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Cannavacciuolo: «Per me cucinare significa trasmettere emozioni»

Cannavacciuolo: «Per me cucinare significa trasmettere emozioni»

Lo chef, grande tifoso del Napoli, sarà protagonista domani all'Olimpico con un nuovo appuntamento del suo show cooking "Pure tu vuoi fare lo chef?"

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lunedì 18 aprile 2016 13:34

Lo stadio Olimpico per una volta non sarà sede di un evento sportivo o di un concerto: domani nello stadio della Capitale andrà in scena il seminario show “Pure tu vuoi fare lo chef?” di Antonino Cannavacciuolo. Sarà una giornata dove si potranno degustare prodotti ed è prevista l’estrazione a sorte di alcuni spettatori che potranno salire sul palco e assistere da vicino al lavoro dello Chef, fare domande e parlare direttamente con lui ma soprattutto degustare i piatti preparati da uno dei più famosi cuochi italiani

 Dopo l'esperienza milanese, il 19 aprile sarà a Roma per lo show formativo “Pure tu vuoi fare lo chef?”. Come mai ha deciso di realizzare questi eventi? Qual è l’obiettivo della Cannavacciuolo Academy?

«L’obiettivo di questi incontri tenuti oltre che da me, da esperti del settore, è quello di fornire consigli e condividere esperienze per provare a gestire un’impresa, cercando di avvicinarsi il più possibile alle esigenze del cliente».

 Come sono strutturati gli incontri? Chi può partecipare?

«Gli incontri sono aperti a tutti, non solo a ristoratori, e partecipare a questa giornata significa aprire i propri orizzonti in termini di gestione di un’impresa. La giornata si alternerà tra gli interventi degli esperti d’impresa e i miei show cooking, dove avrò il piacere di condividere oltre alle mie esperienze personali la mia filosofia di cucina».

Passione e conoscenza d'impresa: quanto è importante oggi per uno chef saper unire questi due fattori?

«Direi che è fondamentale nella gestione di un’impresa e non solo a livello ristorativo, coniugare la passione alla conoscenza. Senza questo, sarebbe impossibile anche solo pensare di voler crescere e migliorarsi per il raggiungimento di nuovi obiettivi»

È da poco ripartita la nuova edizione di “Cucine da Incubo-Italia”. Quali sono gli errori che più comunemente si commettono nella gestione di un ristorante?

«Gli errori più comuni riguardano la difficoltà di comunicazione tra i vari gestori e talvolta l’incapacità di ascoltare le esigenze del cliente».

Rispetto alle precedenti edizioni c’è qualche aspetto diverso? 

«Posso anticipare che siamo intervenuti su diverse tipologie di locali: non solo trattorie ma anche ristopub, ristoranti etnici e biologici».

A marzo è uscito il suo nuovo libro edito da Einaudi dal titolo  “Il piatto forte è l’emozione”. Come mai ha scelto questo titolo? 

«Perché per me cucinare significa trasmettere emozioni legate a ricordi di momenti speciali. La cucina è il mezzo con la quale esprimere ed esprimersi e sarebbe impensabile farlo senza essere guidati dalle emozioni»

Il successo mediatico come ha influito sulla sua attività?

«Ha inciso notevolmente sulla mia attività riuscendo a far avvicinare la mia filosofia di cucina a un pubblico più vasto».

A suo avviso perché oggi c'è così tanto interesse per il mondo della cucina?

«Perché la cucina è sinonimo di convivialità e, oltre ad avvicinare le persone, il cibo avvicina la tradizione all’innovazione»

Nella sua cucina non potrebbe mai rinunciare a...

«Materie prime di alta qualità»

C'è uno sport che l'appassiona? È tifoso?

«Sono un appassionato di calcio e tifosissimo del Napoli. Seguo comunque con piacere lo sport in generale tra cui la Formula Uno e la MotoGp».

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