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24 Ore Le Mans: l’incredibile Hulk

24 Ore Le Mans: l’incredibile Hulk

Il ritratto di uno dei tre protagonisti della vittoria Porsche alla 24 Ore di Le Mans

 

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dal nostro inviato Pasquale Di Santillo

lunedì 15 giugno 2015 13:25

L’eroe dei due mondi non ha la camicia e il berretto rosso del suo illustre predecessore. Ma  gli occhi di Nico Hulkenberg che sentitamente ringrazia il collega Alonso (e la Honda) mentre il suo sorriso simpatico illumina il cielo grigio di Le Mans (più avanti capirete perché).  Una settimana e il mondo, almeno quello sportivo, si può capovolgere. Comparsa in F.1, fenomeno a Le Mans. 

VITTORIA AL DEBUTTO - Solo sette giorni fa, l’Incredibile Hulk, si accontentava di un dignitoso ottavo posto al G.P. di F.1 a Montreal a bordo della sua Force India. Poi la zucca diventa carrozza alle 15 in punto di ieri, dopo un volo Canada-Francia, test, prove libere e una gara da incorniciare fin sul traguardo trionfale de La Sarthe, al termine di 24, lunghissime, estenuanti ore e al primo tentativo, da debuttante, al volante della Porsche 919 Hybrid.

DOPPIETTA TEDESCA - Urla di gioia, pugni alzati, lacrime di emozione dentro la sua...capsula magica per un successo meritato, tecnicamente logico, umanamente imprevisto e per questo più entusiasmante. Che ribalta la storia personale di questo pilota di 27 anni da Emmerich sul Reno, Germania inside. E riporta sua maestà la Porsche, con la collaborazione dei compagni di squadra e d’avventura, Nick Tandy, inglese, e Earl Bamber, neozelandese, sul gradino più alto del podio alla 24 Ore di Le Mans. 

PROBLEMI AUDI - Non un evento da poco. La Casa di Stoccarda dopo 17 anni di attesa centra il trionfo n... 17 sul circuito de La Sarthe (l’ultimo era datato 1998) e consolida il primato tra le Case plurivittoriose, dominando il derby di casa Volkswagen. I cugini dell’Audi - inchiodati a quota 13 - si possono consolare solo con un terzo posto grazie al trio Lotterer-Fassler-Treluyer. Ma a Ingolstadt resta l’amarezza per la netta sconfitta, maturata nella notte di Le Mans, con le Porsche capaci di tenere un ritmo indiavolato a differenza dei rivali, frenati da un numero eccessivo di problemi e tanta sfortuna. L’Audi sul podio, ad esempio, è rimasta oltre sette minuti ai box dopo che addirittura il cofano era saltato! E i sette minuti coincidono con il distacco di due giri patito dai vincitori. Comunque, un ko senza appello, completato dalla doppietta Porsche (seconda la vettura con l’altro ex F.1 Webber) e amplificato dal pesante stop imposto alla fantastica serie di successi dei Quattro Anelli (5 vittorie di fila, 13 negli ultimi 15
anni). La 24 Ore di Le Mans n.83 certifica, se ce ne fosse bisogno, che il motorsport è una provincia dell’impero tedesco: Mercedes domina in F.1, Porsche-Audi l’Endurance e Volkswagen il Mondiale Rally. L’eccezione è Citroen nel Wtcc.

GRAZIE ALONSO - Una gioia incontenibile quella dell’Incredibile Hulk: «E’ il giorno più bello della mia carriera, mai avrei pensato di poter vincere qui a Le Mans al debutto. Sono un privilegiato a poter correre qui e in F.1». Privilegiato due volte, in realtà, Nico. E qui torniamo ad Alonso. Perché il sedile ottenuto in Porsche era stato ampiamente prenotato da Fernando con la bozza d’accordo trovata con Porsche all’epoca del tribolato divorzio dalla Ferrari. L’anno scorso lo spagnolo aveva fatto anche lo starter a Le Mans, a dimostrazione di quanto ci tenesse a partecipare alla corsa-mito. Poi, la successiva intesa con Honda-McLaren, il posto in F.1 e la rigidità dei datori di lavoro figlia dei 35 milioni di ingaggio ha cancellato tutto e innescato la favola di Hulkenberg, allontanando di nuovo Alonso dalla strada per la vittoria.
  
CORRERE AL BUIO? INCREDIBILE - E l’eroe dei due mondi gode: «Le Mans, rispetto alla F.1 è un altro mestiere, è come nel football, fai parte di una squadra mentre in F.1 parli solo con ingegnere e ds. Invece qui ci sono i compagni con cui relazionarti. La cosa più bella? Correre al buio è stato incredibile. Mi sembra un sogno». No, è tutto reale Nico. Non c’è bisogno di svegliarsi.

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