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The Circle, intervista esclusiva a James Ponsoldt

The Circle, intervista esclusiva a James Ponsoldt

Abbiamo raggiunto telefonicamente il regista del film The Circle che ci ha raccontato i pericoli che stiamo correndo: "Il potere in mano ad una ristretta cerchia di persone è sempre una cosa sbagliata"

 

giovedì 27 aprile 2017 19:45

 

ROMA - "E' inevitabile paragonare The Circle a Facebook e Google ma l'idea del film non è quella di fare paragoni. The Cicle ed Eamon Bailey non esistono". Così James Ponsoldt, regista del film "The Circle", da oggi nei cinema italiani ci ha raccontato la sua pellicola in un'intervista esclusiva concessa al nostro sito (qui potete leggere la recensione).
"Anche voi lavorate sul web e fate informazione quindi il tema lo conoscente bene. La nostra libertà e la nostra privacy non dovrebbe mai essere messa in discussione o sacrificata sull'altare della condivisione e anche se i nostri pensieri e le nostre idee sono sempre meno difendibili, questo non giustifica una resa. Noi non ci pensiamo perché ormai lavorare con un iphone o usare un pc fanno parte della nostra quotidianità ma ogni volta che ci colleghiamo o postiamo una foto sui social network siamo 'esposti' agli occhi altrui. Il discorso vale soprattutto per le nuove generazioni che ormai sono sempre connesse 24 ore al giorno", ci ha raccontato Ponsoldt. "C'è ormai una sorta di assuefazione e dipendenza da questi strumenti digitali. Non so se i nostri dati sensibili vengono effettivamente violati o meno, resta quella sensazione in fondo poco piacevole di essere spiati".
 
Il regista ci ha raccontato che la parte più complicata di The Circle è stata riuscire a portare sul grande schermo un libro molto complesso e pieno di contenuti come quello di Dave Eggers. "L'idea mi è piaciuta molto fin da subito. Questo aspetto inquietante di un ristretto gruppo di persone in grado di tenere in pugno il futuro del digitale mi affascinava moltissimo. La parte più semplice è stata sicuramente lavorare con gli attori che sono stati straordinari. Tom Hanks, John Boyega ed Emma Watson sono dei grandi professionisti e si sono messi a disposizione fin da subito". 

"Non so se sia giusto paragonare Eamon Bailey a Mark Zuckerberg. C'è una differenza fra il politico e il businessman. Un conto è l'aspetto legato ai soldi e uno è quello dell'innovazione. Il problema arriva quando le due cose si mischano. Spero davvero che la nostra democrazia non sia mai in pericolo ma in questa folle corsa all'innovazione e al potere, a questa isterica ambizione a ritagliarsi una fetta sempre più grande della torta del digitale i confini fra il legale e l'illegale si fanno sempre più sottili. I diritti delle persone sono e devono restare inviolabili anche se sì, mi sento di dire che la nostra privacy è in pericolo", ha concluso il regista. 

 

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