniserie (in onda su Rai1 il 20 e 21 febbraio) Saro Ferro interpretato da Beppe Fiorello. Insomma una parabola artistica completa che però non ne vuol sapere di decrescere così Roberta torna “a casa sua” ovvero su un palco quello del Teatro Parenti di Milano (sempre il 21 febbraio) con uno spettacolo di Pirandello che a Roma è già passato e ha lasciato il segno. Per ora la Capitale dovrà attendere per rivedere Roberta in scena, ma neanche troppo perché ad aprile sarà di nuovo protagonista con uno spettacolo al Teatro Argentina.

 

Partirei dal futuro, quello più prossimo. Lunedì 20 e martedì 21 febbraio sarai protagonista nella miniserie trasmessa su Rai1 “I fantasmi di Portopalo” insieme a Beppe Fiorello. Ci racconti un po’ la storia di questa vicenda che non i molti conoscono? 

«È una vicenda tratta dal libro scritto da un giornalista di Repubblica, Giovanni Maria Bellu, che ha raccontato quella che è stata una delle più grandi tragedie del mare dopo la seconda guerra mondiale fino almeno al 1996 (il naufragio avvenne nella notte tra il 25 e 26 dicembre ndi). Nel naufragio morirono 283 migranti provenienti dal Pakistan, dall’India e dallo Sri Lanka. I loro corpi arrivarono a largo di Portopalo e i pescatori decisero di raccoglierli e buttarli in mare perché temevano gli venisse sequestrata l’area di pesca. Questa storia fu insabbiata per cinque anni da tutti: autorità e stampa comprese. Per questo fu a lungo chiamato il naufragio fantasma: non c’era il relitto nè i corpi. Tutto rimase così fino al 2001 quando Salvo Lupo, nella miniserie Saro Ferro interpretato da Beppe Fiorello, decise di svelare tutta la storia e raccontarla a Giovanni Maria Bellu. Una storia drammatica ma di grande coraggio e impegno civile».

 

La storia che ha raccontato Giovanni Maria Bellu nel suo libro è tragicamente attuale. Cosa si prova ad entrare in contatto con queste vicende anche soltanto recitando?

«Io sono di Palermo e la Sicilia ha una lunga storia legata ai naufragi, il Mediterraneo potrebbe essere la tomba di una guerra. Purtroppo sono storie che sentiamo continuamente, verrebbe quasi da dire che ci siamo abituati e invece non ti ci devi proprio abituare perché non possiamo accettare tutto questo».  

 

In “I fantasmi di Portopalo” interpreti Lucia Ferro, la moglie di Saro Ferro (Beppe Fiorello). Com’è stato rappresentare una donna «dolce, forte e determinata nell’affiancare il marito quando le cose si faranno difficili» come hai affermato tu stessa?

«Ho avuto il piacere e l’onore di conoscere Maria (questo il suo vero nome ndi), è una persona fantastica. Quando l’ho incontrata mi ha dato l’idea di una donna che amava molto il suo lavoro di insegnante. È una donna che esce dai canoni della tipica siciliana che tutti immaginano. È sempre stata una figura attiva nella società affiancando il marito in questo percorso di verità. È stato molto particolare interpretarla, io vengo dal teatro e quindi mi confronto sempre con persone frutto della fantasia dello scrittore oppurrt morte da molto tempo (ride ndi) e invece questa volta ho conosciuto il mio personaggio e ho sentito la responsabilità di rappresentarla nel modo giusto. Spero veramente di averla restituita bene». 

 

Hai collaborato fianco a fianco con uno degli artisti più completi del panorama nazionale. Che emozioni hai provato a lavorare con Beppe Fiorello?

«È una persona estremamente generosa, ha una grande esperienza di set al contrario mio e quindi osservandolo ho imparato molto. È anche una persona semplice e disponibile. Sul set tra di noi si è creata una grande armonia e spero si veda anche in tv».

 

Passiamo dal set al teatro. In questi giorni avremo modo di vederti in tv ma anche sul palco al Teatro Parenti di Milano con “Il berretto a sonagli”, il 21 febbraio, diretto da Valter Malosti. Ci racconti brevemente lo spettacolo?

«È uno spettacolo di Pirandello e quindi è sinonimo di garanzia assoluta. La cosa bella di questo allestimento è che abbiamo ripreso la prima edizione che è in siciliano, lo abbiamo riadattato mantenendo comunque la sonorità originale. L’idea di recitare in lingua è una novità per me e sono felice di portare uno spettacolo tipicamente palermitano a Milano anche perché Palermo nel 2018 sarà capitale della cultura».

 

Quindi il teatro possiamo considerarlo un po’ casa tua. Hai lavorato con alcuni dei più grandi artisti come Giorgio Albertazzi e Dario Fo. Cosa ricordi di loro?

«Con Albertazzi ho lavorato spesso, anche in progetti importanti come al Teatro di Siracusa quando io facevo Antigone e lui Edipo. Questi sono ricordi che non si possono dimenticare. Albertazzi era un mago della semplicità nella recitazione, ti insegnava ad essere naturale e credibile. È stato bello potersi confrontare con un’officina teatrale vivente come lui. Con Dario Fo, invece, ho lavorato in un programma per la Rai, Teatro in Italia, e non ci sono parole per descriverlo. Sono stati talenti totali ma anche persone di grandissima umanità». 

 

Ti piace lo sport? Segui il calcio?

«Sono tifosa del Palermo e diciamo che non è che stia proprio andando benissimo. Poi mi piace moltissimo il rugby. Sono andata diverse volte a vedere il Sei Nazioni e anche qui non è che in questo momento stiamo brillando. Lo trovo uno sport meraviglioso, mi piace il modo forte e gentile con cui lottano».

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