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La rivoluzione dei millennials
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La rivoluzione dei millennials

L'imprenditore Gabriele Ferrieri racconta la sua ANGI: «Abbiamo creato la prima organizzazione nazionale no profit interamente dedicata al mondo dell'innovazione»

Entusiasmo e innovazione: il giovane imprenditore Gabriele Ferrieri, conosce e parla la lingua dei millennials. Ed è proprio allo scopo di supportare le giovani eccellenze imprenditoriali italiani che crea ANGI, la prima organizzazione nazionale no profit interamente dedicata al mondo dell’innovazione, di cui ha parlato con orgoglio.

Com’è nata ANGI e che obiettivi si pone?

«Il mio desiderio era quello di creare un’associazione che puntasse sui giovani con l’obiettivo di dare loro degli strumenti di sostegno importanti a livello professionale e che mettesse al centro il tema dell’innovazione e delle nuove tecnologie. Tuttavia io, solo, non potevo dare un contributo davvero concreto e tangibile. È così che, grazie a una serie di alleanze istituzionali e con il supporto della commissione cultura del Parlamento europeo, sono riuscito a creare l’Associazione Nazionale Giovani Innovatori, la prima organizzazione nazionale no profit interamente dedicata al mondodell’innovazione. Il nostro obiettivo è porci in Italia e nel mondo come un punto di riferimento per la diffusione della cultura, della formazione e delle nuove tecnologie, portando avanti un modello che metta finalmente al centro in maniera orizzontale i giovani e l’innovazione».

Il modello ANGI è definito “rivoluzionario e orizzontale”: all’atto pratico cosa significa?

«Ho vissuto in modo diretto il tema dell’associazionismo e, purtroppo, fin troppe realtà in Italia si muovono in modo verticale, con iniziative troppo circoscritte. Non si può in un mondo globalizzato e sempre più rivolto all’economia digitale lavorare per compartimenti stagni! Al contrario, bisogna avere la capacità di creare sinergie e collaborazioni. Quando si parla di rapporto orizzontale e rivoluzionario è perché il giovane che si rivolge ad ANGI può mettersi direttamente in contatto con le persone di riferimento, in grado di risolvere le cosiddette problematiche 2.0, relative all’innovazione digitale, che spesso la vecchia guardia non conosce e non sa affrontare. ANGIpermette di creare delle tavole rotonde dove istituzioni, singole aziende, privati e giovani possono parlare direttamente e trovare una soluzione».

Quanto all’asse Roma-Parigi: com’è nato l’accordo e cosa prevede?

«L’accordo nasce parallelamente alla nostra prima missione internazionale, che abbiamo stipulato in Francia al Parlamento europeo di Strasburgo lo scorso 5 maggio. Io mi sono mosso per trovare degli interlocutori interessati al tema delle eccellenze nostrane e ho portato una delegazione di nuovi innovatori parigini al Parlamento europeo: hanno conosciuto la nostra importante realtà e ne sono rimasti affascinati. L’accordo, ufficializzato i primi di settembre, prevede l’opportunità di uno scambio interculturale tra tutti i giovani innovatori francesi e italiani, sia in un’ottica di dialogo culturale e imprenditoriale, sia di promozione di politiche a sostegno dei millennials».

A cosa è dovuto questo enorme successo in poco più di un anno e mezzo?

«Probabilmente al fatto che siamo stati bravi a dialogare fin da subito con le organizzazioni europee per avere il patrocinio e il supporto diretto sotto il profilo istituzionale. Abbiamo stretto protocolli d’intesa con enti governativi che ci hanno permesso di avere accreditamenti in modo veloce per poter mettere in atto il maggior numero di strumenti d’iniziativa a favore dei giovani. Ovviamente siamo stati anche bravi a comunicare a livello mediatico: tantissime sono state le testate che hanno raccontato le nostre attività. Questa combinazione di fattori ha spinto velocemente alla crescita. In più, ci siamo sempre mossi in modo completamente apartitico, sempre con grande sobrietà, concretezza e coerenza nelle proposte, registrando un’ampia partecipazione a tutte le nostre attività».

Quanto ai progetti futuri?

«Innanzitutto vogliamo consolidare la nostra posizione in Italia, da un lato continuando a lavorare nell’ambito politico-istituzionale per cercare nuovi potenziali alleati, e allo stesso tempo lavorare anche nei territori geograficamente più svantaggiati. Entro il 2020 puntiamo ad avere una sede operativa in ogni regione per creare vicinanza a livello territoriale. In ambito internazionale vogliamo proseguire la creazione di assi con chi vuole interloquire con l’Italia e con le nostre eccellenze. Poi vogliamo continuare a promuovere il tema della formazione e delle competenze, proseguendo il nostro lavoro con le scuole e le università in modo tale da rendere partecipi i giovani di tutte le nostre attività formative. Infine, speriamo a livello politico di avere sempre più attenzioni da parte di chi sta operando per rilanciare il tema dell’innovazione digitale».

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