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Cesare Cremonini: «Sogno la Champions alla Roma. I miei idoli? Baggio e Valentino Rossi»

Cesare Cremonini: «Sogno la Champions alla Roma. I miei idoli? Baggio e Valentino Rossi»
© Bartoletti

Ci è venuto a trovare in redazione il cantautore impegnato a giugno in una tournée in quattro stadi. Per prepararsi si rivolge al tecnico del suo Bologna: «Donadoni, allenami te»

 

venerdì 20 aprile 2018 10:40

ROMA - La tetralogia di Cremonini, tour italiano in quattro grandi stadi, durante il mese di giugno, impone fatica e per realizzarlo al meglio si dovrà attingere alle risorse atletiche dell’artista bolognese. Siamo già a 140.000 biglietti venduti e, dopo l’esordio a Lignano, ci saranno le date di San Siro, dell’Olimpico di Roma e del Dall’Ara (già soldout). Come ci si prepara ad un evento del genere? «Il palco sarà di sessanta metri. Serve concentrazione, capacità di gestione di uno sforzo così importante. Mi sto allenando anche fisicamente. Sport tutti i giorni e alimentazione curata».

Non facile alimentarsi bene... a Bologna.
«Già, un po’ difficile. Abbiamo un po’ tutti cinque chili in più nell’anima... a Bologna».

Come un atleta ora sarà in ritiro... precampionato. Provi a indicare una tabella, magari può diventare un genere, così si allena un cantante.
«Corro tutti i giorni, ma senza grandi carichi di lavoro. Correre genera stress sulle articolazioni, soffrono le ginocchia, bisogna poi preservare la schiena. Quindi preferisco camminate veloci, sono bellissime la mattina, da casa mia, su una collina... con quella luce particolare che ti accende... Camminate veloci e corsa centellinata: vanno protetti lombari e addominali. Più che l’intensità è necessaria la costanza».

Insomma una vita da atleta, anche da questo l’autodefinizione di «calci-autore»?
«Sono innamnorato del calcio e tanti sono gli aspetti in comune fra calcio, sport in genere e musica. Questa definizione l’ho pensato perchè si riferiva ad un’aspirazione mia giovanile. Sì, fa un po’ eco a quella di Vasco che si definisce provoc-autore. Una definizione riferita alla condizione in cui è nata la mia vocazione musicale. Presto, a 17 anni, quando in tanti e io stesso, sognavamo di fare i, calciatori. Proprio in quel tempo cominciava a farsi largo in me anche la vocazione artistica, musicale».

La musica al tempo del calcio. Non a tutti è dato fare i calciatori, non a tutti sognare di diventare cantanti.
«Ed ecco il calciautore»

E poi lo si diventa: artista delle parole e della musica. Senza dimenticare lo sport e la grandi passioni. Si chiamano Baggio e Valentino Rossi. Giusto?
«Baggio per un tifoso del Bologna come me ha rappresentato forse uno status. Se penso a quell’anno mi sembra così indefinito temporalmente... Per me Baggio è stato a Bologna la metà della sua carriera... Ha segnato un’epoca. E i suoi gol, poi, quelli in nazionale, quello alla Nigeria negli Stati Uniti. Me li ricordo come ora».

E Valentino?
«Io mi arrabbio molto a pensare che qualcuno non possa essere appassionato o vagamente o tiepidamente tifoso della classe di Valentino. Cercherà la... decima. E ci proverà fino alla fine».

Il calcio e i Mondiali... Delusione per la mancata partecipazione dell’Italia.
«Delusione sì. Tanta. Mi sono sentito disgustato e umiliato. Almeno mi ha tolto dall’imbarazzo a giugno di dover incastrare tournèe e prove e concerti con le partite dell’Italia. Poi io sono un tifoso-tifoso. Viscerale. Se non c’è l’Italia faccio fatica a pensare di godermi lo spettacolo, il Mondiale. E’ la mediazione fra sfide nazionali, c’è un elemento tecnico e scattano alchimie diverse rispetto alle competizioni fra club e quando non c’è il coinvolgimento dell’apparenenza... No, con l’Italia fuori il Mondiale non mi affascina». 

Leggi l'intervista completa sull'edizione del Corriere dello Sport-Stadio oggi in edicola

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