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Dado: «Il calcio di oggi è pieno di starlette»

Dado: «Il calcio di oggi è pieno di starlette»

Il cantante e comico romano - al teatro Tirso de Molina dall'8 febbraio con lo spettacolo Obladì Obladado - ci racconta la sua passione per la Roma e un aneddoto particolare: «Potevo essere il figlio di Paul McCartney»

 

venerdì 3 febbraio 2017 19:09

ROMA - Obladì Obladado. Si chiama così il nuovo spettacolo di Dado in scena dall'8 al 26 febbraio al teatro Tirso de Molina a Roma. Un one man show di due ore nel quale l'attore e cantante romano intratterrà il pubblico con la sua celebre ironia e comicità. «Il titolo è un omaggio ad una canzone dei Beatles. Durante il loro concerto a Roma, nel 1965 all'Adriano, mia madre lanciò a Paul McCartney il suo reggiseno ma invece ci prendere lui centrò in pieno mio padre. Si conobbero e si innamorarono e da quell'unione venni al mondo io. Magari se avesse preso Paul, adesso staresti intervistando il figlio di McCartney», ci ha rivelato Dado, raggiunto telefonicamente durante le prove del suo spettacolo. «Che farò in questo show? Passerò in rassegna tante cose. Tutti gli spettatori verranno forniti di un reggiseno e lo lanceranno durante lo spettacolo. Sarà una sorta di gesto liberatorio. Farò un'ora e mezzo di show e poi lascerò l'ultima mezz'ora ai bis con i miei cavalli di battaglia».


Dado ha parlato dei social, ambiente che conosce bene visto che i suoi video comici su YouTube sono seguitissimi: «In realtà l'aspetto di queste piattaforme sociali è molto sopravvalutato. Quando sei a casa e leggi un insulto ti viene voglia di replicare ancora più ferocemente però se poi ci pensi gli insulti su Facebook o Twitter sono tipo quelli che trovi nei cessi dell'autogrill. Hai presente tutte quelle scritte volgari sui muri? Che fai, prendi una penni e ti metti a rispondere? Ecco, i commenti beceri sui social hanno lo stesso valore delle scritte nei bagni dell'autogrill, sono parti scritti da gente che non ha niente da fare. Chi si esprime attraverso delle minacce non ha mai letto un solo libro in vita sua».


Si parla poi di calcio, di Roma in particolare. «La mia famiglia è romanista da generazioni. Il ko contro la Sampdoria è stata una brutta botta ma prima me la prendevo molto di più. Il calcio di oggi è popolato da starlette con gli scarpini che più che calciatori sembrano protagonisti di Hollywood. I vecchi calciatori ignoranti di una volta non ci sono più. Paredes è stato vicino alla Juve ma se finiva a Torino non ci avremmo rimesso noi... Dzeko? A me piace molto ma non condivido l'idea che si debba snaturare il modo di giocare della squadra per un singolo giocatore. Per capirci, avrei preferito avere in rosa tre Salah e rinunciare a Edin. Spalletti mi piace ma anche lui si è adattato al protagonismo dei calciatori. Vedi questi allenatori fare interviste con lo sguardo rivolto nel nulla, come se stessero dando le ricette per i rimedi anticancro. Si sono evidentemente fatti corrompere dalla popolarità, stanno lì, firmano autografi, si fanno i selfie con i tifosi e perdono il contatto con la realtà. Io preferirei tifare per una squadra che va in ritiro tutta la settimana, non parla, va in campo e fa i miracoli. E invece vedo solo un crollo dell'interesse intorno al mondo del calcio. Guarda l'Olimpico, ormai è mezzo vuoto. Io mi ricordo negli anni '80 quando andavo con mio padre a vedere le partite della Roma, lo stadio a quell'epoca era quasi un obbligo morale riempirlo», ha concluso Dado. E a proposito di un nuovo stadio per la  Roma: «Magari si possa realizzarlo, di sicuro tutto il movimento ne trarrebbe beneficio».

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