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Boyle: «In Trainspotting 2 racconto gli sfigati sconfitti dal tempo»

Boyle: «In Trainspotting 2 racconto gli sfigati sconfitti dal tempo»

Il regista inglese ha incontrato il pubblico romano alla rassegna Cinema al MAXXI per presentare il suo ultimo film

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mercoledì 1 febbraio 2017 15:23

Continua Cinema al MAXXI con il suo programma di incontri e anteprime. Ieri grande occasione per gli appassionati romani di fare la conoscenza con un premio Oscar: ospite della rassegna curata da Mario Sesti, Danny Boyle, straordinario regista inglese che ha vinto la prestigiosa statuetta per The Millionaire ma che ha firmato autentici gioielli come 28 giorni dopo, Sunshine, Steve Jobs e Trainspotting di cui a Roma ha presentato il sequel che sarà nelle sale dal 23 febbraio.  

«Nel primo film i personaggi si sentivano invincibili, vivevano in un caos spericolato, non si proteggevano e spesso la facevano franca, non si preoccupavano del passare del tempo perché erano giovani e spavaldi. Solo Tommy pagherà il conto di questo stile di vita. Trainspotting 2 racconta cosa succede dopo, 20 anni dopo, quando scopri che al tempo non importa niente di te. Ci siamo chiesti: dove sarebbero oggi Renton, Sickboy e tutti gli altri? Per Begsie la risposta era più semplice, in prigione, ma per il resto i rapporti tra di loro sono come sospesi». 

Continua Boyle raccontando l’ispirazione di Trainspotting 2, pellicola già uscita in Irlanda e Regno Unito e che sarà presentata in anteprima europea alla Berlinale: «L’elemento catalizzatore è il ritorno da Amsterdam di Renton. Ciò apre una serie di conseguenze. Il nostro fine ultimo era raccontare il tempo, il suo trascorrere, come il passato vive in noi, come, nel diventare vecchio, fai i conti con esso. Il rischio era diventare nostalgici, ma non volevamo che il film fosse nostalgico, che ne fosse soffocato. Del resto non volevamo fare una copia del primo film, o ricordarlo, probabilmente era quello che tutti avrebbero preferito visto il successo commerciale. La nostra idea è di far parlare i due film tra di loro. Così, quando Renton torna a Edinburgh, è come se tutto fosse congelato e lui scatena l’azione. Un’azione da cui emerge un concetto di mascolinità, di essere uomo e di come reagire ai tranelli e l’insidie del tempo che passa». 

Boyle ha anche raccontato la sua carriera e i temi a cui è maggiormente affezionato: «Se lavori da molto tempo nell'industria cinematografica hai una responsabilità verso il pubblico, hai il dovere di non ripeterti, cercare di spingerti in territori inesplorati in cui non sai cosa fare. Almeno per rispetto nei confronti del pubblico. Gli errori più gravi li ho commessi proprio quando ero più sicuro di quello che stavo facendo. Ho sempre avuto affetto per gli sfigati. Il segreto del successo del primo film è che diede voce alle vittime, ai tossici, agli sfigati, dipinti in una maniera diversa rispetto a come erano raccontati di solito, avevano una loro voce ed era una voce irriverente. Io non provengo da quel mondo, la mia famiglia veniva dalla classe operaia e ha lavorato duro per darmi una buona istruzione, ma mi sento molto vicino a loro e ho sempre avuto simpatia per loro mentre non ne ho per i circoli più alla moda». 

Rispondendo alle domande del pubblico, Boyle ha rivelato che tra giugno e luglio sarà a Roma per girare una serie tv.

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