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Finley: «Milan, un'agonia! Bisogna tenere Montella»

Finley: «Milan, un'agonia! Bisogna tenere Montella»

Il leader della band di Legnano, Pedro, ci ha raccontato il nuovo singolo "La fine del mondo", il cambio di sonorità del gruppo e la sua passione per i colori rossoneri

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 Simone Zizzari

mercoledì 17 maggio 2017 13:59

ROMA - «Non capisco questa guerra a non voler entrare in Europa League. A maggio di solito ero abituato ad alzare trofei, oggi non vedo l'ora che finisca la stagione». Parla così il cantante e leader dei Finley, Pedro. Il gruppo rock di Legnano torna con un nuovo singolo "La fine del mondo" in cui taglia i ponti con il passato e si lancia verso un futuro in cui le chitarre si sentono un po' di meno e i sintetizzatori decisamente di più. «E' una scelta figlia della nostra crescita anagrafica -, ci ha raccontato Pedro al telefono -. Ad un certo punto della tua carriera capisci che devi guardarti intorno e provare a sperimentare. E' doveroso evolversi».

«ABBIAMO VIRATO VERSO L'INGHILTERRA» - Non parlategli però di maturità: «E' un termine che non spetta all'artista utilizzare. La fine del mondo è il primo singolo di una nuova fase della nostra vita. Questo brano è solo una piccola parte di quello che i nostri fan ascolteranno sul nuovo album. Prometto che arriverà molto presto», ha proseguito Pedro che non si sbilancia quando gli si chiede dei modelli che hanno seguito per la realizzazione del nuovo lavoro in studio: «E' difficile fare dei nomi anche perché ormai di band ce ne sono moltissime in giro. L'offerta è diventata molto più ampia. I nostri ascolti si sono spostati verso l'Inghilterra, dagli Editors ai Daft Punk. Prima ascoltavamo solo punk californiano, ora non è più così».

«ALLA MUSICA MANCANO GLI AUTORI» - Sul capitolo 'talent' nessun dubbio: «Hanno prodotto ottimi interpreti in questi anni ma essere interprete è un contro, essere musicita è un altro. Stiamo parlando di un'altra professione. Il problema della musica sono gli autori che scrivono, sono pochi e hanno un sapore neutro. Detto ciò bisogna applaudire queste produzioni tv che sfornano dei programmi visivamente molto belli e divertenti», ha detto Pedro. «Qual è stato il momento migliore della mia carriera? Nessun dubbio: giocare con la Nazionale cantanti perché su quello stesso campo c'era anche Maradona!», ha scherzato il cantante.

«IL MILAN? UN'AGONIA» - La Nazionale cantanti è l'aggancio per entrare in tema calcistico: «Io tifo Milan e per me questo non è un bel momento. Non capisco perché nessuno voglia andare in Europa League. Il rammarico di quest'anno è legato all'ottimo girone d'andata che abbiamo fatto. Purtroppo siamo crollati nel ritorno ed è un peccato. L'addio di Berlusconi? Mi fa molto strano. Io sono nato l'anno in cui Silvio prese il club e quindi i successi del Grande Milan me li sono goduti tutti. Purtroppo gli ultimi anni sono stati un'agonia. I cinesi? Beh, per il momento non ne abbiamo vinta una con loro, magari quella della squadra è solo una flessione psicologica... Se dovesse arrivare Mancini sulla panchina del Milan? Sarebbe il peggior biglietto da visita di questa nuova proprietà. Io mi terrei Montella come mi sarei tenuto anche Mihajlovic. Al Milan serve continuità, a cominciare dalla panchina».

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